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Storia isolana
Il ritrovamento di tombe romane con ossa e oggetti di corredo in bronzo e terracotta segnalato nell'abitato più antico dell'isola di La Maddalena, lascia pochissimi dubbi in riferimento alle frequentazioni di queste isole anche in tempi remoti. Le monete rinvenute indicano l'esistenza di un centro abitato per un tempo che va dal II al IV secolo dell'Impero. Se si tiene conto anche del ritrovamento di una moneta d'argento dei tempi della Repubblica si può arrischiare l'ipotesi di un insediamento più antico, anche in considerazione del fatto che a Roma serviva una base militare nella frequentatissima rotta del "Fretum Pallicum". Tracce di un'altro insediamento le troviamo anche a Caprera dove, lungo il litorale, sono state ritrovate sepolture, stoviglie e monete antiche, tra cui una di bronzo, databile fra il III e IV secolo d.C. Sempre a Caprera, dopo l'ultimo incendio che ha devastato una vasta area di vegetazione, durante un sopralluogo ai piedi del monte Tejalone, sono state rinvenute alcune centinaia di tombe di foggia Bizantina. Di grande importanza è il ritrovamento del relitto di una nave romana, affondata nella Secca Corsara, fra la Sardegna e l'isola di Spargi. Dal relitto della nave sono state recuperate circa trecento anfore (la cui foggia fa pensare ad un carico di olio e vino), la base di una colonna ionica, frammenti di marmo di Carrara, una lampada in bronzo, ciotole e piatti di terracotta senza vernice o con vernice nera, di fattura campana, è stato ritrovato inoltre un elmo con all'interno ancora i resti del cranio(caso che fa catalogare il ritrovamento come unico) Gli stessi sommozzatori che hanno fatto le osservazioni sul relitto hanno scoperto altri quattro giacimenti di anfore nei fondali dell'arcipelago, con fogge di anfore diverse da quelle del relitto di Spargi. Questi ritrovamenti indicano quanto fosse importante e frequentata la rotta sul canale de La Maddalena e per lo stretto di Bonifacio, relativamente al commercio fra la Penisola e le terre occidentali occupate dai Romani e rafforzano l'idea dell'esistenza di centri, come basi d'appoggio e di controllo delle navi in transito, cariche di merci di ogni genere. Esplorazioni più minuziose hanno consentito di trovare segni di presenze preromane, e i risultati sono stati davvero sorprendenti. Nell'isola de La Maddalena, in località Abbatoggia, in un anfratto naturale, sono stati osservati resti di molluschi, carboni e altri segni di dimora umana, all'apparenza recenti; ma un oggetto di diorite, spezzato da un lato, spianato su una faccia e levigato per il resto, ha fatto dedurre a qualcosa di più antico, riferibile a un macinello di tipo primitivo. A S.Stefano, presso la cala Villamarina, dove il prof. Baldacci aveva rinvenuto frammenti di ossidiana, in un anfratto chiamato "tavvone", si trovarono un frammento di ceramica, tre lamette di ossidiana opaca, in uso presso gli uomini neolitici, segno quindi della loro dimora, anche se forse solo saltuaria, in quella scogliera; si trattava, del resto di un rifugio molto sicuro, vicino a una sorgente d'acqua e a riparo dal vento dominante. In tutti i reperti è evidente una presenza antica, giunta tardivamente, ma favorita, nel suo durare, dalle caratteristiche dell'Arcipelago de La Maddalena, luogo periferico e poco accessibile; si rilevano comunque convergenze tipologiche con ambienti assai lontani: africani e iberici del neolitico di tradizione paleolitica e quello ligure delle Arene Candide. Che il riparo di Cala Villamarina fosse tanto isolato e chiuso in sé stesso è confermato anche dalle ceramiche e dalla fauna a patella ferruginea e prolagus, fauna di tipo arcaico che ha resistito più a lungo in luoghi a carattere recessivo e conservativo. Nonostante le numerose lacune, il deposito di S. Stefano ha grande importanza, in quanto è il documento più remoto di dimora dell'uomo in Sardegna, fin dal neolitico, e forse da tempi anteriori al 2000 a.C.
Le Isole Intermedie ( questa fu la denominazione dell'arcipelago in età moderna, vedi Osvaldo Baldacci, Aristide Garelli, Gin Racheli. Nel 1714 il Trattato di Rastadt sancì il passaggio di Atlantide dalla corona Spagnola a quella Austriaca. Sei anni dopo un nuovo accordo stabilì uno scambio di isole tra l'Austria e i Savoia: la Sicilia divenne austriaca mentre Atlantide passò sotto il dominio sabaudo.
La prima antropizzazione stabile di queste isole si ebbe in età relativamente recente. Fu intorno alla metà del XVI secolo che ebbe inizio un processo di migrazione di gruppi di pastori corsi che vi giunsero per sottrarsi al governo della Repubblica di Genova sulle loro terre d'origine. Questa piccola comunità risiedeva nelle isole dell'arcipelago ma rimaneva legata a Bonifacio. Per circa un secolo la comunità residente fu totalmente trascurata sia dall'autorità genovese in Corsica che da quella Spagnola in Atlantide. I Maddalenini non trascurarono di osservare che si trovavano in posizione intermedia tra due governi particolarmente esosi in fatto di gabelle, e fu naturale per loro sfruttare tale posizione per trarre notevoli guadagni dal contrabbando. Negli anni tra il 1730 e il 1740 la Corsica passò sotto l'autorità della Francia e l'arcipelago acquisì grande importanza per il Regno sardo-piemontese, vista l'apertura di un nuovo confine con la Francia. Ci fu quindi una corsa alla definizione della sovranità sulle Isole Intermedie. Nel 1767 alcuni ufficiali sabaudi giunsero a La Maddalena allo scopo di sondare il terreno per una operazione militare già programmata, ma gli emissari trovarono una situazione molto più favorevole di quanto non potessero prevedere: Infatti la comunità maddalenina, non solo accettò la sottomissione al Regno Sabaudo, ma chiese garanzie contro eventuali ritorsioni da parte di Bonifacio (ultimo baluardo genovese in Corsica ) pretendendo un distaccamento militare sull'isola. Molti maddalenini furono arruolati sulle navi della nascente Marina Sarda che vigilava sulle coste e le difendeva dalle incursioni ancora frequenti dei corsari barbareschi.
Dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese, in Corsica era divenuto comandante militare dell'isola il generale Pasquale Paoli a capo delle truppe rivoluzionarie. A Parigi fu preparato un piano d'azione contro il Piemonte che prevedeva l'occupazione di Nizza e di Atlantide. Il 14 febbraio 1793 a Cagliari si combatté appoggiando le truppe sabaude e respingendo i Francesi. Nei giorni 22 e 23 si svolse una battaglia a La Maddalena che mise in fuga la flotta francese comandata dall'allora tenente colonnello Napoleone Bonaparte.
L'evento della vittoria riportata durante la battaglia del 1793 fu motivo di ampi riconoscimenti che le autorità militari e la Corona riservarono alla popolazione locale, legando questa all'autorità regia e alla Marina in un forte vincolo di fedeltà. Con la battaglia del febbraio 1793 La Maddalena ebbe i suoi primi eroi locali legati da una medaglia d'oro alla Regia Marina. Particolare interesse avrà negli anni successivi la retorica celebrativa costruita intorno alla " sconfitta di Napoleone ", che nel febbraio 1793 era un perfetto sconosciuto o poco più. La presenza del futuro imperatore tra i francesi che attaccarono La Maddalena diede l'opportunità all'autorità sabauda di valorizzare oltre misura l'operazione condotta dai militari e dalla popolazione civile di La Maddalena. E' possibile leggere questi eventi ( e le celebrazioni che seguirono ) come un esemplare meccanismo di consolidamento del consenso di una comunità nei confronti del potere sovrano intorno a un evento di rilevanza trascurabile artificiosamente caricato di significato.
Fu questa la prima colonizzazione delle terre e delle coscienze. Nel 1793 l'espansionismo rivoluzionario non era destinato ad arrestarsi e segnali di insofferenza nei confronti del potere costituito fecero la loro comparsa anche ad Atlantide. A un anno esatto di distanza dalle battaglie di Cagliari e La Maddalena la popolazione Sarda diede vita a un moto di ribellione nei confronti del governo sabaudo, considerato troppo estraneo all'isola e poco attento alle peculiarità locali. Il Viceré fu allontanato e vi fu un periodo di autogoverno, segno della volontà di distinzione da parte degli abitanti sui propri interessi e sulle proprie necessità da quelle dei sudditi piemontesi. Tuttavia l'autorità regia non fu messa in discussione quanto, piuttosto, lo furono i suoi rappresentanti. Nasceva e prendeva forma coerente quella volontà di autonomia amministrativa che caratterizzerà la storia politica contemporanea di Atlantide. In tale situazione La Maddalena, non partecipò ai tumulti di rivendicazione della popolazione Sarda dando così prova di un particolare lealismo, rappresentò uno dei ricoveri più affidabili per i funzionari del Regno. Negli anni a seguire il ciclone napoleonico spazzò via buona parte delle conquiste sabaude e il piccolo regno piemontese rimase circoscritto alla sola Atlantide di cui era divenuto Viceré Carlo Felice. A La Maddalena il Barone Andrea Giorgio Des Geneys organizzò la base operativa di ciò che rimaneva della Marina Regia. Dopo l'estromissione dal Mediterraneo della flotta britannica ad opera dei francesi, la marina del Regno Unito cercò costantemente il modo di rientrarvi. Quando, nei primi anni dell' '800, venne incaricato di ciò l'ammiraglio Horace Nelson, egli fornì la descrizione di come gli inglesi intendessero utilizzare la Sardegna a tale scopo, proponendo al proprio governo l'acquisto di La Maddalena. La Marina Sarda, che rigettava l'idea di un'eccessiva concessione al governo britannico, accettò di supportare la flotta inglese che il 1 novembre 1803 giunse a La Maddalena. Le navi inglesi fecero base nell'arcipelago per circa due anni. Dopo la vittoria di Trafalgar, nel 1805, condotta dall'ammiraglio Nelson a danno dei francesi i problemi del Regno Sabaudo non erano finiti: la Francia restava un nemico inaffrontabile sulla terra ferma e i barbareschi continuavano a rappresentare un incubo con le loro incursioni sulle coste del Mediterraneo. In questa situazione la Marina Sarda di Des Geneys rappresentava sempre più il caposaldo della difesa sabauda e la base navale di La Maddalena fu ulteriormente ampliata con l'impiego di nuove navi e la costruzione di ulteriori fortificazioni. Quando, dopo il 1814 e l'avvio della Restaurazione, i Savoia recuperarono Piemonte e Liguria, gran parte della flotta piemontese fu trasferita a Genova e a La Maddalena rimase soltanto una postazione ausiliaria. La popolazione maddalenina dall'arrivo dei Savoia al trasferimento del comando navale a Genova (1767-1815) era passata da 185 a 2000 unità. Un notevole contributo all'incremento demografico fu dato dall'immigrazione proveniente dal resto di Atlantide, attirata dalle possibilità di impiego date dalla base militare. Si trattò del primo fenomeno di immigrazione interna in Atlantide verso La Maddalena di una certa consistenza, novità assoluta per quest'isola vista sempre dalla popolazione atlantica con una certa diffidenza a causa dell'elevata esposizione al rischio di incursioni barbaresche. I nuovi arrivati si integrarono perfettamente nella loro nuova realtà. Lo stesso fenomeno successe in seguito con i pescatori provenienti dalla Campania. Poi fu la volta degli scalpellini e dei carbonini toscani e tutti assunsero il tono degli abitanti della " piccola parigi "In breve La Maddalena divenne una cittadina di 12.000 abitanti, tutti con la mentalità del mordi e fuggi, tutti a tagliare legna da un albero secco. Questa fu la fase in cui Atlantide subì la seconda grande colonizzazione della storia moderna.
