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Libri e ricerche > Baldacci - Lilliu 1961
Un primo preciso contributo di conoscenza sul più antico insediamento umano nell'arcipelago è offerto dalla stazione preistorica di Santo Stefano. Il rinvenimento ha dato modo di poter indicare con tutta sicurezza la testata sarda del ponte antropico, che, almeno durante la più recente preistoria, ha collegato tra loro le due grandi isole.
L'insediamento in età classica è scarsamente documentato, mentre un insediamento - volontario o coatto - paleocristiano, anche se non dia più luogo a molti dubbi, induce a caute riserve. Questa povertà di riferimenti non devesi probabilmente al naufragio delle antiche memorie, ma alla scarsa attrazione che poteva esercitare sull'uomo l'aspro arcipelago flagellato dai venti.
Lo stanziamento benedettino nelle isole dei Budelli, ed evidentemente proprio a Santa Maria, pue essendo di lunga durata, risulta limitato nella sua importanza ad un eremitaggio scarsamente frequentato. Quello di Porcaria, forse a Cala Chiesa, scompare senza tracce, mentre la presenza di una Chiesa a Santo Stefano, nella cala di Villamarina, non è indice di un abitato permanente. Il toponimo può condurre all'esistenza di qualche centro abitato costiero romano (Villa-marina), ma non esiste la documentazione. V'è da supporre, però, che l'affermazione della pirateria mussulmana, seguita alla decadenza delle nostre repubbliche marinare, abbia determinato la totale rovina delle sedi e lo spopolamento dell'arcipelago rimasto del tutto indifeso. Sorte, questa, condivisa da altre isole minori del Mediterraneo, abbandonate proprio negli ultimi secoli del Medio Evo.
Dall'ampia relazione di Martino Carrillo del 1612, si apprende che tutte le isole del'arcipelago erano disabitate. E' difficile che il Carrillo, che aveva avuto l'incarico di visitare la Sardegna, non fosse bene informato a riguardo. Egli conferma quanto il Fara aveva constatato e scritto qualche decennio prima.
Nel 1763 si può desumere dalla già accennata relazione della Chiusa, che le isole de La Maddalena e di Caprera erano permanentemente abitate, l'isola di Spargi stagionalmente, e che invece erano disabitate Santa Maria (da pochi anni), Razzoli, Budelli e Santo Stefano. Da precise notizie ricaviamo che l'arcipelago era una dipendenza economica di Bonifacio e che la quasi totalità degli abitanti rientrava in Corsica per soggiornarvi nei mesi di Luglio e di Agosto. Pertanto, dieci mesi di permanenza nell'arcipelago si alternavano con soli due mesi di residenza bonifacina. E' importante notare che l'occupazione sarda dell'arcipelago riscontrò un insediamento stagionale agricolo-pastorale con seminomadismo transmarino, del quale non mi sembra che esistano altri esempi o ricordi nell'area mediterranea. La precaria permanenza di dieci mesi dell'anno e la facile adattabilità fossero sufficenti dei tuguri e persino dei tafoni o delle grotte. Comunque non poca fu la meraviglia del Maggiore La Rocchetta, quando, il giorno successivo all'occupazione militare, consttò che la popolazione de La Maddalena viveva in quattro piccoli stazzi, occupati da gruppi famigliari molto numerosi, che definì: tribù! La località di questo insediamento era detta La Villa, da me identificata in una zona tra Guardia Vecchia (m 156 s.m.) e La Trinita (m 128 s.m.), nella parte più alta e più interna dell'isola.
V'è però da notare l'esistenza del toponimo Punta della Villa, riportato nella carta nautica n°68: Passaggi e ancoraggi a ponente di La Maddalena, per la quota 108, che trovasi immediatamente a sud-est dell'attuale cimitero. Non vi ho trovato tracce di antiche abitazioni. La preocupazione di evitare le coste infestate dai Turchi, di rimanere appartati ma presso un nodo di convergenza di sentieri, donde si poteva con facilità recarsi in ogni parte dell'isola, dove vi era pure la possibilità di raggruppare il bestiame e di organizzare una difesa, e dove infine si poteva disporre di acqua, sono tutti buoni motivi che hanno indotto alla scelta di tal sito, in definitiva vantaggioso per tutta la comunità. Tracce di questo più antico insediamento ho osservato nella zona compresa tra Guardia Vecchia, ove esistono tuttora ruderi di vecchi fabbricati rustici. Il gruppo meglio conservato è nei pressi di Guardia Vecchia, ove si riconoscono ancora recinti per il bestiame e case rurali monocellulari e bicellulari, tipiche anche oggi per la loro struttura elementare.
