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Caprera
Anche l’isola di Caprera, ignota ancora non è molto, acquistò gran rinomanza per la dimora di Garibaldi, che ne fece acquisto, la coltivò, vi morì e vi giace sepolto con le sue figlie Annita e Rosa. È una gran massa granitica dalle svariate forme, su cui la natura ha profuso i meravigliosi tesori delle sue bellezze selvaggie. Monti coronati da cisti e lentischi in tutta la loro opulenta vegetazione, pianure fertili, declivi ondulati, precipizi, burroni, roccie nude e puntute, scogli; contrasto vivo d’opposte conformazioni terrestri e quindi di vegetazione. Giace Caprera in vicinanza alla Maddalena, dal cui borgo dista circa 5 chilometri, ed ha una superficie di 15.94 chilom. quadr. e 77 abitanti. Ha tre porti, detti porto Palma, porto Stagnole e porto Taviano e si compone di tre monti, monte Fico, monte Baccà e monte Telajone separati fra loro da ampie pianure bel coltivate. Monte Fico, detto anche Monterosso, in forma di forcella, mette capo a porto Palma, capace di qualsivoglia bastimento e distante circa mezzo chilometro dall’isoletta detta del Porco.
Sotto un macigno di monte Fico, ammasso di sassi con macchie di acacia e di lentischio, scaturisce una ricca e perenne sorgente d’acqua fresca, leggiera e sana. Vicino a porto Palma un’ampia pianura con pingui pascoli, vigneti, alberi fruttiferi, erbaggi e due casolari, in uno dei quali dimorava la signora inglese Chiara Collins, vedova del signor Riccardo Collins, già proprietario dei terreni ceduti poi a Garibaldi. A monte Fico tien dietro monte Baccà, a nord del quale schiudesi il porto Stagnole, il quale non accoglie che piccole barche. Nella metà superiore il monte è un cumulo di pietre, ma nella metà sottostante è assai ben coltivato.
Alle falde un casolare con piccola vigna. Il monte Telajone è il più alto dell’isola; il La Marmora vi stabilì uno dei punti trigonometrici di primo ordine e lasciò scritto, che di là, oltre porzione della Corsica, abbia scorto l’isola di Monte Cristo. Il monte Telajone è popolato di capre selvatiche e sul suo pendìo sorge la casetta abitata da Garibaldi e dalla sua famiglia, con a piedi una pianura trasformata da lui in feracissima campagna.
Fra il Telajone e la casetta un’antica casa rustica con orticello attiguo, una vignetta ed una sorgente di acqua eccellente. Scendendo a traverso il monte verso l’abitazione di Garibaldi dalla parte del mare, ov’è il porto Taviano, s’incontra un sentiero che mette ad una comoda strada, proseguendo lungo la quale si arriva alla porzione settentrionale dell’isola ove, dirimpetto alla Maddalena, scorgesi Arcaccio e il ponte Galera. Dal lato orientale Caprera non ha che scogli ed alcune boscaglie.
Parte del territorio, che è detta il Fontanaccio, fu ridotta a podere, mercè le infaticabili cure del grande eroe, che lottò con la sterilità del terreno e l’aridità del suolo. Raccolte con diligenza le acque, che scendono dal versante di quelle colline, egli potè piantarvi una vigna, un agrumeto, un orto con frutteto, oltre ai numerosi alberi di ulivi. Riservò inoltre una porzione per seminarvi cereali. Vi impiantò pure un apiario, un molino a vento, per macinarvi il grano per il consumo della sua famiglia, il quale metteva pure in movimento una trebbiatrice ed un frantoio da ulive. Tale macchinario fu costruito sotto la direzione di certo Barberini di Parma, il quale volle farne un dono a Garibaldi. Molte di tali cose oggidì non sono più attivate; vi restano però il frutteto, l’oliveto e la vigna, dai quali si ritrae olio e vino pregiato. In questa isola furono di recente costruiti dei lavori importanti di fortificazione ed una caserma per alloggio dei militi della compagnia di disciplina.
Ma ciò che desta interesse in questo scoglio è la casetta bianca, linda, con le persiane verdi, in cui visse gli ultimi anni della sua vita tempestosa e splendida quell’essere straordinario, alla cui esistenza, fra un secolo, si crederà come ad una leggenda. Quella casetta trovasi su d’uno spianato di nudo granito, nel centro dell’isola, circondata tutt’intorno da un verde cancello, e con la facciata rivolta alla vicina isola della Maddalena. Stante il dislivello del suolo essa si presenta da una parte a piano alto, e dall’altra a solo pian terreno.
