La Maddalena


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Conclusioni

Guerra > Tragica fine del Trieste

A meno di 24 ore dall'attacco Supermarina pensò al futuro degli equipaggi della III Divisione. Senza neppure avere il quadro sufficiente della situazione del personale, diramò un fono indirizzato al Gorizia Per la Divisione ed alla corazzata Littorio per la Squadra Navale: < Stato Maggiore ed equipaggio Trieste armeranno "Yean de la Vienne" recuperato Tolone ottime condizioni.

Qualora lavori Gorizia molto lunghi Stato Maggiore ed equipaggio Gorizia armeranno il "Galissoniere" recuperato anch'esso in ottime condizioni >. Si trattava di due incrociatori leggeri gemelli scampati all'auto-affondamento della flotta francese e presi in consegna dalla Marina italiana nel novembre del 1942. Secondo il Repertori Generale delle Unità della Marina Militare (1861-1966)", pubblicato dall'Ufficio Storico della Marina Militare, le due navi assunsero le sigle, rispettivamente, di FR 11 ed FR 12, ma non entrarono mai in servizio. Ciò significherebbe, quindi, che l'ipotesi di ridistribuzione degli equipaggi prevista da Supermarina non fu attuata.

Dopo la terribile tempesta non ci fu quiete nell'arcipelago, che subì allarmi quotidiani ed anche attacchi, qualcuno dei quali anche pesante. Presentiamo rapidamente i principali di questi episodi, in ordine cronologico sino al novembre 1943, per dare un quadro esaustivo del difficile anno vissuto dalla base maddalenina per quanto riguarda le incursioni aeree.

Detto dell'incursione del 13 aprile, la serie riprende con l'attacco, riferito ancora dal Prefetto Notarianni, avvenuto il 14 maggio. Un aerosilurante lanciò più siluri contro il naviglio in rada senza alcuna conseguenza. Il 24 maggio la Sardegna fu attaccata in più punti e La Maddalena ebbe un incursione che per la prima volta si scaricò anche su obbiettivi non militari. Il messaggio del Prefetto di Sassari è, tra le varie fonti che ne riferiscono, il più preciso e ricco.

"Incursione odierna su Maddalena avvenuta ore 15.00 a opera due formazioni aeree nemiche ha causato lesioni abitazioni civile e sede Comune. Risultano bombardate isola S. Stefano, Caprera. Nave mercantile e naviglio militare alla fonda non sono stati colpiti. Finora accertati 2 morti civili e uno militare. Danni non gravi"


Questo attacco ebbe un'ampia ribalta nazionale perché l'ente stampa ne fece oggetto di un "Servizio Particolare", che fu pubblicato su tutti i giornali del continente, e che stranamente il quotidiano fascista di Sassari, "L'Isola", pubblico solo il 23 giugno: "Gesta dei banditi dell'aria. Bombe sganciate nel cielo di Caprera a 20 metri dalla tomba di Garibaldi". Si tratta di un articolo enfatico sulla guerra continuazione del Risorgimento, e sul "gangsterismo aereo" americano che profana anche la tomba di Garibaldi.

"Nel corso di due incursioni avvenute il 10 aprile ed il 24 maggio sono state sganciate ben 8 bombe: 3 alla distanza di 50 metri, 4 alla distanza di 40-50 metri ed una alla distanza di 20 metri in linea d'aria dalla tomba... Per precisare meglio la responsabilità dei gangsters si nota che le tombe sono chiuse da un muro di un candore abbagliante, che non può non essere visibile agli aviatori nemici". Radio Londra non tardò a replicare argutamente in una rubrica in lingua italiana.

"Free Italy Talks", curata da Calosso ed andata in onda il 20 giugno. "I giornali fascisti cercano truffaldinamente di aggregarsi a Garibaldi, dopo aver ben controllato che egli è morto e che non può alzarsi in piedi nella tomba e dar mano alla spada". Calosso concluse il suo pezzo ricordando che Caprera fu donata a Garibaldi da alcuni suoi ammiratori inglesi.