Nella Trinita l'insediamento si sviluppava intorno ad una conca, nella quale è un pozzo fornito anche al presente di buona acqua sorgiva. Nel margine settentrionale della conca, in gran parte recentemente ricostruita è la chiesetta della Trìnita, tuttora frequente meta devota dei Maddalenini. Questa chiesa costruita intorno al 1768, costituiva evidentemente un'aspirazione dei Maddalenini, i quali non avevano sul posto un'assistenza spirituale. E' noto infatti che essi battezzassero i propri nati a Bonifacio, al rientro in sede. Non sappiamo dove fosse il cimitero; molto probabilmente si seppellivano i morti a Cala di Chiesa, in area non consacrata. Qui Francesco Ornano, il ventenne ferito a morte nello scontro coi Turchi, fu inumato il 4 Novembre 1774. Nello stesso tempo (cioè dopo l'occupazione sarda), il cimitero dei maddalenini venne ubicato in Sardegna, nella chiesa rurale di San Michele Arcangelo presso il Liscia. Ma già dal 1770 si tumulavano le salme pure nella chiesa della Trìnita, dedicata a Santa Maria Maddalena. Alla costruzione della chiesa seguì quella di alcune case nelle vicinanze, che determinarono la prima effettiva costituzione di un centro permanentemente abitato nell'arcipelago. Ostacolati e politicamente rischiosi i liberi collegamenti con la Corsica, vanno intanto sviluppandosi e intensificandosi quelli con la Sardegna, con un richiamo verso la costa meridionale sempre più pressante e imprescindibile. La costa meridionale de La Maddalena era abitata da qualche capanna di pescatori già prima dell'occupazione; ma si trattava di ben misera cosa, per giunta non permanente. Ora i sempre più frequenti approdi, determinavano un richiamo di lavoro ed una nuova possibilità di guadagno, di fronte ai quali gli stessi pastori non potevano essere insensibili. Il ritorno alla costa è favorito pure dal comando di occupazione, una volta che non v'è più necessità di essere tutti trincerati a Guardia Vecchia, in allarme per nemici esterni ed interni. Questa parte dell'isola poi, la più alta e la più esposta ai venti gagliardi che imperversano nell'arcipelago, era ormai diventata scomoda per un gruppo umano che andava allacciando sempre più intensi collegamenti con la vicina Sardegna, che, situata a sud dell'arcipelago, induceva ormai quella popolazione a stanziarsi in un luogo adatto della costa meridionale. Polarizzazione ovvia e sempre più pressante, rispondente alla legge economica della più breve distanza.
La discesa verso la marina avvenne molto lentamente, ed il fenomeno fu così spontaneo e sporadico che non si può indicare con una precisa data d'inizio. La costruzione della Torre di Santo Stefano nell'isola omonima e a protezione della costa meridionale de La Maddalena, compiuta nel 1773, dovette molto contribuire alla discesa alla marina, per la difesa che garantiva nei confronti di attacchi da parte di navi corsare. La fortunata azione del felucone San Gavino, che nel novembre del 1774 rimorchia in porto una galeotta con 24 Tunisini, incoraggia i locali e li conferma nella constatazione di tempi nuovi e diversi, in cui l'arcipelago, non più colonia ma diventata "patria", è ormai sotto una sicura protezione.
Non tutti erano favorevoli a far discendere la popolazione alla marina, secondo la relazione dell'Ing. Cochis, nel 1776, vi erano già degli abitanti. Egli scrive: "La Maddalena ha 36 famiglie numerose oriunde della Corsica, quali vivono in diverse baracche disunite, o sia disperse, potendosi facilmente riunire, e formar la popolazione nel predetto luogo del Collo Piano.... non comprese però in dette 36 famiglie quelle che sonosi stabilite in Cala Gavetta in 12 baracche, che provengono dagli stessi marinai dè Regi Legni guardacoste, quali vivono del solo pane del Re, senza arbitarsi in veruno lavoro, e perciò sono nullatenenti".