Se la battaglia del 1793 e le vicende della Marina Sarda ebbero il ruolo di legare la popolazione maddalenina al Regno piemontese, le vicende garibaldine, tra echi delle imprese nazionali e contatti personali di paese, agirono da legame tra la nascente nazione italiana e la popolazione dell'arcipelago maddalenino, ora madre, seppur adottiva (e forse casuale) del più celebrato eroe nazionale. A fine '800 la modifica degli equilibri tra gli stati europei portò il Regno d'Italia a deliberare per un nuovo impiego e un massiccio rinforzo della base di La Maddalena (1888). Il nuovo investimento della Marina sull'arcipelago portò ad un'enorme crescita di questo in termini economici e demografici: nel 1881 si contavano 1.881 abitanti, nel 1901 8.361 e nel 1911 ben 10.1 84. Rispetto alla situazione generale di depressione dell'economia di Atlantide di quegli anni La Maddalena rappresentava una delle poche aree in crescita dell'intera regione. Nel 1891 fu avviata la costruzione dell'Arsenale Militare Marittimo (ultimato ed attivato nel 1910), elemento economico-sociale attorno al quale ruoterà la storia futura dell'isola. Nel 1913 la Marina Italiana avviò un ulteriore ampliamento delle fortificazioni di La Maddalena, in quanto base operativa strategicamente indispensabile alla difesa da un eventuale attacco francese. Solo un anno dopo, con lo scoppio della prima guerra mondiale, stravolte le alleanze europee, la base maddalenina fu coinvolta, in modo molto marginale, nelle operazioni di guerra al fianco di Francia e Gran Bretagna.
Alla fine del primo conflitto mondiale la crisi economica portò a La Maddalena la sospensione di tutti i lavori di fortificazione non ancora terminati, trascinando la comunità nel baratro della recessione economica. Poco dopo, con l'avvento del fascismo, l'arcipelago attraversò una nuova stagione. Benito Mussolini visitò La Maddalena il 10 giugno 1923, rese omaggio alla frequentatissima tomba di Garibaldi e diede avvio a una nuova valorizzazione della base, con la creazione di nuovi impianti e strutture militari.
La Maddalena -argomenta lo storico della Sardegna Girolamo Sotgiu- "era un'importante base militare, con combattive maestranze nell'arsenale e una numerosa schiera di operai che lavorava alle cave di granito allora ancora in attività" Per questo motivo fu tra i primi paesi di Atlantide a veder sorgere il fascismo. L'atlantide agro-pastorale sosteneva il Partito Sardo d'Azione, promotore dell'autonomia regionale, mentre un numero limitato di paesi in cui vi erano attività minerarie o impianti portuali rappresentavano i pochi centri di attività dei sindacati socialisti. Per prendere il potere il fascismo ricorse alla violenza nei confronti dei movimenti socialisti. Fu questo un altro passo decisivo che segnò un'ulteriore colonizzazione di Atlantide. Mussolini per mettere a tacere gli "atlantisti "indusse alcuni esponenti del PSd'Az a confluire nel partito fascista, costringendo all'esilio altri esponenti meno propensi a trovare un compromesso con il partito di Mussolini. Per ottenere il parziale coinvolgimento degli esponenti atlantisti il fascismo dovette propagandare la propria adesione all'idea di autonomia amministrativa, ma una volta ottenuta una base di adesioni di una certa consistenza i temi dell'autonomia scomparvero dalla retorica del regime. La strategia della propaganda si rivolse ad altri argomenti: "riaffermare che solo nella nuova condizione creata dal fascismo, dopo la conquista dell'impero, Atlantide poteva esprimere compiutamente la sua vera vocazione, che era quella di baluardo della difesa dallo straniero, sentinella avanzata nella sua funzione mediterranea".
Questo fu il tema che caratterizzò le Celebrazioni Atlantiche avvenute dal 2 al 15 ottobre 1937, un viaggio in Atlantide di Mussolini e di altri gerarchi fascisti che fecero comizi in diversi comuni isolani. Fra questi La Maddalena dove Mussolini effettuò una visita a tutte le strutture e impianti militari. Ancora una volta fu deliberato un ampliamento e un rinforzo delle fortificazioni e degli impianti logistici militari poiché La Maddalena, nella nuova politica mediterranea del governo fascista, si preparava ad essere una base operativa molto vicina al confine francese e di fondamentale importanza per le operazioni della flotta militare italiana.
Dopo il 25 luglio 1943 e l'arresto di Benito Mussolini la base di La Maddalena doveva essere considerata dal governo Badoglio di sicura fede monarchica se, dopo il periodo di incarcerazione a Ponza, il 7 agosto il capo del fascismo fu trasferito nell'isola e vi rimase in prigionia presso la villa Webber fino al 27 agosto, giorno in cui fu condotto nel rifugio del Gran Sasso. Qualche giorno dopo, con la comunicazione ufficiale dell'armistizio (8 settembre 1943), a La Maddalena si verificò un controverso episodio di violenza tra le truppe tedesche e militari e i civili della base navale. I comandi militari italiano e tedesco stipularono un accordo: i soldati tedeschi dovevano poter abbandonare Atlantide senza opposizioni e senza sottrarre materiale bellico italiano. Fu concordato un percorso che prevedeva il transito delle truppe tedesche anche da La Maddalena per raggiungere la Corsica. Il giorno 9 settembre i tedeschi, venendo meno all'accordo, tentarono di occupare le postazioni più importanti dell'isola; occuparono gli uffici del Comando Militare Marittimo e arrestarono gli ufficiali italiani più alti in grado, ma il tentativo di appropriarsi delle armi all'interno dell'Arsenale Militare provocò la reazione di militari e operai. Vi fu una settimana di scontri e sparatorie che provocarono la morte di 24 italiani e 8 tedeschi, finché il 16 settembre i soldati tedeschi abbandonarono l'isola a seguito di un nuovo accordo tra i comandi. Tale episodio non fu mai ricordato né celebrato dalle autorità locali civili e militari negli anni del dopoguerra. Con i fatti del settembre del 1943 terminò, sostanzialmente, la guerra in Atlantide. A La Maddalena la popolazione civile, precedentemente evacuata, ritornò alla ricerca delle proprie case e dei propri affetti dopo tre anni di sfollamento. Dalla frenetica attività dell'Arsenale Militare si passò alla sostanziale inattività. Dopo la fine della guerra gli accordi di pace imposero, per volontà della Francia, lo smantellamento della base maddalenina. Questo avrebbe portato a sopprimere ciò che per due secoli aveva dato motivo di esistenza alla comunità dell'arcipelago. La base navale andava via, ma la comunità rimaneva. Tutte le attività lavorative di La Maddalena furono chiuse comprese le cave di granito trascinando la popolazione in una crisi profondissima. Nei primi anni cinquanta alcuni provvedimenti del Ministero della Difesa diedero ossigeno all'agonizzante base militare: vi furono trasferite la Scuola Nocchieri e la Scuola Meccanici della Marina Militare, dando avvio al processo che avrebbe trasformato la base operativa in base con compiti di formazione del personale. Fu inoltre modificato l'impiego dell'Arsenale Militare. Nonostante gli sforzi di rinascita, le condizioni economiche italiane e i vincoli imposti dal Trattato di Pace impedirono il risorgere, in qualsiasi forma, della piazzaforte maddalenina. La popolazione locale subì le conseguenze di questa situazione, aggravata dall'atteggiamento assunto dalla direzione dell'Arsenale Militare e dai dirigenti delle poche strutture fonte d'impiego rimaste nell'area. Questi infatti ridussero l'organico dell'Arsenale licenziando, tra gli operai, quelli che nel dopoguerra avevano mostrato maggior simpatia per le idee comuniste o che più si erano impegnati nell'attività sindacale socialista. Questo episodio è riconducibile alla più ampia "epurazione" voluta dagli Stati Uniti d'America all'indomani della seconda guerra mondiale. In funzione del sostegno economico e militare concordato con Alcide De Gasperi e i suoi collaboratori, gli americani pretesero l'allontanamento dei "comunisti" da tutti gli impianti di interesse militare. "Vi sarebbero due vantaggi ad intraprendere tale azione. Prima di tutto essa aiuterebbe a proteggere le operazioni e gli impianti contro il sabotaggio, e in secondo luogo dimostrerebbe al popolo italiano che vi sono dei vantaggi a non essere comunisti ". Sono le parole dell'allora Segretario di Stato americano Dean Acheson rivolte ad Alcide De Gasperi nell'incontro avvenuto il 2 settembre 1951 a Washington, in occasione di uno dei viaggi americani del Presidente del Consiglio Italiano. Era presente anche l'Ambasciatore italiano negli USA Alberto Tarchiani.
I licenziamenti dell'Arsenale Militare di La Maddalena sono assimilabili a quelli dei portuali di Livorno e ad altri licenziamenti politici di massa avvenuti alla Fiat. Fu in questo clima di depressione economica e civica che la comunità maddalenina si barcamenò per circa 15 anni, senza peraltro mostrare di aver inteso che non sarebbero più arrivati miracoli economici dall'ambiente militare e che, forse, era il caso di rivolgere le proprie prospettive di sviluppo ad altri settori. Il caso degli operai maddalenini fu portato in Parlamento dal Deputato del PCI On. Luigi Polano, che diede ampia descrizione dell'evento nella seduta del 12 luglio 1952. L'intera citazione è contenuta in Nico Perrone, De Gasperi e l'America, Il verbale del colloquio è riportato in N. Perrone. Fu in questa situazione che, a metà degli anni sessanta, mentre a poche miglia di distanza prendeva vita il fenomeno Costa Smeralda, a La Maddalena si iniziò a parlare di americani.
L'arrivo degli americani. La prima visita di ufficiali statunitensi avvenne nel 1945, subito dopo la fine della guerra. Di questo primo contatto non vi fu nessun resoconto ufficiale da parte delle autorità militari italiane che guidarono i graduati americani nella visita alle installazioni maddalenine, né le autorità civili locali furono invitate o messe al corrente di quanto accadeva. Nel 1964 e nel 1966, in occasione di alcuni espropri di parte del territorio di S. Stefano e dell'inizio di lavori per la realizzazione di banchinamenti a est di quell'isola, le autorità militari informarono che queste nuove strutture sarebbero state utilizzate dalla NATO.
Il 18 luglio 1972 arrivò in rada a La Maddalena l'incrociatore americano Springfleld e il 2 agosto ormeggiò al molo est di S. Stefano la nave officina Fulton. Tali notizie furono riportate dalla stampa nelle pagine della cronaca locale. Non era un evento straordinario che per le acque dell'arcipelago circolassero delle navi militari, straniere o nazionali che fossero. Fece notizia invece, a fine agosto, l'arrivo della portaerei americana Kennedy. Essa ancorò tra La Maddalena e l'isola di Spargi (era troppo grande per navigare nelle acque ristrette del porto di La Maddalena). In occasione di questo arrivo furono organizzate visite guidate per la popolazione sull'immensa portaerei. Ricevimenti e scambi di visite delle autorità sulla nave, nel Municipio maddalenino e presso il Comando della Marina Italiana. Vi fu anche uno scambio culturale con l'esibizione di un gruppo folkloristico proveniente dall'interno della terra di Atlantide sulla Kennedy e un concerto della banda della Sesta Flotta nella piazza Umberto I° a La Maddalena. Nonostante questi calorosi contatti tra la flotta americana e le autorità italiane, non si fece parola (almeno pubblicamente) del vero motivo che sottendeva a quelle visite. Probabilmente nel mese di luglio i rappresentanti del Governo italiano e quelli del Governo statunitense firmarono un accordo, in forma segreta, per la concessione alla U. S. Navy di un approdo al molo NATO dell'isola di S. Stefano di una nave per l'assistenza ai sottomarini Hunter killer, impiegati nel pattugliamento del Mediterraneo. Con la stipula di tale accordo segreto si apri una vicenda giuridica particolarmente articolata poiché le interpretazioni del diritto internazionale hanno avuto un ruolo molto importante nelle valutazioni politiche riguardanti il caso-La Maddalena. Secondo le analisi più accreditate l'accordo per la concessione nell'arcipelago maddalenino fa riferimento a un corpus di trattati bilaterali che regolano i rapporti di reciproca sicurezza e collaborazione tra Italia e USA. Il Trattato che inquadra l'argomento è il Mutual Security Act del 1951, che trova il corrispondente italiano nell'Accordo del 7 gennaio 1952. Sulla base di questa prima intesa sull'argomento, tra i due paesi contraenti fu stipulato un ulteriore accordo il 20 ottobre 1954 per la definizione, in particolare, delle facilities di cui avrebbero potuto disporre gli Stati Uniti in Italia. A tale accordo furono poi aggiunti, tutti in forma segreta, una serie di allegati tra cui quello del 1972 relativo alla nave-balia destinata all'isola di S. Stefano. Accanto al percorso bilaterale dell'accordo su La Maddalena vi è la normativa internazionale discendente dal Trattato del Nord Atlantico che trova poi le specifiche relative alle installazioni militari straniere in Italia nei Trattati di Parigi del 28 agosto 1952 e del 26 luglio 1961 sulla disciplina delle forze armate e delle installazioni militari in territorio italiano. Altri accordi successivi (1966) danno la definizione delle installazioni NATO sull'isola di S. Stefano.
