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Domenico Millelire
Fratello minore di Agostino, nato a La Maddalena nel 1761, sposato con Quidaccioli Maria Ventura. Primo Nocchiere della Regia Marina Sarda, aveva come nome di guerra "Debonnefoi".
Ebbe occasione di mettere in evidenza le sue qualità di combattente nei fatti d'arme che contrapposero la Francia repubblicana al modesto Regno di Sardegna, contro il quale furono inviati due Corpi di spedizione distinti, uno contro Cagliari, l'altro contro l'arcipelago di Maddalena.
Quest'ultimo, comandato dal Colonna-Cesari, corso di Quenza, si componeva di una ventina di imbarcazioni sulle quali erano stipati 600/800 uomini (rispettivamente secondo la fonte francese e quella italiana), fra i qua; li si distinguevano gli ufficiali superiori Napoleone Bonaparte e Quenza.
Maddalena aveva preparato la sua difesa, dopo aver allontanato la maggior parte degli inabili alla lotta, ricoverati in Gallura; le fortezze, S. Andrea (ex carceri), S. Agostino (ormai inesistente perché inglobato dalle case, dietro l'attuale Dogana), batteria Balbiano (scalo vecchio), la Torre di S. Stefano erano state provviste di una buona quantità di munizioni e di forge per arroventare i proiettili. Alla difesa un distaccamento del Reggimento Svizzero, compagnie di milizie locali formate per l'occasione da Maddalenini atti alle armi e duecento miliziani di Gallura: in tutto 500 uomini a terra comandati dall'anziano ufficiale capitano di fanteria Riccio (si tenga presente che tutta la popolazione maddalenina ammontava all'epoca a 867 abitanti secondo il censimento del 1794). Infine la squadra navale, composta dalle due mezze galere "Santa Barbara", comandata da Felice Costantin, e "Beata Margherita", comandata dal cavalier Vittorio Porcile di Carloforte, quattro galeotte ("Sultana", "Serpente", "Sibilla" e "1'Aquila"), oltre a qualche legno minore.
Sul forte S. Andrea apparve per la prima volta la bandiera maddalenina: un grande lenzuolo di lino, decorato semplicemente con i colori bianco e celeste e con la scritta "Per Dio e per il Re vincere o morire" sovrastante l'immagine di S. Maria Maddalena. Nell'imminenza dell'arrivo dei Franco-Corsi il de Costantin, vero capo delle operazioni anche a terra, essendo il Riccio troppo anziano, sbarcò parte degli equipaggi costituendo quattro divisioni dislocate a La Padula, Li Teggi, Punta Nera, Nido d'Aquila, Cala Francese e Guardia del Turco; una quinta divisione, al comando del nocchiere Domenico Millelire, formata da civili maddalenini, presidiava Moneta, Porto Camicia e Cala di Chiesa. Il comando della flotta, con il resto dell'equipaggio, fu affidato a Agostino Millelire che ebbe il grado di "pilota" delle mezze galere.
Il convoglio francese, partito da Bonifacio alle quattro antimeridiane del 22 febbraio, aveva, alle nove, occupato Spargi impadronendosi del bestiame incustodito; a mezzogiorno la corvetta "Fauvette " si imbozzava dinanzi a Punta Tegge, seguita dai feluconi e da qualche gondola, mentre il resto del convoglio si ormeggiava nella rada di Mezzo Schifo cannoneggiato senza risultato dalla batteria sarda. Nel pomeriggio i Franco-Corsi sbarcarono ad ovest di S. Stefano, alla Cala del Pesce, presso l'isolotto della Paura e, il mattino seguente, occuparono la torre di Villamarina, inutilmente difesa da 25 marinai. Bonaparte, dopo aver portato e montato alla Puntarella, di fronte all'abitato di Maddalena, una batteria di cannoni, cominciò il cannoneggiamento contro le case e la modesta flotta ancorata a Cala Gavetta, obbligando Agostino Millelire a spostare le navi presso il passo della Moneta per sottrarle al fuoco.
Intanto il de Costantin aveva fatto montare, nella notte del 22, un cannone da 15 pollici su un lancione presso la scogliera di Punta Tegge, dando a Domenico Millelire il comando dell'operazione. La mattina del 23 la "Fauvette", bombardata e colpita quattro volte, fu costretta a ritirarsi a Villamarina raggiungendo il resto della flotta. Non potendo più vedere i movimenti dei Franco-Corsi e temendo dunque la possibilità di un loro sbarco a Caprera, per far capire al nemico che l'isola era ben presidiata i Maddalenini vi accesero numerosi fuochi.
Intanto Domenico Millelire chiese altri due cannoni e, caricati sul lancione insieme al pezzo da 15, nella notte tra il 23 e il 24, scortato dalla galeotta "Su1tana" al comando del timoniere Cesare Zonza, approdò presso Palau con sei uomini, il capo cannoniere e il marinaio Alibertini, nel luogo detto Vecciu Marinu.
Al mattino del 24, grazie anche all'aiuto di alcuni pastori, la squadra isolana comincio a sparare palle arroventate contro le navi francesi, costringendo il Colonna-Cesari a rispondere e a spostare dalla ormai pericolosa posizione la fregata, un felucone, una gondola e un brik per tentare uno sbarco a Caprera vanificato dalla strenua difesa dei locali: gli uomini delle mezze-galere che presidiavano l'iso1a erano stati raggiunti infatti da quelli della galeotta "Sultana" che, dopo aver scortato Millelire sulla costa sarda, si erano spostati a Caprera temendo un'azione da quella parte.
Nella notte fra il 24 e il 25 Domenico Millelire con i suoi uomini, instancabili, piazzarono due dei tre cannoni a loro disposizione, allo "Stentino" di Capo d'Orso, iniziando, il 25 mattina, una serie di tiri ben più precisi e pericolosi.
A questo punto il Colonna Cesari, pressato da un ammutinamento degli uomini della "Fauvette", diede l'ordine di ritirarsi, provocando le inutili rimostranze del giovane Napoleone. Confusamente, senza nessun ordine, i Franco-Corsi abbandonavamo i loro progetti; capita la situazione, Millelire piazzò il cannone da 15 sul lancione e, con un nutrito gruppo di commilitoni, si diresse verso la "Fauvette ", lanciando bordate di cannone, mentre il cannoniere Mauran batteva le navi francesi con la batteria a terra. E dopo l'ultimo scontro fisico, all'arma bianca, i Maddalenini riprendevano S. Stefano. Domenico Millelire ebbe la medaglia d'oro al valor militare, Maran, Albertini e Cesare Zonza la medaglia d'argento al valore militare e un premio annuo di 150 lire di Piemonte; Agostino Millelire fu promosso per meriti "piloto di fregata", divenne in seguito luogotenente di vascello e terminò la sua carriera come capitano di porto della sua isola.