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Maddalena
Circondata da acque trasparenti nelle quali è possibile scorgere le mille sfumature che la natura ancora intatta offre, La Maddalena, la maggiore delle sette isole che compongono l'arcipelago omonimo, si presenta in tutto il suo fascino.
Oltre che dalle immense spiagge bianchissime e dal mare cristallino il visitatore sarà attratto da una dimensione del tempo che ha il sapore di antico: le barche dei pescatori ancorate al porto di Cala Gavetta, le costruzioni del lungomare che nei colori ricordano la magia di Portofino, i resti di antichi monumenti e oggetti che testimoniano il passaggio di grandi uomini, il chiacchierio delle donne di ritorno dal mercato.
Tutto in questa isola assume una dimensione temporale dilatata, tutto trascorre lentamente e sembra che il frenetico ritmo della vita odierna non vi sia mai arrivato. Solo il vento di Ponente si alza forte, forse per scuotere la gente dell'isola da quell'antico torpore o forse per ricordare quel giorno in cui la statua della Maddalena approdò alle coste dell'isola, quel vento di Ponente che sarà il compagno di crociera del nostro viaggiatore". I Caraibi del Mediterraneo: così, senza retorica, può essere definito l'arcipelago.
La luce, i colori, i suoni, gli odori, i lineamenti delle isole sono straordinariamente ornati da colossi di granito che, come guardiani di un titanico mondo primordiale, sembrano memori degli albori dell'umanità. Forse qui, più che altrove, si può percepire l'anima pensante della Madre Terra e, se dal mare di smeraldo emergesse Venere dalle belle chiome, col capo cinto di mirto, la sua apparizione inaspettata non stupirebbe, mentre le acque trasparenti, frangendosi calme o spumeggianti sulle rocce rosate, cicalano incessantemente dei loro misteriosi segreti. Qualcuno sostiene che l'isola sarda sia stata la mitica Atlantide; è una ipotesi discussa.
Tuttavia non svanisce il racconto di cataclismi immani, diluvi, inondazioni, onde anomale che, come un ben assestato manrovescio marino, inabissarono continenti, popoli e razze. Scomparvero civiltà di cui la storia non ha trasmesso il ricordo, effettivo black-out della memoria, anche se l'uomo di tanto in tanto ne scopre, perplesso, le tracce.
E' sempre un bene guardarsi indietro: presunzione ed arroganza dovrebbero arretrare di fronte all'eredità del passato e ai tanti arcani che, non ancora svelati, aleggiano sul capo tronfio dell'homo sapiens. L'arcipelago è terra antichissima e le sue acque, come le acque che si chiusero sull'Atlantide, dovrebbero sapere qualcosa e dircela.
D'altra parte, non è prudente tenere in dispregio i miti antichi: non appariva forse quello di Icaro un sogno irrealizzabile? E l'intero corpus mitologico non poteva, forse, costituire la forma pensata e voluta da antiche generazioni per trasmettere il loro sapere e le loro conoscenze?