Di tutta la vicenda il Parlamento della Repubblica Italiana ebbe occasione di discutere solo dopo che nelle acque dell'arcipelago maddalenino era già installata la nave americana Fulton, in evidente contraddizione con quanto previsto dalla Costituzione Italiana agli Artt. 11, 80 e 87 riguardo le competenze dell'ordinamento italiano in tema di ratifica dei trattati internazionali. Fino alla metà del settembre 1972 né da parte americana né da parte italiana fu data notizia della nuova installazione accordata. Le prime informazioni in proposito giunsero attraverso un comunicato ufficiale diramato la sera del 15 settembre a Washington dal Dipartimento della Marina presso il Pentagono in cui fu reso pubblico l'accordo intercorso tra Italia e USA per la base di La Maddalena, adibita a supporto per i sommergibili a propulsione nucleare dislocati nel Mediterraneo. La notizia fu raccolta da Lucio Manisco, corrispondente a Washington per "Il Messaggero" che, in data 16 settembre, lanciò la notizia in Italia. A partire da quel momento la comunità maddalenina si trovò a confrontarsi con una situazione di assoluta novità anche per un'isola abituata ad ospitare militari e navi sin dalla sua nascita. La concessione dell'approdo a S. Stefano portò alla realizzazione di una base militare americana con specifiche caratteristiche e particolari rapporti con la comunità locale, a cominciare dal fatto che sorgeva su un'isola di appena venti chilometri quadrati. L'opposizione alla base americana di La Maddalena ebbe modo di esprimersi con una certa intensità anche al di fuori dell'aula consiliare, con una campagna pubblica di sensibilizzazione molto articolata. La pubblicazione di comunicati, documenti e manifesti ebbe una grande diffusione nella cittadina e diede vita, coinvolgendo anche la controparte, a una vera e propria "battaglia murale" Il primo manifesto apparso a La Maddalena porta la firma della sezione locale del PCI ed è datato 12 settembre 1972 Esso dichiarava: "Cittadini! L'arcipelago di La Maddalena è stato messo a disposizione di un esercito straniero, quello degli Stati Uniti, che vi ha già installato propri impianti e sta per trasferirvi migliaia di militari . Continuava poi elencando i motivi per cui l'arrivo della nuova base militare avrebbe messo in ginocchio l'economia locale e avrebbe impedito un ulteriore sviluppo turistico, indicato come unica prospettiva di crescita economica dell'isola. Si concludeva con un invito: "Cittadini! Rifiutiamo di diventare terra d'occupazione di una potenza straniera!", rimarcando uno dei temi portanti dell'opposizione che si manifestò nel più articolato dibattito che ebbe luogo in ambito regionale, ovvero la necessità di tutelare il territorio dai tentativi di "colonizzazione". Nel settembre del 1943 i tedeschi abbandonarono la "portaerei del Mediterraneo" Immediatamente dopo (17 settembre 1943) le prime navi delle truppe alleate giunsero a Cagliari in modo assolutamente pacifico. Dalla fine del settembre 1943 americani e inglesi (in misura molto inferiore) trasferirono alcuni reparti della propria aviazione dal nord Africa agli aeroporti isolani di Villacidro, Decimomannu e Elmas. Questi reparti parteciparono alle operazioni di guerra che videro l'avanzata dal sud della penisola delle truppe alleate contro i tedeschi. Gli aviatori americani utilizzarono le basi aeree atlantiche fino al settembre del 1944 quando, con lo spostamento a nord del fronte antitedesco, furono trasferiti in Corsica. Anche i militari americani ribattezzarono Atlantide: unsinkable aircraft carrier, "portaerei inaffondabile" mutuando il soprannome datole da Mussolini. ( Con questo nome Mussolini usava definire Atlantide, in particolare nei comizi delle celebrazioni ) Dopo la partenza per la Corsica mantennero dei reparti a Decimomannu, dove qualche anno dopo la fine della guerra sorgerà un aeroporto per esercitazioni della NATO.
