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Razzoli
Le tre isole di Ràzzoli, Budelli e Santa Maria, con gli isolotti e scogli compresi dall'isobata -10 m, costituiscono lo smembramento, intorno al 3000/2000 a.C. di un complesso insulare unitario, formatosi, all'atto della trasgressione Flandriana nel 6000/3000 a.C., al pari del gruppo più settentrionale delle isole di Ratino, Lavezzi, Cavallo e isolotti circostanti.
Le tre isole, di dimensioni pressoché analoghe, sono formate dall'impalcatura di graniti porfirici, con filoni di quarzo e, minimamente, con filoni basici. Solamente l'isola di Santa Maria presenta nel settore sud occidentale graniti porfirici con filoni di quarzo, nella parte centrale granitite, mentre il settore centro settentrionale e gli attigui isolotti La Presa, Corcelli, Piana, Barrettini presentano prevalente il complesso di gneiss e micascisti Silurici.
Il rilievo è massiccio e compatto nelle isole di Budelli (M. Budello m 87) e di Razzoli (M. Cappello m 65; colle del Faro di Ràzzoli m 49), mentre S. Maria presenta degradante dalla Punta Guardia del Turco (m 49) verso la cala sud orientale di Santa Maria un dolce declivio che ha attratto l'insediamento almeno dal Basso Medioevo.
Le isole dovevano far parte delle insulae Cuniculariae corrispondenti semanticamente, in virtù della polisemia di cuniculus, sia alle isole medioevali dei Carruggi, sia alle isole Leberides dell'arcaismo. L'uso degli stretti passi fra le isole da parte della navigazione antica è indiziato, in attesa di una campagna di ricerche subacquee, dal casuale rinvenimento di una parte di kylix attica a figure rosse con foglie e tralci di vite, riportabile al 450 a. C., nei fondali dell'isola di Budelli.
Nell'isola di Santa Maria deve localizzarsi, in base alla titolatura, l'ecclesia Sancte Marie de Bu‹d›ello documentata in un rogito notarile del 1238 attestante la proprietà di una domus in Bonifacio da parte dell'ecclesia, e in altri cinque atti di notari bonifacini del XIII secolo.
A questa chiesa di Sancta Maria de Budello deve raccordarsi un monastero di eremiti, ricondotti da Innocenzo IV dall'ordine benedettino, attestato a partire dal 12 ottobre 1243 inter insulas de Budellis, ossia non nell'isola di Budelli, non adatta ad ospitare un insediamento monastico, bensì nell'isola di Santa Maria, presso la cala omonima, dove una struttura medioevale è stata riattata per uso abitativo in età moderna. Il monastero de Budellis apparteneva alla diocesi di Civita, in Sardegna, e avrebbe potuto ospitare un gruppo di eremiti già in età altomedioevale, eventualmente collegati agli insediamenti monastici microinsulari del Tirreno, le cui produzioni agiografiche registrano chiari rapporti con la Sardegna e la Corsica.
L'importanza del monastero benedettino de Budellis si coglie sia nell'atto di Innocenzo IV del 23 ottobre 1243 col quale il priore de Budellis è incaricato di assolvere dalla scomunica i partigiani ghibellini del Re Enzo, figlio di Federico II, e Adelasia di Torres, sia nelle decime che corrispondeva alla Santa Sede, sia infine negli inventari trecenteschi dell'Opera della primaziale pisana. Il monastero, nel corso del Quattrocento, fu legato a S. Maria Maggiore di Bonifacio e nel secolo XVI fu abbandonato.