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Settecento > 1700 - 1799 > 1793
Termine con cui vengono chiamate le cinque richieste che gli Stamenti sardi, che continuarono a rimanere autoconvocati dopo la sconfitta del tentativo di sbarco dei francesi nel gennaio-febbraio 1793, rivolsero al re Vittorio Amedeo III il 18 marzo successivo, in risposta al suo invito a sottoporgli i desiderata dei sardi. In realtà in un primo momento il re aveva distribuito onorificenze e ricompense fra i funzionari viceregi e gli ufficiali della guarnigione cagliaritana, che avevano preso minima parte alla difesa della città; per questo motivo gli Stamenti, la cui autoconvocazione era stata decisa in polemica con quella che sembrava una colpevole ignavia del viceré Balbiano, avevano palesato la loro scontentezza. Con la sua offerta il re, lontano e in un primo momento non correttamente informato, pensava di rimediare all’errore precedente. In particolare il testo chiedeva al re:
Il testo delle richieste fu elaborato da un comitato ristretto coordinato dal canonico Pietro Sisternes e portato a Torino da una delegazione costituita da sei rappresentanti, due per ciascuno dei tre Bracci. In particolare per lo Stamento militare Girolamo Pitzolo e Domenico Simon, per lo Stamento reale Antonio Sircana e Gioacchino Mattana, per lo Stamento ecclesiastico Michele Antonio Aymerich vescovo di Ales e il canonico Pietro Sisternes. Arrivati a Torino i delegati non furono mai ascoltati o ricevuti dal re: essi riuscirono a trattare soltanto col ministro Graneri, che fece esaminare il testo delle richieste da un’apposita commissione che lavoro` al problema per quattro mesi interi. Al termine dei lavori il testo fu inoltrato al re col parere sfavorevole della commissione. Solo nell’aprile successivo il re decise sulle Cinque domande, accogliendo quella che riguardava il Consiglio di Stato e sostanzialmente respingendo le altre. Il malcontento cagliaritano monto` rapidamente: il tentativo del viceré di fermare la protesta con l’arresto di due capi del movimento patriottico provoco` il 28 aprile l’insurrezione di Cagliari, l’espugnazione di Castello e la successiva cacciata dei piemontesi dall’isola.