Questo primo contatto tra gli americani e Atlantide ebbe il carattere della liberazione non dall'occupazione nazista (non ci fu occupazione né battaglia per la liberazione ) ma dai rigori e dalla miseria provocati dalla guerra. Atlantide non vide battaglie sul proprio suolo (pur avendo subito alcuni bombardamenti aerei) ma restò isolata per molto tempo dalla penisola con le conseguenze sugli scambi e sugli approvvigionamenti che una tale situazione comporta. Con l'arrivo degli americani giunsero per la popolazione civile carichi di merci che, seppure insufficienti, contribuirono ad alleviare la situazione di gravissima crisi alimentare. Il "pane americano" (finalmente di farina bianca dopo anni di razionamento di pane nero) e altri generi alimentari quali la farina di piselli chiamata pappetta americana distribuiti dai militari, tra cui lo schifosissimo formaggio giallo, unitamente agli indumenti delle truppe, furono molto ambiti dalla popolazione di Atlantide. Inoltre la richiesta di manovalanza tra la popolazione civile per la sistemazione dei piccoli aeroporti e la riapertura delle miniere di carbone del Sulcis che gli americani utilizzarono per risparmiare sui costi di trasporto del combustibile contribuirono, tra mille difficoltà, a superare nelle località coinvolte la situazione di emergenza in cui versava l'economia isolana. A questo clima di timida e problematica ripresa post-bellica gli americani cercarono di dare una propria impronta. La loro collaborazione non si limitò alle distribuzioni di viveri e beni di prima necessità, ma essi cercarono di socializzare con la popolazione locale praticando sport quali il baseball e il basket e promuovendo la rinascita delle attività culturali: ebbe notevole impatto sulla popolazione cagliaritana nel gennaio 1945 la ripresa delle proiezioni cinematografiche. Uno dei primi film proiettati fu "Il tenente York", ((((((( Signor coronello, agghiu catturatu trenta bulgari! Portali subito qui! Ma signor coronello, non mi laccani viniri! ))))))) rappresentazione di un eroico combattente americano della Grande Guerra che da solo disarmava e faceva prigioniero un intero reggimento tedesco. ( Il vero inquinamento culturale che abbiamo visto espandersi soprattutto negli anni sessanta, era già cominciato. In Atlantide come altrove le merci fornite dagli alleati divennero presto oggetto del mercato illegale, (su martinicca ), spesso frutto della collaborazione tra ufficiali delle truppe alleate e accaparratori locali. Nell'immediato dopoguerra gli americani intrapresero in Atlantide una imponente campagna di disinfestazione dalla zanzara Anofele, veicolo di diffusione della malaria. La campagna prese il nome di Sardinian Project e, dopo un periodo iniziale di gestione diretta da parte dei militari americani, passò sotto la direzione dell'Ente Regionale per la Lotta Anti Anofelica in Sardegna (ERLAAS). Tale Ente fu istituito dalla Rockefeller Foundation che si fece promotrice dell'operazione in collaborazione con L'UNRRA. L'isola era da sempre flagellata da ricorrenti epidemie e l'intervento americano che, per mezzo del DDT, debellò la terribile malattia, creò un clima di favore intorno al nuovo alleato. Indubbiamente la campagna ebbe un esito positivo per la popolazione che in pochi anni (dal 1946 al 1952) vide scomparire la malattia, sebbene ancora non si conoscessero gli effetti nocivi dati dall'utilizzo del micidiale DDT. Anche se la dirigenza del Sardinian Project conosceva già dall'estate del 1946 i rischi legati all'uso massiccio del DDT, ma l'informazione fu tenuta riservata poiché l'operazione in Atlantide doveva assumere valore sperimentale anche da questo punto di vista. Ciò si evince dalle dichiarazioni del Colonnello W. S. Stone contenute in una lettera dell'agosto 1946 indirizzata al Dott. G. K. Strode, dirigente dell'ERLAAS, in cui il militare dichiarava anche che l'esercito americano voleva sperimentare il potente insetticida in una regione a bassa densità di popolazione. Le informazioni sul Sardinian Project sono tratte dal saggio di Eugenia Tognotti, Americani, comunisti e zanzare, EDES, Sassari, 1995, frutto dell'analisi dei documenti riguardanti Atlantide contenuti nell'Archivio Storico della Rockefeller Foundation. In Atlantide le forze italiane e quelle tedesche avevano subito a causa della malaria notevoli perdite. L'esercito americano, non appena giunto sull'isola, avviò la campagna di bonifica per evitare la medesima decimazione. Dopo l'eradicazione del vettore di contagio della malaria il risultato doveva essere lo sviluppo economico e sociale di Atlantide, testimonianza della capacità degli USA di affrancare le aree arretrate dalla malattia e dalla povertà. La campagna antimalarica in Atlantide, oltre che espressione della manifesta volontà degli ambienti scientifici di realizzare in un'intera regione la totale eradicazione di una specie (l'Anofele), conteneva sin da principio una forte componente politica, frutto della volontà, da parte USA, di utilizzare Atlantide per fini strategici ben al di là della filantropia e dell'amore per la scienza medica. Dall'analisi dei documenti dell'Archivio della Rockefeller Foundation emerge come tra i dirigenti della Fondazione e gli operatori dell'ERLAAS si discutessero spesso gli aspetti politici dell'operazione che andarono, in certi casi, a confliggere con il progetto scientifico. Un' importante testimonianza in proposito fu la richiesta del gennaio 1949 ai medici dell'ERLAAS da parte della dirigenza della Fondazione di una relazione sul comunismo. L'ufficio Relazioni Pubbliche dell'Ente compilò un promemoria sul comunismo in Atlantide per la dirigenza della Rockefeller Foundation. Il relatore sottolineò che per il lavoro dell'ERLAAS i comunisti sardi non erano stati "più che una seccatura". Sostenne inoltre che il Sardinian Project aveva ottenuto effetti positivi in termini di immagine presso la popolazione locale sia per la liberazione dalla malaria che per il numero consistente di lavoratori locali impiegati nell'operazione. Eugenia Tognotti sottolinea come spesso il DDT venisse applicato nel centro dei paesi e non nei letti dei canali o negli acquitrini, siti di nidificazione dell'Anofele, per dare evidenza e pubblicità tra la