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Santo Stefano
L'isola di Santo Stefano, quarta per dimensioni, fronteggia la città di La Maddalena a mezza via tra questa e la costa sarda di Palau. L'isola ha una superficie di 3 Km² e la cima più alta, il monte Zucchero, raggiunge una quota di 101 m.
Per superficie è la quarta isola dell'Arcipelago ed è situata a metà strada fra Palau e Maddalena da cui dista circa 1500 metri. Di formazione granitica di colore rosa e bianco, si affaccia su un mare color smeraldo, specie sul versante meridionale prospiciente a Capo d'orso. Nella cala di Villamarina, in una vecchia cava di granito abbandonata, si può vedere una enorme statua di commissionata da Mussolini .
Nella parte alta dell'isola sorge il Forte San Giorgio, costruito negli ultimi anni del XVIII secolo, chiamato comunemente "Forte di Napoleone" in quanto, durante il famoso attacco all'arcipelago del 23 febbraio 1793, il generale se ne impossessò e da lì bersagliò il centro di La Maddalena . La costruzione originaria fu edificata nel 1773.
Nel 1972, il governo concesse agli USA di impiegare una zona della base navale della Marina Militare Italiana situata nella parte orientale del'isola per ospitarvi una base militare navale di appoggio per sommergibili a propulsione nucleare, la quale dovrebbe venire dismessa e smantellata entro il 2008. A pochi metri dalla costa occidentale, verso Sud, si trova l'Isolotto Roma o della Paura, alto 20 metri, brullo, che protegge la bella ansa sabbiosa dove sorge il Villaggio Turistico.
L'unico porto di rilievo e Cala di Vela Marina, o Villamarina, che si incunea nel lato meridionale e sulla quale si affaccia la cava di granito ora abbandonata.
L'agiotoponimo è documentato a partire dal XIII secolo, in relazione ad un edificio chiesastico intitolato al Protomartire, dal Compasso de Navegare: "La dicta isola de Sancto Stefano è bono porto. E per meczo ‹ dì › a quello porto, en Sardegna è una montagna una petra, che à nome l'Orsa, et è sembiante d'orsa. E quella Orsa è per meczo l'isola de Sancto Stefano.
Entro uno millaro per meczo de lo dicto porto è una chiegia, che à nome sancto Stefano. ‹ S›e voli entrare en quello porto guàrdate d'una secca, che è de la parte de ponente uno prodese e meczo, en la via quan verrai de la parte de ponente.
La chiegia, che à nome sancto Stefano, attestata anche in atti notarili bonifacini del XIII secolo, va dislocata a nord del porto di Cala Villamarina, probabilmente sulla costa nord occidentale dirimpetto alla Secca Chiesa.
Il culto di Santo Stefano in Sardinia rimonta ad età paleocristiana, come desumiamo dalla diffusione dell'antroponimo Stefanus sia tra i fideles, sia tra i membri del clero, ma è parimenti attestato nell'alto e nel basso Medioevo, sicché non è possibile allo stato degli studi definire l'ambito cronologico della costituzione dell'edificio chiesastico, né il carattere dell'ecclesia, anche se i dati relativi alle ecclesiae monastiche di S. Angelo de Porcaria (La Maddalena), di S. Maria de Budellis nell'isola di S. Maria, e di S. Maria de Labetis (Lavezzi) e il diffuso insediamento monastico delle piccole isole inducono a ipotizzare anche per Santo Stefano il probabile carattere di centro monastico."
Le ricerche archeologiche di Giovanni Lilliu del 1956 hanno documentato un insediamento del neolitico medio con industria vascolare tipica e industria litica prevalentemente in ossidiana nel riparo sotto roccia di Cala Villamarina.
Lo stesso Lilliu ha evidenziato la presenza a oriente e a ponente di Punta Villamarina di frammenti anforacei in argilla rossa, talora con ingubbiatura biana, presumibilmente di produzione africana tardo antica, che, se non residui di naufragi, potrebbero essere indizio di operazioni di scarico portuale presso la cala.
L'utilizzo economico dell'isola, anche nell'antichità, sembra essere connesso essenzialmente all'attività di sfruttamento delle cave di granito, anche in prossimità dell'approdo di Cala Villamarina.
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