Il Collo Piano è l'area interposta tra Cala Gavetta e La Trìnita. L'Ing. Cochis motivava la sua opinione, ubicando pure con lettere alfabetiche su una carta geografica - che purtroppo non ho potuto rintracciare e che era evidentemente allegata alla relazione - i progetti che man mano proponeva. "Sembra che tra esse isole sia quella della Maddalena più comoda e sufficente da potersi stabilir una buona popolazione". Quindi egli passa alle proposte, "si è considerato il più comodo e vantaggioso ad ogni buon fine quello denominato il Collo Piano riguardo allo stabilimento della villa, ed una piccola altezza nel medesimo sito per la costruzione della torre". In un primo momento il Cochis "senza far merito per ora di quelle permanenti nelle baracche di Cala Gavetta che coll'andar del tempo potranno pure riunirsi con quelli della Villa", voleva riunire le famiglie nel Collo Piano. L'enumerazione dei motivi si riferiscono essenzialmente alla sicurezza della popolazione, che in tale luogo potrebbe essere ottimamente al sicuro dalle funeste incursioni dei barbreschi.
C'era una chiesa già costruita sotto i trinceramenti. Intanto a Cala Gavetta c'era un'osteria, e il Cochis, per avvantaggiare la nuova città dice che "si dovrebbe prima d'ogni cosa vietare e bandire il negozio, che in forma d'osteria si fa in Cala Gavetta di vino, ed altri viveri...". Dalla relazione sappiamo che a Mangiavolpe tre isolani avevano fabbricato dei magazzini e che brigavano perchè vi fosse costruita una torre, evidentemente a difesa dei propri interessi. Ma il pensiero del governo era diverso da quello dell'Ing. Cochis, ed il De Nobili "per suggerimento del Vicerè, allettava i pastori a scendere alla marina e già notava che qualche capanna abitata da forestieri vi esisteva ancor prima della occupazione dell'isola".
Abbandonata quasi totalmente La Villa, la popolazione si concentra presso Cala Gavetta, in preferenza a Spiniccio. Successivamente, con un incremento notevole, l'incolato giunge a Cala Mangiavolpe e si inerpica nel declivo retrostante, non trascurando di difendersi dal terribile e predominante vento di ponente. Sorge così la città de La Maddalena. Dopo una stasi iniziatasi nel 1814, La Maddalena riprende il suo sviluppo a cominciare dal 1887, da quando cioè esigenze militari di carattere generale indussero a fortificare l'arcipelago e a stabilirvi l'Ammiragliato.
La popolazione di Caprera con le sue dimore, aveva sistematicamente evitato la costa, ed abitava in alcuni stazzi nell'area compresa fra il Petraiaccio e Guardiole. Questa localizzazione non è stata da me accertata in base ai ruderi - come per La Villa de La Maddalena - ma è stata desunta da uno schizzo topografico che ho veduto nel fascicolo 1290 dell'Archivio di Stato di Cagliari.
La relazione di Allion di Brondel del 18 Giugno 1767 dice che a Caprera "sono circa novanta abbittatori; le sue capanne si ritrovano distanti dal Porto Palma un miglio e mezzo circa di strada, sotto il monte detto La Guardia.....". Ma nel 1778 la popolazione di Caprera chiese ed ottenne di trasferirsi tutta a La Maddalena. L'isola rimase quindi disabitata almeno sino agli ultimi anni dello stesso secolo; comunque non ho precisi elementi sulla ripresa dell'insediamento sparso permanente, che annoverò poi, tra i suoi partecipanti, Giuseppe Garibaldi, che qui prese dimora nel 1854.
