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Città > Da "La Patria 1895"
L’isola della Maddalena va rinomata nell’istoria per la battaglia del febbraio 1793 in cui combattè il giovine Napoleone Bonaparte. Ne daremo qui una descrizione in succinto. Il 22 febbraio del detto anno, quando i Francesi, respinti da Cagliari, disponevansi alla partenza o, a meglio dire, alla fuga, la Maddalena vide appressarsi incontro una squadra di 23 legni, tra cui una grossa fregata con suvvì Napoleone Bonaparte.
Mentre i nemici erano in gran numero e ben riforniti di tutto, l’isola non era difesa che da 500 uomini, compreso il piccolo distaccamento di truppe di ordinanza e 250 Galluresi ch’eranvi stati inviati.
Le due mezze galee, con alcune gondole e galeotte, appostaronsi in luoghi opportuni per mantenere le comunicazioni con la Sardegna, ove sul vicino Palao stavano alcune migliaia di Galluresi sotto il comando di Giacomo Manca dei marchesi di Tiesi, commissario generale della cavalleria della milizia.
Eranvi inoltre altre genti schierate in diversi punti, ov’era possibile tentare uno sbarco e non poche sul litorale di Vignola. La mattina del 23 i Francesi incominciarono a bombardare il forte e il borgo della Maddalena.
I Sardi non se ne stettero con le mani alla cintola, ma risposero loro per le rime, così dal mare come dalla terra. Mentre ferveva il combattimento, otto piccoli legni slanciavansi contro l’isola di Santo Stefano, la quale fu occupata dal Bonaparte. Dopo questo vantaggio la fregata andò ad impostarsi nel canale, fra le isole e la Sardegna. Il 24, sul far del giorno, i Sardi scorsero già ultimata sulla punta di Santo Stefano la batteria fulminata nel giorno precedente dal cannone della Maddalena.
Il Bonaparte aprì un fuoco vivissimo, ma ebbe presto ad accorgersi, che i Sardi eransi da canto loro ben apparecchiati alla difesa, dacchè, smascherata una piccola batteria di due cannoni, piantata nella tregua notturna, cominciarono a cannoneggiar la fregata la quale, colpita negli alberi, fu costretta a levar l’àncora.
La batteria francese continuava però a tirare contro la Maddalena, e i Sardi ebbero tosto ad avvedersi, che l’isola era perduta, se non muovevano tosto contro Santo Stefano a sloggiare i Francesi e ad inchiodare i loro cannoni. A tal uopo costruirono, di notte tempo, un’altra batteria per costringere la squadra nemica a sgombrar l’accesso.
Giunto il 24 ricominciò il cannoneggiare e i Sardi, adoperandò palle infuocate, furono ricambiati con un fulminare tremendo per l’intiero giorno. Il 26, mentre ferveva più intenso il combattimento, furono imbarcati sui legni sardi 400 uomini dal campo del Palao, i quali mossero a voga arrancata verso Santo Stefano contro la batteria francese, nel mentre la fregata, assai danneggiata dalle palle infocate, lasciava libero il passo, ritirandosi nel vicino golfo di Arsachena.
Il Bonaparte, avvedutosi del pericolo nell’assalto imminente dei Sardi, corse in fretta ad imbarcarsi seguìto da’ suoi, lasciando in mano ai vincitori un mortaio, quattro grossi cannoni, grande quantità di munizioni e tutto il bagaglio. Mentre passavan fuggendo in mezzo alle isole, i legni nemici ricevettero molte cannonate e, al capo della Caprera, una scarica ben diretta di 150 Galluresi colà appostati, la quale inondò di sangue le coperte. In complesso i Francesi ebbero uccisi 210 uomini, molti feriti, ma lasciarono pochi prigionieri.
Avevano scagliato contro i Sardi ben 500 bombe e 5000 palle con lieve danno, non essendo rimasti offesi che due uomini. Andò però perduto tutto il bestiame pascolante nell’isola di Santo Stefano e nelle altre isolette, non essendosi salvato che quello sull’isola di Caprera.
Di tal modo quel Napoleone Bonaparte, che doveva poi empiere il mondo con lo strepito delle sue vittorie prodigiose, fu nell’esordire sconfitto e vòlto in fuga dai Sardi.