Altrettanto pesante fu l'incursione del 26 maggio, dopo solo due giorni. Stavolta la raccontiamo dal messaggio di Marina/Maddalena a Supermarina: "Ore 12.30, numero 14 apparecchi nemici del tipo Locked P38 provenienti da greco e maestro, sorvolano l'estuario a bassa quota lanciando bombe che colpiscono abitazioni civili, diroccano 4 case presso cimitero vecchio, nell'isola di S. Stefano colpiscono un serbatoio nafta scoperto e incendiano residui acqua e nafta fondo serbatoio.

Bombe cadute altresì prossimità piroscafo Monte Santo ormeggiato a boa rada S. Stefano sfondano stiva 2 e causano allagamento per il quale unità è stata portata poggiare sul fondo presso stessa isola. Riservomi precisare altri danni. Mitragliato sommergibile all'ormeggio Porto Palma senza danni.

Mitragliata barca presso levante causando 2 morti e 4 feriti. Mitragliato semaforo Capo Ferro senza danni. Da notizie non accertabili comunicate da motoveliero alla fonda porto Pevero risulterebbero 3 aerei caduti in mare durante fase allontanamento". Con un successivo messaggio si precisò che il Monte Santo si appoggiò sul fondo con la poppa fuori acqua e la prua tre metri sotto, e quindi si confermò dei 2 morti e si aggiornò il numero dei feriti, cresciuto a 5.


La successiva incursione di cui si ha notizia documentata e quella che si svolse la notte del 12 luglio, raccontata dall'estensore del "Diario di guerra" della Piazza. Stavolta il sistema di avvistamento funzionò, giacché sia la Dictat di Olbia che Bastia allertarono Marina/Maddalena, che diede l'allarme alle 22.32, mentre le batterie furono allertate già 5 minuti prima.

Gli aerei a media e bassa quota evoluirono attorno alla Piazza con frequenti puntate su Palau, dove sganciarono diverse bombe nel tentativo di colpire i navigli in rada. L'attacco durò oltre due ore e fu portato da una squadra di 10 apparecchi, a gruppi di 2 o 3 per volta. Secondo la fonte italiana, un aereo attaccante fu abbattuto e ne furono rinvenuti i relitti oltre a tre cadaveri.


Si ha, inoltre, notizia di un sorvolo di aerei nemici avvenuto il 12 agosto. Lo si registra, nonostante non si si sia trattato di una vera e propria incursione, perché eccezionale fu il testimone che ne scrisse, e perché si vuole notare quanto frequenti furono in quell'estate i passaggi di caccia e bombardieri anglo-americani sull'estuario maddalenino.

Da cinque giorni relegato nella villa Webber, a ponente dell'abitato di La Maddalena, Mussolini annotava nel suo diario di prigionia: "Stamani, 12 agosto, allarme aereo e colpi della contraerea alle 8. Ho visto soltanto due caccia isolati che volavano dietro l'isola. Il tutto è durato 3 o 4 minuti". Nella stessa giornata, indubbiamente la più nera della sua prigionia, l'ex Duce, con accenti teatralmente disperati, firmò come "Mussolini Defunto" la dedica che appose su di un libro per bambini portogli dalla sua lavandaia.


Le ultime due incursioni si registrano nel periodo post armistiziale, e quindi furono portati alla Base maddalenina da aerei tedeschi. La prima si risolse in un ripetuto sorvolo di due apparecchi, probabilmente aerosiluranti, senza lancio di bombe e siluri. Il "Diario" della 3° Legione Milmart registra che quel giorno, 10 novembre, furono esplosi ben 366 colpi di artiglieria contraerea e 1983 colpi di mitragliera.

La seconda si svolse il martedì 24 novembre, ed oltre che nel "Diario di Guerra", ne troviamo il racconto in una fonte ancora non utilizzata. "Il Diario" del Comando della Tenenza dei Carabinieri Reali di La Maddalena, così si annota: "Ore 18.22, incursione aerea su La Maddalena di apparecchi nemici che lanciano bombe e spezzoni, affondando motosilurante inglese cui equipaggio lamenta 3 morti e 5 feriti. Lievi danni banchina e stazione radio della Regia Marina.

Apparecchi aerei nemici sganciano 2 bombe località "Multineddu" frazione Palau - comune di Tempio - causando crollo casa campestre. Schegge proiettile artiglieria contraerea, località "Zecchina" - stessa regione - ferisce Fante Perrone Savino del 188° Reggimento costiero".



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