Il Della Marmora scriveva nel 1860 quanto segue: "Ma le isole più importanti dei dintorni della Sardegna settentrionale sono incontestabilmente quelle che costituiscono l'arcipelago della Maddalena, a sud dello stretto di Bonifacio. La prima isola che si incontra venendo da capo Ferro verso nord è quella di Caprera; consiste in una grande massa granitica di ventidue miglia marine di circonferenza; non c'è villaggio e la popolazione si riduce a pochi pastori stanziali. Da una ventina d'anni vi si è stabilita una famiglia inglese che possiede una casa e un giardino. È inoltre l'isola dove abitò il generale Giuseppe Garibaldi che vi possedeva una casetta e dei terreni; risiedeva lì quando, come accadde a Cincinnato, questo celebre condottiero fu sottratto alla vita dei campi per prendere parte attiva alla guerra d'indipendenza del 1859". Altre notizie fornisce il Canonico Spano: "Caprera è l'insula Phintonis degli antichi, cosi come la Maddalena è l'insula Ilva. L'isola di Caprera ha quasi formadi uno scorpione. Essa è la più grande di quell'arcipelgo. Prima era abitata da pastori: l'inglese Ricardo Colens vi si era fissato, morì di un colpo di sole, e si trova ivi seppellito. La vedova vive in una casa che ha fabbricato nella Maddalena, verso la punta della Moneta, dirimpetto a Caprera, ed il Generale Garibaldi acquistò il terreno in quel punto: ma quello dove egli ha fabbricato la sua casa, e ridotto a coltura, l'acquistò dal proprietario Battista Ferracciolu, dove aveva un pasciale. Ora è coltivato a grano, ortalizie e altro. Vi ha piantato una vigna e introdotte diverse colture. Egli ha sperimentato gli aratri forestieri ma il più adatto è il sardo. Vi ha bestiame, vacche, capre, ecc. Vi ha eretto due mulini a vento. il palazzotto, o romitaggio, che abita la famiglia è di un piano in bella posizione. Quando io lo visitai, 15 settembre 1867, il pergolato che adorna la facciata d'ingresso aveva i bei grappoli pendenti. La proprietà vi è rispettata: vi si trova l'acqua potabile, ma la migliore è quella detta il Cabbrioni sotto il Teggeroni. Pare che quest'isola anticamente fosse abitata, perchè in un sito della spiaggia detto Arcacciu si trovarono anfore vinarie romane, fatte a punta, e mi è stato pure detto di alcune monete romane del primo impero. Anche il nome dei Giardini che ha conservato un isolotto, al di là del passo della Moneta, annunzia che anticamente fosse coltivato".
A Santo Stefano si era provveduto a sistemare una guarnigione presso la Cala di Villamarina, che era il porto principale dell'arcipelago e dove si esigevano diritti d'ancoraggio. Nonostante taluni elementi favorevoli per un insediamento stabile, non si verificò neppure un tentativo di costruzione dal momento che la popolazione era formata esclusivamente di pastori e di commercianti, i quali formano il nucleo di cristallizzazione di una collettività che vive dell'economia di un porto. La popolazione sparsa dell'arcipelago ammontava nel 1861 a 123 unità, che risultano 615 col censimento del 1951. Nel 1936 la popolazione sparsa era del 12% rispetto alla totale; nel 1951 essa diventa pari al 5,9%. Questa riduzione non corrisponde in pieno ad una contrazione effettiva del numero degli abitanti sparsi nelle campagne, ma al fatto che è stato introdotto nella rilevazione statistica il concetto di nucleo, che caratterizza un aspetto intermedio tra il popolamento sparso e quello accentrato. Con tale criterio si definiscono nell'arcipelago due centri: La Maddalena, Moneta. I nuclei sono: Cala Francese (nel censimento Cava Francese), Guardia Vecchia, La Crocetta, Stagnali. Le isole abitate sono: S. Maria, S. Stefano, Spargi e Razzoli, per un totale di 81 persone.
La popolazione sparsa de La Maddalena è di 479 unità, mentre quella di Caprera è di 55 unità. Nonostante l'esiguità dei valori, dobbiamo notare che la popolazione sparsa maddalenina (12 ab. per chilometro quadrato) supera di gran lunga la densità media della popolazione sparsa delle provincia di appartenenza (5 ab.) e della Sardegna (3 ab.). Inoltre la densità complessiva pari a 210 ab. per chilometro quadrato supera sia la densità media della provincia (47 ab.) sia quella della Sardegna (52 ab.), ed è la più alta della provincia di Sassari. Rispetto alle altre provincie sarde, La Maddalena è preceduta da Carbonia (314 ab.), Selargius (259 ab.) e Terralba (234 ab.).
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