Il Governo recentemente ha bilanciato la somma di lire 15,000 per il riattamento di questa casa e della tomba di Garibaldi. Vicino ad essa sorge ancora una capanna da pastori e nel cortile, che le sta dinanzi, la casa in legno, ora abbandonata, che fu costruita dal generale appena giunto, e più in là un’altra in lamiera di ferro regalatagli dagli Inglesi. In questo cortile, prospettante la porta principale della casa, s’erge, su d’un gran masso di granito, il busto di Garibaldi, pure in granito, ravvolto nello storico puncho e con in testa il noto berretto, scoltura di grandezza superiore al naturale. Dentro vi è la camera mortuaria, in cui si conservano la carrozzella, su cui veniva trascinato negli ultimi anni di sua vita, armi regalategli, disegni, l’orologio fermato all’ora in cui egli disparve dal mondo, il calendario americano, che tiene ancora il foglio del 2 giugno 1882, triste data del suo decesso e di lutto generale, e un numero straordinario di corone inviate da ogni parte in omaggio alla sua memoria.
Dalla casa un viale conduce a un piccolo recinto, ove sono le tombe di due figlie di Garibaldi: Annita, nata nel 1859, morta nel 1875 e Rosa, nata nel 1867, morta nel 1871, e presso a queste la sua, ricoperta da un pesante masso di granito, modestissimo monumento a così grande uomo, ma tanto più sublime e degno di colui che non curò mai il fasto e visse poveramente, ma onestamente. Quella pietra misura metri 2.60 in lunghezza su 1 metro in larghezza. Essa è l’ara, il santuario d’Italia. Ivi è chiusa l’epopea della nostra redenzione, epopea che ancora attende un genio che la narri e ne crei un poema. Innanzi a quella tomba molte fronti si curvarono come dinanzi ad un altare, e il nostro re Umberto e il principe ereditario, nei giorni 16 e 17 luglio 1889, allorchè visitarono la Maddalena, vollero essi pure inchinarsi riverenti e commossi davanti a quel sasso, e i duchi di Genova, nel 26 e 27 agosto di quello stesso anno, vi compirono un mesto pellegrinaggio. Su quella tomba il re fece deporre una ricca corona, che il 25 del successivo settembre fu, per suo incarico, consegnata dall’ammiraglio Racchia, presenti tutte le autorità civili e militari della Maddalena, e nel sito Fontanaccio, al comandante militare dell’isola. Ultimamente fu costruita una caserma, ove alloggia il presidio nel sito Gli Stagnoli. Di Garibaldi parlano sempre con entusiasmo e riverenza gli scarsi abitanti di Caprera.
Cenni storici
Cinquant’anni or sono Caprera era abitata da qualche pastore, che vi trovava magro pascolo per le sue capre; qualche anno appresso v’andò ad abitare la famiglia inglese Collins, la quale v’eresse una bella casa con giardino e per ultimo fu il ritiro prescelto dall’eroe dei due mondi. Pare però che anticamente quest’isola detta Insula Phintonis, fosse abitata, e il Ricciotti Garibaldi vi rinvenne un bronzo di Massimiano Erculeo e vari frammenti di anfore anteriori al secolo III di C. Probabile perciò che, sotto il dominio romano, Caprera sia stata popolata da qualche frazione di colonia. Garibaldi pare che abbia per la prima volta visitato Caprera nel 1849, allorchè, dopo la caduta di Roma, egli, che s’era riparato in Piemonte, fu, per ordine del governo sardo, fatto imbarcare per Tunisi.
Il Bey non volle permetterne lo sbarco nel suo territorio, sicchè il vapore ripartì alla volta di Cagliari. Ma neanche quivi il generale potè sbarcare, avendo l’intendente generale conte Pes proibito ch’ egli scendesse a terra, solo concedendo che fosse condotto e lasciato nella Maddalena. Ciò che venne eseguito. Solo nel 1854 però, Garibaldi, al suo ritorno per la seconda volta dall’America, si stabilì definitivamente in questa isoletta, ove rimase fino al 1859, in cui se ne partì allorchè il conte Cavour lo chiamò al comando dei Cacciatori alpini. Rientratovi nel 1867, ne partì ancora nel 1870 allorchè recavasi in Francia, e aggiungeva al numero delle sue vittorie quella splendida di Digione. Nel 1871 tornò nell’isola, e nel 1882 recavasi in Sicilia per le feste commemorative dei Vespri Siciliani. Da quel tempo non uscì più da Caprera.
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