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Caprera
Ai tempi di Des Geneys, Caprera era rimasta disabitata perché i pochi pastori che vi si erano stanziati avevano preferito trasferirsi a La Maddalena e servire nella Marina.
Tuttavia proprio in quegli anni si rifugiò nell'Isola un bandito corso, Giovanni Battista Feraacciulo, perseguito in Corsica non si sa per quali reati; aveva con se la moglie e non possedeva nulla. o forse quel poco con cui acquistare dal demanio un pezzetto di graniti ai piedi di Monte Tejalone: mancano notizie certe in tal senso.
Doveva essere un uomo chiuso e poco comunicativo, tanto che non si conobbe mai il suo segreto; ma poiché non faceva male ad alcuno, nessuno lo disturbò. Si costruì una casupola ai piedi del Monte, non lontana da una purissima fonte che i pastori chiamavano Capriona, attribuendo miracolose virtù alle sue acque.
Ferracciuolo visse con sua moglie in estrema povertà o, per meglio dire, in quello stato selvaggio che non realizza alcun valore monetario dai suoi beni: capre, cacciagione, legname, qualche ortaggio, pesca.
Nel 1839 la donna gli diede un figlio, Pietro che crebbe libero come le capre e gli uccelli dell'Isola, non si sposò e superò i 93 anni di età. Garibaldi fu forse l'unico uomo che ebbe con i Ferracciulo buoni rapporti: dapprima trattò col padre uno scambio di terreni, poi acquistò da Pietro l'intera Proprietà , ma gli concesse di vivere tranquillamente nella sua casa; e questi gli sopravvisse di molti anni.
Ad est del Tejalone, verso Cala Coticcio, sul Piano delle Spugne, si era costruito una casetta di due stanze il pastore De Pietri, mentre poco distante dal luogo ove Garibaldi costruì la sua casa si erano insediati gli Zonza e i De Paoli. La zona di Stagnali era diventata proprietà di cinque famiglie: Zicavo, Serra, Tartaul, Pistoli e Ornano, che ne avevano coltivato il terreno con grandi fatiche a vigneto e frutteto.
Verso lo Scabeccio infine, all'Arcaccio, si era costruito la poverissima dimora Andrea Di Giovanni, esule da Napoli non si sa per quale motivo. Per tutti la risorsa principale erano le capre e le pecore, ma forse non disdegnavano un moderato contrabbando.
Tra i prodotti migliori di questa piccola comunità caprerina v'era la ricotta butirrosa, considerata superiore perfino a quella Gallurese, che i pastori confezionavano a forma di cono a spirale.