La Maddalena


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Da spiaggia del morto ad Abbatoggia

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Spiaggia del morto:
come altre zone a ponente, anche questa spiaggia ha ricevuto, negli anni della Prima Guerra Mondiale, un cadavere portato dalle onde: era un soldato tedesco, a giudicare da ciò che rimaneva della divisa, al quale Antonuccio Ornano diede doverosa sepoltura con un tumulo rudimentale di pietre a secco ed una croce di legno. Da allora periodicamente qualcuno si incarica di ripristinare la croce e i bambini che vanno a fare il bagno in questa spiaggia continuano a portare fiori sulla tomba di pietre.

Lo Strangolato:
malgrado il nome suggerisca storie drammatiche in realtà Strangolato significa "strettoia" o, come in questo caso, "istmo".

Porro: è il nome dell'aglio delle isole (Allium commutatum), abbondante in quest'isola.

Colombo: il nome deriva dalla presenza di colombacci.

Isuleddu:
così come per l'altro Isuleddu di Giardinelli, il nome indica un isolotto collegato all'isola maggiore da un breve istmo.

Grotta del Contrabbandiere:
spaccatura naturale profonda qualche metro, dall'imboccatura nascosta e quasi inaccessibile, dove pare si ricoverasse merce di contrabbando. Bisogna ricordare che questa attività illegale è stata sempre molto fiorente fra Sardegna e Corsica fino al nostro secolo, malgrado i guardiacoste abbiano cercato di debellarla.

Abbatoggia (Patogghja):
la radice del nome significa "acqua" e quindi "abbeveratoio". Nella zona era praticato l'allevamento ed esistevano diversi punti di raccolta d'acqua.

Il percorso può iniziare presso il cancello che immette nella zona a mare di quella che era la vasta proprietà della famiglia Ornano: i muri a secco separavano le varie "tanche", adoperate soprattutto per il pascolo: i brutti muri in blocchetti sono, purtroppo, molto recenti.

Il bivio a sinistra, a poche decine di metri dal cancello porta alla "casa del pastore", riconoscibile malgrado le aggiunte posteriori, perché costruita, come lo stazzo gallurese, con vani separati, (ognuno provvisto di apertura autonoma), che seguono l'andamento del terreno.
Qui abitava la famiglia dei pastori che custodivano il bestiame degli Ornano: questi occupavano invece il nucleo più antico della casa rosa in cima alla collina prima del cancello.

Sul lato destro della strada il costone, piuttosto impervio e molto esposto ai venti di ponente e maestrale, non era utilizzato ai fini agricolo-pastorali e la fitta copertura di ginepri, intercalati dalle altre specie della macchia lo dimostra: sul lato opposto si svolgeva una certa attività agricola testimoniata dal pozzo e da chiusi di diverse dimensioni, recintati da muretti a secco sui quali sono ancora visibili, sotto le "copertine", i resti delle frasche che dovevano impedire agli animali, e soprattutto alle capre, di entrare nel coltivo.

Molti tracciati portano alla spiaggia grande e di qua alla piccola spiaggia del Morto.

La piana circostante ha la vegetazione classica della macchia bassa (cisto,lentischio,ginepro,ilatro,erica,mirto) e della gariga costiera,nella quale si distinguono facilmente la violacciocca selvatica (Matthiola tricuspidata), il limonio (Limonium articulatum), l'euforbia sottile (Euphorbia cupanii), il rosmarino (Rosmarinus Officinalis), la bietola(Beta vulgaris), la grattalingua comune (Reichardia picroides - "lattaredda" per gli isolani), l'erba medica marina (medicago marina), l'elicriso (Helichrisum italicum-scaviccio), e sulla sabbi il giglio marittimo (Pancraticum illyricum), e il poligono marittimo (Polygonum maritimum).

A sinistra della spiaggia, guardando a ponente, la roccia rossastra è stata scavata dal mare in minuscole grotte sormontate da una dolce collina chiamata "Poggio Tondo" sulla quale dominano i resti di un piccolo posto di vedetta militare.

