La Maddalena


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La Chiesa nell'isola

Cultura isulana

A Collo Piano (attuale zona della Trinita), dove era concentrata la maggior parte della popolazione isolana, nel 1770 venne edificata la chiesa di Santa Maria Maddalena, eretta a parrocchia sotto la guida di don Virgilio Mannu. Dopo lo spostamento quasi totale della popolazione verso Cala Gavetta, nel 1780, su progetto dell'Ingegner Marchot, si iniziò la costruzione di una nuova chiesa alla Marina: ubicata nella stessa area dell'attuale, era di modeste dimensioni, ad una navata, con annessa la sacrestia e l'alloggio per il parroco.

Questa chiesa, divenuta parrocchiale probabilmente nel 1784, fu intitolata a Santa Maria Maddalena, mentre quella di Collo Piano venne dedicata alla Santissima Trinità. Durante il tentativo di occupazione franco-corso del 1793, una palla di cannone, probabilmente lanciata dal giovane Napoleone Bonaparte, penetrò dal tetto della chiesa senza tuttavia produrre gravi danni.

Nel 1804 l'Ammiraglio inglese Orazio Nelson, spesso in rada con la sua flotta, fece dono alla parrocchia di un crocefisso e di due candelieri d'argento accompagnati da una sua lettera autografa (Museo Diocesano attiguo alla chiesa). I lavori di edificazione dell'attuale chiesa iniziarono nel 1814 e terminarono nel 1819, auspice il Barone Giorgio Des Geneys, con la collaborazione della Regia Marina Sarda e della popolazione isolana che contribuì con offerte personali e con le somme provenienti dalla vendita degli schiavi appartenenti alle navi barbaresche predate.

La facciata, in stile tardo barocco piemontese, era dotata di meridiana ed aveva quattro nicchie che accoglievano i quattro evangelisti. All'interno, il primo pavimento, offerto dal Barone Des Geneys, fu posizionato nel 1822 dai condannati ai lavori forzati presenti nel bagno penale di La Maddalena. Alcune famiglie locali donarono oggetti sacri per decorare le cappelle: il padrone marittimo Gerolamo Semeria donò la statua marmorea di Sant' Antonio (quarta cappella a destra); il console di marina Pietro Azara il quadro della Santissima Trinità (oggi all'interno del Museo). Il viceconsole inglese Giovanni Brandi offrì la tela raffigurante San Filippo Neri in adorazione della Vergine e del Bambino (terza cappella a sinistra), opera del pittore sassarese Antonio Cano.

La congregazione di Sant' Erasmo, che raggruppava i padroni marittimi, prese a carico la cappella più prossima alla sacrestia ornata con un altare di marmo policromo (oggi situato nella chiesa della Trinita) e una statua lignea rappresentante Sant' Erasmo vescovo; il Barone Des Geneys donò ancora il pulpito di marmo intarsiato (1827), l'altare maggiore (1831) e la ricca decorazione della cappella di San Giorgio (prima cappella a destra). Le otto cappelle laterali erano delimitate da balaustre di marmo; in tempi successivi le pareti vennero dipinte con rappresentazioni sacre e motivi floreali.

La statua lignea di Santa Maria Maddalena (tardo barocco), oggi collocata nella nicchia del coro, è probabilmente della fine del '700, di provenienza ligure, forse di scuola savonese. La campana grande del campanile, fusa a Genova, arrivò nel 1841 insieme all'orologio della facciata. La campana piccola "Santa Maria Maddalena" venne fusa nel 1895. Nel 1952 la chiesa venne ampliata, in senso longitudinale, di otto metri con l'aggiunta di una arcata.

Demolita la facciata ottocentesca, su progetto dell'architetto Antonio Simon Mossa ne fu costruita una nuova, bianca, in stile "mediterraneo". Nel 1967, sopra la serliana fu applicato un grande mosaico circolare raffigurante Santa Maria Maddalena. Internamente, col rifacimento degli intonaci, furono cancellati gli affreschi preesistenti.

L'ultimo intervento risale al 1993, su progetto dell'architetto Pierluigi Cianchetti: oltre al rifacimento del tetto ed alla nuova tinteggiatura interna, venne ripristinata l'antica facciata del 1814, la stessa che si può ammirare oggi.

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