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Antonio Frau, noto Toni, nato a La Maddalena (SS) il 11 settembre 1950, ove risiede,
insegnante di Disegno e Storia dell'Arte.
Bibliotecario documentalista diplomato con corso di I° e II° livello presso la Regione Toscana.
Saggista, studioso di Garibaldi e Storia locale;
Membro del Direttivo " Istituto Storia del Risorgimento " Sez. di Sassari presso l'Università degli studi di Sassari;
Presidente del CO.RI.S.MA. ( Comitato Ricerche Storiche Maddalenine);
Direttore Responsabile del Museo Diocesano e della Biblioteca Parrocchiale " Mons. S. Capula"; Direttore " Centro Studi e Documentazione Biblio - Iconografica Magdalenica";
Responsabile Beni Culturali ed Artistici e membro del Consigli Pastorale Parrocchia Santa Maria Maddalena;
Collaboratore di riviste culturali come:
E' stato Assessore alla cultura dal 1997 al 2001 con la giunta On. Mario Birardi nel Comune di La Maddalena;
Ha tenuto corsi post - diploma negl'anni 1998 , 1999 per "Tecnico di gestione Ambientale", riconosciuto dal Ministero Pubblica Istruzione, presso il Liceo G. Garibaldi di La Maddalena, e presso L'Ente Parco Nazionale di La Maddalena, il "I° Corso di Guida Ambientale del Parco", sempre presso il suddetto Ente Parco il corso di "Nozioni di Biblioteconomia, Documentaristica Caratteri Stilistici dei Monumenti Architettonici di rilievo sul territorio isolano"
“La Maddalena, una società con due facce”
Esiste una cultura a LM che possa essere identificata come elemento distintivo della comunità?
La Maddalena è una città stimolante, bella, baciata da Dio: ha una sua cultura peculiare, stratificatasi nel tempo, che le viene dalla sua situazione di posto di mare aperto, dove tutto è possibile, dai contatti molteplici con altre realtà, dall’essere punto di incontro; ma anche dall’avere quelle bellezze naturali, le luci e i colori che le sono propri. C’è nella gente curiosità, intelligenza, apertura verso le novità, capacità di captare con prontezza stimoli che vengono dall’esterno. Ma contemporaneamente, vi è un grande limite: qui si può essere soli come da nessun’altra parte perché domina una certa superficialità di rapporti che non consente l’incontro vero fra persone, un egoismo che respinge. È un aspetto duplice in cui i contrari si mescolano, come il paesaggio marino che ci è congeniale: può essere bello, luminoso, calmo e poi essere sconvolto dal ponente in fumo.
Da cosa deriva questo duplice atteggiamento dei Maddalenini?
Da una certa presunzione e, soprattutto, dai veleni che non consentono una vita serena; chi, come me, è ritornato dopo 45 anni passati fuori, nota questa impossibilità di stringere veri rapporti interpersonali che non siano solo quelli di facciata; di fronte a chi, venendo dall’esterno mostra curiosità e desiderio di capire, c’è, spesso, una forma di chiusura.
In questa visione pessimistica anche la cultura risente di egoismo, di personalismi? O ci sono, comunque, comunicazioni e scambi?
In questo il Co.Ri.S.Ma. ha costituito una novità perché è riuscito a mettere insieme persone che per carattere e preparazione sono molto diverse fra loro, ma che lavorano insieme, collaborano nell’intento di discutere tutto quanto è stato scritto su La Maddalena fino ad ora, sottoponendo ad un esame critico attento la storia locale, basandosi solo sui documenti, sulla ricerca di fonti autentiche, superando quanto si è stratificato sui libri, spesso in maniera scorretta.
Il Parco può avere un ruolo nel mantenimento e nello sviluppo della cultura locale?
È un organismo nel quale ho creduto molto, l’ho voluto. Mi stanno bene i vincoli e tutto ciò che si fa per salvaguardare l’ambiente: mi piacerebbe lasciare questo posto a chi verrà, così come lo hanno conosciuto i miei nonni. Ma queste isole non sono disabitate come Montecristo e gli abitanti, nel luogo in cui vivono, sono tutto: invece, da questo punto di vista, trovo insufficiente l’attenzione che il Parco rivolge alle persone. Si dovrebbe arrivare al punto in cui tutti fossero consapevoli della necessità di tutela e quindi fossero pronti ad agire per tale scopo senza dover subire obblighi. Per ottenere questo bisogna dedicare molta attenzione alla comunità, ascoltare le proposte che da questa vengono, rispondere alle sue istanze: io ricordo che la nostra associazione ha fatto nel passato diverse proposte senza mai ottenere risposte. Spero che ora qualcosa cambi.