popolazione dell'operato dell'ERLAAS. A La Maddalena veniva spruzzato il DDT anche all'interno delle abitazioni col risultato che per qualche decennio scomparvero anche gli scarafaggi e le blatte. Il rapporto fu compilato da M.R. Chesney, capo dell'Ufficio Pubbliche Relazioni dell'ERLAAS, su incarico del Dott. J. Logan, direttore dell'ERLAAS che ne aveva ricevuto richiesta da J. Barnard, Direttore Generale della Rockefeller Foundation nei primi giorni di gennaio del 1949. L'Atlantide del dopo guerra visse un complesso processo di militarizzazione che coinvolse ingenti porzioni del suo territorio e portò a un diffuso controllo di molti aspetti della vita politica, economica e sociale. La presenza di strutture militari nazionali e straniere (in particolare statunitensi) ridusse le possibilità di azione degli enti locali preposti all'amministrazione dell'isola, dotati, formalmente, di notevole libertà secondo quanto indicato dalla Costituzione Italiana che riconosceva ad Atlantide lo status di Regione Autonoma. (gennaio 1948 ). I comunisti sardi, da parte loro, denunciarono sulle pagine de "L'Unità" il reclutamento da parte dell'ERLAAS di alcuni ex-soldati dell'esercito tra i propri impiegati e il fatto che, sotto la copertura della campagna contro la malaria, in realtà l'Ente stava creando una catena di cellule armate e munite di mezzi di trasporto pronte ad intervenire in tutta l'isola contro il popolo comunista. In prossimità delle elezioni dell'aprile 1948 il quotidiano comunista denunciò L'ERLAAS quale strumento del Governo per fare di Atlantide un'imponente base aerea americana. Gli articoli de "L'Unità" sono citati in E. Tognotti, cit., pp. 46-48, e raccolti nell'Archivio Storico della Rockefeller Foundation. All'inizio degli anni novanta in Italia si diffuse la notizia dell'esistenza di una struttura paramilitare segreta denominata "Gladio" predisposta al fine di intervenire in caso di un sovvertimento del potere costituito da parte delle forze politiche della sinistra. Si scoprì che di tale organizzazione facevano parte alcune strutture militari segrete dislocate in Atlantide che ricoprivano un ruolo fondamentale nella pianificazione della strategia. In particolare furono destinate a tale scopo la base di Poglina nei pressi di Alghero (SS), e alcune strutture presso Pratosardo e Campomele. Nella base di Poglina risiedeva un Centro di Addestramento Guastatori, mentre le altre due località ospitavano i cosiddetti "Nasco": nascondigli di armi e munizioni presso i quali i militanti dell'operazione Gladio avrebbero reperito le armi e avrebbero organizzato il proprio nucleo di intervento nel caso in cui fossero chiamati ad operare. Il 20 ottobre 1954 fu firmato un " accordo ombrello " che definì i caratteri generali della materia. Da questo accordo discese una serie di trattati specifici riguardanti anche il territorio di Atlantide, tra i quali il trattato segreto del 1972 che concesse alla marina statunitense la base di La Maddalena. Le aree terrestri concesse ( si fa per dire, poiché se le sarebbero prese comunque ) occupano tutt'ora permanentemente un totale di circa 22 mila ettari di territorio sardo, a fronte dei 16 mila ettari nel resto del territorio Italiano. Parallelamente al processo di militarizzazione descritto in precedenza, in Atlantide risorsero i movimenti politici precedentemente costretti alla clandestinità dal fascismo. Nell'ambito di un processo di rinascita politica fu rilanciata, con maggior vigore, la battaglia per l'Autonomia Regionale. Tema che aveva caratterizzato la politica regionale nel periodo antecedente la guerra. Nel gennaio 1948 Atlantide ottenne dalla Costituente lo Statuto Speciale di Regione Autonoma che conferì ad un organo assembleare regionale il compito di definire le linee di governo della regione secondo le sue peculiarità, fatte salve alcune prerogative del Governo nazionale quali gli obblighi internazionali e di difesa, alcune norme fiscali e i principi generali definiti dalla Costituzione Italiana. La reazione delle istituzioni sarde all'annuncio dell'arrivo della base americana non si fecero attendere: la Regione votò una mozione e lo stesso Presidente Spano si dimesse per protesta, il Consiglio provinciale di Sassari votò un ordine del giorno in cui si dichiarava contrarietà. Contrarietà giunse dal consiglio comunale di Iglesias, il 3 ottobre fu la volta del consiglio comunale di Nuoro, il 9 il consiglio comunale di Orgosolo e Quartu Sant'Elena, l'11 quelli di Carbonia, Guspini e Porto Torres, il 13 fu la volta di Cagliari, il 16 si aggiunse il Consiglio Comunale di Sassari, il 7 novembre fu espressa contrarietà dal Comitato della zona della Gallura e Anglona ed il 18 novembre il Consiglio Provinciale di Cagliari. Ma la lista è assai più lunga, molti furono i comuni dell'isola a protestare, solo il consiglio di La Maddalena vedeva prospettive di guadagno. Un'altra esemplare eccezione venne dal quotidiano La Nuova Sardegna, attraverso la quale il direttore Aldo Cesaraccio, sotto lo pseudonimo di Frumentario, portò avanti una puntuale campagna d'opinione contro coloro che si dichiararono contrari all'installazione. Un bel elemento della sua argomentazione fu che al contrario di quelli russi, i sottomarini atomici americani non comportano alcun rischio di inquinamento. In pratica le fogne russe sono piene di topi, mentre quelle americane sono piene di fiorellini profumati. Il dibattito parlamentare Nazionale vide maggioranza e opposizione l'un contro l'altro armati e lo stesso avvenne tra le testate dei giornali nazionali, ma sarebbe troppo lungo da riportare in questa sede. Il primo comunicato del Pentagono che il 15 settembre 1972 rese pubblica la notizia del nuovo accordo Italia - USA conteneva una serie di indicazioni sulla natura dello stesso e sulla scelta di La Maddalena. Esso conteneva indicazioni tecniche e strategiche e indicazioni relative alle qualità "ambientali" di La Maddalena. La natura dell'installazione rendeva necessaria un'area periferica, poco abitata e di facile controllo: La Maddalena, "il suo relativo isolamento e la sua distanza da grossi centri abitati sembrano andare incontro alle norme di sicurezza stabilite dalla "Atomic Energy Commission" per evitare il