Menu principale:
Caprera
L'isola di Caprera di forma grosso modo ellittica, con le due antiche appendici insulari dell'isola Fico a sud ovest e dell'isola Rossa a sud est, è estesa per 15,75 kmq, ma con uno sviluppo costiero di km 45,5, il maggiore tra tutte le isole dell'arcipelago maddalenino. Caprera, dunque, si manifesta con un litorale frastagliato e ricco di cale, tra le quali rilevanti sono il golfo di Stagnali nella costa sud occidentale, il Porto Palma in quella meridionale, cala Portese nel fianco sud orientale.
L'orografia di Caprera, determinata dall'impalcatura di granitite che sfuma ad oriente e a sud ovest nei graniti porfirici, con filoni basici e di quarzo sul Monte Arbuticci a settentrione, è caratterizzata ad oriente da una dorsale di rilievi in senso nord sud con le vette di Becco di Vela (m 160), Poggio Stefano (m 198), Teialone, vetta massima dell'arcipelago (m 212), Poggio Rasu (m 101), punta Porto Palma (m 68), mentre sul lato occidentale prevalgono avvallamenti, in parte invasi dal mare (Cala Garibaldi, Stagnali, Porto Palma).
Il nesonimo Capraria, riferito alla seconda isola per estensione del gruppo delle isole del Fretum Gallicum, quale che fosse il toponimo classico concorrente, era certamente attestato nell'antichità, poiché esso, come osservato da Emidio De Felice, "è documentato per la prima volta... nella Cosmographia dell'Anonimo Ravennate, V 25: fonte tarda, già alto-medioevale, ma assumibile come fonte classica in quanto fondata su un Itinerarium romano dell'età imperiale". Le forme medioevali, della cartografia nautica e dei portolani, riflettono unanimamente la forma latina come Cravaira nel Compasso o Crapara nella Carta Pisana e Capraia nell'Atlante Tammar-Luxoro.
Il nesonimo riflette una peculiarità economica (il pascolo caprino) dell'isola, divulgata d'altro canto in numerosissime piccole isole del Mediterraneo, con la conseguente diffusione del toponimo Capraria, a partire dall'isola di Capraia dell'arcipelago toscano, forse la prima ad essere così denominata per influsso del lessema forse etrusco, poi assunto dal latino, capra, per continuare con la Caprera sarda, la Capri campana, la Cabrera balearica e, finalmente, con una delle sette insulae Fortunatae (Canarie).
Capraria è, tuttavia, anche un insediamento della Numidia e un castrum gallico, mentre Caprarius è un monte presso Ravenna secondo Cassiodoro, Caprasia è un oppidum dei Bruttii e una bocca del fiume Po.
Gli insediamenti antichi, riferibili, in base ai dati acquisiti, ad età romana imperiale, dovevano concentrarsi nelle aree costiere occidentali, ridossate dalle isole de La Maddalena e Santo Stefano rispetto al vento di ponente. Giovanni Spano segnalava la scoperta di anfore vinarie e di monete dell'alto Impero nella località Arcacciu, lungo il litorale centro occidentale. Lo stesso autore descrive una moneta enea di Massimiano rinvenuta a Caprera intorno al 1868. Una necropoli romana venuta in luce, anteriormente al 1866, nell'entroterra della Cala Scaviccio nella valle Tola, presentava "anfore o urne cinerarie ... disposte in cinque file poco distanti fra loro, e in numero da 8 a 12 per fila. Queste avevano diverse grandezze da metri 0, 75 a 1, 75": si tratterebbe di tombe ad incinerazione e a enchytrismos del genere di quelle documentate anche nella non lontana necropoli di Capo Testa (S. Teresa di Gallura).
Finalmente un'area funeraria romana, da cui proviene una lucerna a becco tondo di età alto imperiale, è stata individuata presso Petrajaccio, nel settore sud occidentale dell'isola. La pluralità di insediamenti sul relativamente fertile settore occidentale dell'isola potrebbe giustificarsi in funzione dell'allevamento ovicaprino e di un'agricoltura nei suoli a minor tasso di limitazione d'uso. L'uso di approdi della costa occidentale di Caprera, ed in particolare quello di Stagnali è verosimile, in funzione del Passo della Moneta tra le isole de La Maddalena e di Caprera, utilizzato dalla navigazione antica, come desumiamo dai relitti del Passo della Moneta, di età romana repubblicana, individuato al principio del secolo XX e di Punta Galera con anfore iberiche Dressel 20 del II secolo d.C.
Menu di sezione: