La Maddalena


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Isola di Spargi

Spargi

È forse la più bella fra le isole minori dell’arcipelago. Raggiunge la massima elevazione nel panoramicissimo Colle Guardia Preposti (m 155), e rivela nell’insieme un aspetto decisamente aspro, montuoso e selvaggio.

Le coste sono generalmente alte e rocciose, con belle formazioni granitiche che si riflettono nelle placide acque delle principali insenature. Le numerose cale, rese particolarmente spettacolari dalla trasparenza dei fondali e dall’incombente massa delle scogliere granitiche, ricoperte da folta vegetazione, sono impreziosite da incantevoli spiagge di sabbia finissima bagnate da un mare dagli indescrivibili colori.

Le più belle si trovano lungo la costa meridionale (Cala Corsara) e quella orientale (Cala Soraia, Cala Granara, Cala Conneri), mentre la costa occidentale, piuttosto accidentata, presenta scogliere e ammassi granitici, erosi nelle più strane fogge dagli agenti atmosferici.

Nella costa nord, sono imponenti ed affascinanti anche le fortificazioni abbandonate della Seconda Guerra Mondiale. L’isola, come tutte le altre dell’arcipelago, durante la stagione estiva è meta di molti visitatori provenienti da Palau, Santa Teresa e La Maddalena.

A circa 800 metri dalla costa occidentale di fronte a Punta Croce d'Asino, si leva dal mare l'Isolotto Spargiotto che ripete in piccolo forma e costituzione dell'isola maggiore e, vicinissimo a questo, lo Spargiottello, quasi uno scoglio.

Il sistema idrografico di Spargi è quanto mai elementare, limitato a torrentelli che scendono solo in concomitanza con le piogge, da Guardia Preposti verso Cala d'Alga, da Guardia Sarra verso Cala Canniccio, da Punta Bandito verso Cala Bonifazzinca.

Poca acqua si raccoglie inoltre in una concavità presso la Punta Padule, che da ciò prende nome, e a Cala Corsara, trattenuta dalla finissima sabbia. A tali modesti depositi si deve aggiungere anche la Sorgente Sarra.

L'insediamento antico è stato documentato dalle ricerche di Maria Luisa Ferrarese Ceruti in un tafone prospiciente la Cala Corsara. Le testimonianze archeologiche attestano uno stanziamento stagionale, forse originato dalla rete di distribuzione dell'ossidiana del Monte Arci verso la Corsica e l'Arcipelago della Toscana, documentato nel neolitico antico, neolitico recente, eneolitico (cultura di Monte Claro), bronzo antico (cultura di Bonnanaro A) e nell'età nuragica. Mancano, finora, le testimonianze di frequentazione in età romana, medioevale e post medioevale.

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