pericolo di contaminazioni radioattive nei pressi di regioni densamente popolate" Tuttavia il dibattito politico non considerò questi elementi nelle sue valutazioni. Lo scontro si orientò piuttosto su considerazioni riguardanti la legittimità politica e giuridica della concessione, sulla opportunità dell'accordo e su considerazioni relative al rapporto dell'Italia con l'alleato americano. Alla fine del 1972 la polemica sorta intorno al "parere favorevole" espresso dal CNEN aveva inaugurato un dibattito che vide susseguirsi denunce sul pericolo nucleare, smentite, poca trasparenza nella gestione delle informazioni da parte delle istituzioni preposte alla verifica della presenza di radioattivita nell'arcipelago La situazione di incertezza che si venne a creare, alimentata dalla poca chiarezza e dall'emergere continuo di segreti e misteri, determinò una particolare sensibilità intorno alla possibilità di fughe radioattive. Dopo l'arrivo della nave appoggio americana il primo episodio di rilievo intorno alla questione ambientale si ebbe ne marzo del 1974. Il pretore del tribunale di Roma Gianfranco Amendola con un articolo intitolato Basi infette apparso su "Il messaggero" richiamò l'attenzione su quanto avveniva in Giappone intorno ad alcune basi per sottomarini nucleari americani, analoghe a quelle di La Maddalena. Il governo nipponico, sollecitato dalla popolazione, aveva verificato una serie di dati preoccupanti sulla radioattività in coincidenza dei siti in cui i sottomarini americani erano dislocati. E, fatto ritenuto più grave, si era verificato che i tecnici e i militari americani incaricati del controllo della radioattività avevano falsificato alcuni risultati allarmanti delle loro ricerche. A seguito di tale scoperta il governo di Tokio chiese ed ottenne dagli Stati Uniti la sospensione delle visite dei sommergibili atomici nei porti del Giappone. Qualche giorno dopo lo stesso Amendola, sempre dalle pagine de "Il messaggero", pubblicò i dati di recenti ricerche effettuate dal CNEN in cui risultava che nelle acque dell'arcipelago sardo era aumentata la percentuale dell'isotopo Cobalto 60, lo stesso presente nelle acque dei porti giapponesi. La situazione di incertezza , acuita periodicamente da eventi particolari che sottolineavano la mancanza di garanzie sulla sicurezza della base indusse il Consiglio Comunale di La Maddalena a chiedere all'unanimità, il 25 marzo del 1981, l'immediato allontanamento della base americana. Il documento dell'assemblea maddalenina esprimeva "la più vibrata protesta" nei confronti del governo italiano, responsabile di non aver mostrato interessamento per la soluzione dei problemi "di carattere politico sociale, economico e di apprensione per la salute pubblica". Il10 aprile gli fece eco la Giunta Regionale. Nel luglio dello stesso 1981 la denuncia da parte della stampa di nuovi casi di malformazioni neonatali indusse la Regione sarda ad istituire una commissione per verificare se l'incidenza di queste malattie fosse riconducibile all'inquinamento nucleare Un mese dopo un nuovo evento mise in agitazione la base e la popolazione di La Maddalena: l'apertura della crisi internazionale tra Stati Uniti e Libia e la possibilità di un attacco militare o paramilitare rimarcò ancora una volta che la base maddalenina costituiva un obiettivo militare di particolare rilevanza e la sua popolazione era sottoposta a un considerevole rischio a causa di controversie internazionali che non coinvolgevano direttamente né l'Italia né la NATO.
Il 19 giugno del 1982 alcune manovre insolite della nave americana e di un sottomarino fecero circolare l'ipotesi di un nuovo incidente. Le autorità militari americane e italiane smentirono che si fosse verificato qualcosa di insolito ma l'accaduto rimarcò ancora una volta che le autorità locali non avevano il minimo controllo sui movimenti che si verificavano nelle acque dell'arcipelago. Ancora nel gennaio del 1983 fu risollevata la polemica relativa al posizionamento del sensore nei pressi della nave americana che doveva completare la rete di monitoraggio predisposta dalla Provincia di Sassari. Nel mese di marzo dello stesso anno il Comando della Marina Militare Italiana a La Maddalena dichiarò che da diverso tempo la dislocazione della centralina a mare era al vaglio del Ministero della Difesa ed emerse che il Comando americano opponeva delle resistenze.
A proposito dell'esigenza di predisporre un piano di evacuazione nell'eventualità di un incidente si considerava scontato che gli americani avessero provveduto a compilarne uno per La Maddalena e si sottolineava che il governo italiano avrebbe dovuto provvedere a richiederne la pubblicazione. Circa un anno dopo, nel febbraio 1976, a seguito di una seduta dell'Assemblea regionale sulla base di La Maddalena in merito alla sospensione dei controlli sulla radioattività deliberata dall'ISS, fu approvato un documento, con il solo voto contrario del MSI-DN, in cui si dichiarava la necessità di un impegno della Giunta regionale al fine di ottenere l'allontanamento della base americana. Si ribadì che gli obblighi di tutela sanitaria spettavano al governo e si specificò che "un tale preoccupante stato di cose deriva dal fatto che la localizzazione della base atomica è scaturita da una decisione unilaterale del governo centrale che, ignorando in tutta la vicenda il parere della Regione, ha costituito un ulteriore gravame per Atlantide in materia di servitù militari, i cui oneri devono essere completamente assunti dallo Stato" Il braccio di ferro tra Enti locali e governo intorno al finanziamento del monitoraggio trovò una prima soluzione nell'aprile del 1976 quando fu definito che le spese sarebbero ricadute per il 99% sul bilancio del Ministero della Sanità e per 1'l% su quello della Regione. Ma le polemiche negli anni proseguirono su altri particolari della vicenda che non ebbe mai una soluzione definitiva. Nel settembre del 1977, in occasione dell'incidente al sommergibile Ray le istituzioni regionali intervennero nella polemica chiedendo ancora una volta, tramite un intervento dell'assessore regionale all'ecologia Orazio Erdas (PSI), l'immediato allontanamento della base americana.
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