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Libri e ricerche > Baldacci - Lilliu 1961
La casa rurale dell'arcipelago, nel suo schema più semplice, è formata da un solo ambiente con tetto a due falde, una volta coperto con vegetali. Il forno era esterno, ed oggi lo si può vedere semiesterno, cioè con l'imboccatura nella cucina e con la volta esterna rispetto al muro perimetrale della casa. Materiale impiegato è il granito in pezzame o, più spesso, in blocchi parallelepipedi delle dimensioni di cm 30 x 15 x 60. Nel 1736, il Comandante della Chiusa, al comando di due regie galere, visitò le isole per assumere notizie, e nella relazione dice che i pastori fanno "la loro dimora in baracche di muri a secco, coperte da rami...". Muri a secco, che, sebbene allo stato di ruderi, ho potuto planimetricamente rilevare. E' lo stazzo ridotto nel suo nucleo essenziale. Il muro era praticamente a secco, perchè la malta impiegata - che è un semplice impasto fangoso - ha lo scopo di otturare gli intersizi per evitare la possibile entrata di animali.
La calce era limitata all'indispensabile per il suo costo, dato che doveva essere trasportata dalla Corsica. Con l'occupazione sarda la calce venne importata dall'isola di Tavolara. La costruzione di torri e casematte, fece sorgere nei tecnici molti problemi e per il materiale da costruzione e per le maestranze. Da una "Relazione delle osservazioni fattesi per la posizione della casamatta progettatasi per l'Isola di S. Stefano, e Notizie appartenenti alla formazione del calcolo per la costruzione di essa" ricavo che si preferiva far venire la pietra da calce da Bonifacio, perchè essa era reputata di qualità migliore e più economica di quella di Castelsardo. Per le volte della casamatta si propone l'uso di mattoni, che "si potrebbero fare cuocere a non molta distanza dalla rada di Mezzo Schifo" (Alghero 21-06-1768)
Il succesivo sviluppo, che in Gallura ha condotto anche alla costruzione di un secondo piano, qui avvenuto a preferenza per giustapposizione laterale. Lo stazzo Ferrari, nell'isola de La Maddalena fornisce in tal senso una tipica esemplificazione. Stazzo è termine che designa la casa, ma comprende i rustici e il podere. La organizzazione dello stazzo che si riscontra in Gallura con la frequenza analogica di talune componenti, qui manca del tutto. Questo tipo di casa divenendo cittadina, non ha potuto svilupparsi lungo un asse longitudinale - evidentemente per il costo dell'area fabbricabile - e non ha perciò assunto quelle forme allungate tipiche della casa rurale, ma si è sviluppata in altezza. L'influenza dell'architettura gallurese non solo risulta evidente dall'aspetto edilizio della città, ma è persino confortata da documenti d'archivio, perchè furono chiamati qui muratori galluresi per fabbricare stazzi e case cittadine. La scala esterna è d'origine forestiera, molto probabilmente di convergenza di maestranze napoletane e pugliesi. Queste hanno dato un notevole contributo dall'edilizia isolana introducendo l'uso della costruzione a volta, del tufo calcareo e della calce idraulica. Le case di Calavolpe - delle quali parlerò in seguito - costituiscono un pittoresco elemento forestiero, che va scomparendo con le frequenti ricostruzioni dei fabbricati avvenute in questi ultimi anni ad effettuate col mattone e col cemento.
L'uso del mattone cotto si è affermato principalmente verso la fine del secolo scorso. L'alto costo del cotto indusse all'iniziativa locale di una fabbrica di tegole, che ebbe breve durata per la qualità dell'argilla impiegata, la quale conteneva una percentuale troppo alta di sabbia.
Le nuove costruzioni cittadine sono edificate in cemento armato. Il granito resiste come pietra ornamentale, essendone ormai abbandonato in città l'uso come pietra portante. Tra i più grandi edifici - a prescindere dalle costruzioni militari - ricordiamo quello della scuola, particolarmente imponente. Di ottimo gusto estetico le recenti costruzioni alberghiere, che imprimono una decorosa fisionomia all'abitato, rara preoucupazione dei centri minori della Sardegna.