Il percorso scende fino al campeggio Abbatoggia e prosegue verso l'istmo: sulla sinistra, a nord del camping allestito nella "piana delle marine" ricompaiono le rocce rosse che inquadrano una spiaggetta di sabbione dello stesso colore.






La stradina si interrompe, a livello del mare, in un piccolo tratto pianeggiante che, durante la breve stagione delle piogge è in buona parte coperto di un sottile strato di acqua stagnante e quindi, nei primi mesi primaverili, dalle minute e fittissime piantine dei pratini umidi. In estate di tutto ciò non rimane nulla e il prato appare come una brulla distesa di terra sporca, ingombra di macchine; una brutta costruzione della Telecom e una baracca di legno cresciuta nel tempo non contribuiscono a migliorarne l'aspetto.

Sorpassato questo tratto, un muro trasversale con un varco, dove un tempo doveva esserci un cancello in ginepro (jaca), sbarra l'accesso all'istmo dell'isuleddu: purtroppo le onde invernali portano qui e depositano una grande quantità di rifiuti di plastica fra i quali, però, la vegetazione della sabbia si fa spazio emergendo dal letto di posidonie e morte che il vento trasporta fino al piccolo stagno al bordo della spiaggia di levante.

Notevoli qui i lucidi, grassi cespugli di bietola marina, le fioriture primaverili del convolvolo delle spiagge e di violacciocca selvatica, quelle estive dei gigli marini e del limonio. Superato l'istmo il sentiero si biforca: a sinistra segue la costa e arriva sino alla meda sulle rocce granitiche invalicabili del lato occidentale: questo percorso è caratterizzato dalla presenza dell'assenzio della Corsica (Artemisia densiflora), un endemismo sardo corso che pare avere il centro dell'areale proprio nelle Bocche di Bonifacio.

Come tante altre piante della gariga costiera, per difendersi dal sole bruciante e dal sale si è munita di piccole foglie fitte, grigiastre e tomentose, dalle quali però emana un forte profumo leggermente fruttato che la rende inconfondibile. Arrivando sulle rocce dove il terriccio è quasi inesistente, due altre piante endemiche offrono la loro bellezza agli sguardi di chi sa cercarle: sono il limonio delle bocche dai fusti zigzaganti e i piccoli fiori rosa lilla e il becco di gru corso (Erodium corsicum) con le cascate generose di foglioline verdi tendenti al grigio sulle quali spiccano i fiori rosa screziati.

Un altro sentiero sale verso la parte alta della penisola. È' una zona abbastanza riparata dai venti dominanti, ricca di vegetazione, soprattutto di ginepri che denotano però, con le loro ridotte dimensioni, un passato di incendi, quando il terreno, indispensabile per il pascolo, non poteva essere ingombro. Sulla cima, a circa 30 m. s.l.m. si apre una piccola zona pianeggiante con un fossi (traccia di una raccolta d'acqua per il bestiame) e un pratino, umido in primavera, fiorito di pratoline (Bellis annuae) e zafferanetti (Crocus minimus).

Tutt'intorno, anche nei luoghi più esposti al vento, dominano l'aglio delle isole (Allium commutatum) impreziosita in estate dal ponpon rosso violaceo e, alla fine di questa stagione, i bianchi lunghissimi fusti fioriti della scilla marittima (Urginea marittima).

È questo il regno degli uccelli marini, soprattutto gabbiani reali (Larus cachinnans), sistematicamente posati sui profili più alti rivolti sempre verso la direzione del vento, ma anche, nel periodo della riproduzione le berte maggiori (Calonectris diomedea) che riempiono le notti dei loro richiami lamentosi, mentre più presso all'acqua i marangoni dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis) stendono le loro ali ad asciugare al vento.

Il sentiero si perde fra le rocce a picco sul mare: scendendo con prudenza si scopre, di fronte ad un isolotto, la stretta fenditura della Grotta del contrabbandiere.

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