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Eroi isolani
Figlio di Silverio e Rosa Fienga, nacque a La Maddalena il 17. 9. 1813, (data che, seguendo i dati dell'atto di morte, andrebbe spostata al 1816).
Imbarcato, come molti suoi concittadini sulle navi della Marina Sarda, fu affiliato della Giovane Italia e compagno fra i più fedeli di Garibaldi.
A Montevideo, egli disertò e entrò a far parte della Legione Italiana, distinguendosi per la sua abilità di artigliere e per il suo coraggio in tutte le azioni di guerra nell'America Latina; fu ferito nella battaglia di San Antonio del Salto.
Tornato in Italia con 63 commilitoni per partecipare alle vicende dell'Unità italiana, combatté a Morazzone e, più tardi, alla difesa della Repubblica Romana nel 1848.
Riportiamo le pagine tratte da "Il maggior Leggero e il trafugamento di Garibaldi", di Umberto Beseghi, che fedelmente tratteggia la figura del nostro Eroe: "Si segnalò per la sua intrepida azione a Porta S. Pancrazio, a Palestrina, a villa Corsini, al vascello e a villa Spada. Mentre era ricoverato in ospedale per le ferite riportate, la legione garibaldina fu costretta dalle armate francesi a lasciare Roma. Il maggior Leggero dopo 14 giorni di tensione e di sofferenze volle dimettersi dall'ospedale per abbandonare a sua volta Roma il 28 luglio 1849 e servendosi di buoni cavalli raggiunse Garibaldi a Cesenatico, dove il 2-8-1849, accompagnato da pochi seguaci, prendeva la via verso Venezia.
Leggero si imbarcò sullo stesso bragozzo occupato da Garibaldi, Anita sofferente, il prete Ugo Bassi ed altri pochi legionari.
I 13 pescherecci furono costretti dal cannoneggiamento della flotta austriaca a prendere terra a Magnavacca, sul litorale romagnolo; Anita pochi giorni dopo mori nella fattoria Guiccioli. Garibaldi e Leggero furono protetti dall'ardente patriottismo romagnolo che fulmineamente scattò e dopo oltre 15 giorni di peripezie i due profughi riuscirono, attraverso la Romagna prima e poi attraverso la Toscana, a sbarcare a Porto Venere nel golfo di La Spezia.
Durante il fatidico ed estenuante periodo del Trafugamento di Garibaldi attraverso la Romagna e la Toscana, detto più semplicemente "Trafila", Leggero fu di pratica utilità al Generale, come lo attestano numerosi episodi e soprattutto fu di inestimabile conforto morale di Garibaldi, specialmente nel triste evento della morte di Anita.
Esiliati entrambi dal governo piemontese (grazie a Francesco Millelire, comandante della nave Tripoli che doveva condurli in Tunisia, a causa delle difficoltà diplomatiche sorte per l'esilio di Garibaldi, i due rimasero un mese a La Maddalena, settembre - ottobre 1849), Garibaldi e Leggero finirono a Tangeri. Da Tangeri Garibaldi si trasferisce a New York e dopo qualche tempo anche Leggero parte.
Lo ritroviamo nell'America Centrale, in Costarica, mentre combatte a difesa della piccola nazione contro un esercito mercenario comandato dallo schiavista americano William Walker che intende impadronirsi del piccolo stato.
Nel 1857 è in Salvador ed organizza l'esercito Salvadoregno. Nel 1860, avuto notizia dell'impresa dei mille abbandona tutto e a tappe forzate rientra in Italia. Arriva a cose fatte.
Si presenta a Garibaldi direttamente a Caprera. Verrà inquadrato nei reparti invalidi prima dei garibaldini poi con il grado di capitano della Real Casa d'Asti nel reparto dell'esercito regolare. Passerà il suo tempo prevalentemente a Caprera e Maddalena, dove morirà il 14 - O1 - 1871 nella sua casa di Cala Gavetta.
Nel 1861 a Sorrento si era unito a Giuseppina Maresca dalla quale avrà almeno un figlio.
Fu decisamente un uomo dotato di coraggio eccezionale e di ottime capacità militari che ebbe una vita travagliata a causa della sua devozione al Generale Garibaldi.
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