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Libri e ricerche > Baldacci - Lilliu 1961
Il popolamento dell'arcipelago ha condotto ad importanti variazioni della fisionomia etnica originaria, sia perchè si ostacolavano le relazioni tra le isole e la Corsica e si favorivano invece quelle con la Sardegna, sia perchè essendo accentrata la quasi totalità della popolazione nel porto de La Maddalena, essa risultava più facilmente aperta ad ogni contatto con l'esterno. Nè va dimenticata la presenza di una guarnigione fissa, che, pur con esigui contributi, ha alimentato costantemente il numero dei nuovi abitanti.
Il quadro del popolamento base è offerto dallo "Stato degli abitatori delle isole la Maddalena e Cabrera" del 1767. Ma un elenco del 1766, che fornisce i nomi dei 19 capifamiglia di Maddalena e dei 15 di Caprera presenta alcune varianti. Il cognome Zonza, che compare a Caprera nel 1766 e non c'è più nel 1767, ci riporta nell'ambiente pastorale della Corsica meridionale più che in quello borghesizzato di Bonifacio. I cognomi registrati nel 1767 in ordine alfabetico sono: Capopiano - Cicvase - Cogliolo - Colonello - D'Avigliale - Ferraro - Fiorino - Giambarella -
Millelire - Ornano - Orzone - Pausino - Pelissa - Sareddo. Gli altri cognomi registrati nel 1766 sono: Calidoro - Levia - Zicao - Zonza. V'è da notare fra i due elenchi qualche variante Colonnello e Colomello; Giamabarella e Gambarella; Pausino e Pauzino; Pelissa e Polizza. Comunque questo gruppo è interamente corso. Come mai, alle soglie della Sardegna, i sardi sono assenti? La risposta a simile interrogativo proponeva nel 1728 il marchese di Costanze, Vicerè di Sardegna, ai Conservatori della sanità della marina di Tempio.
Il Garelli - dal quale si apprende la notizia - dice che "questi riferivano che già da molti anni i Corsi profittavano dei pascoli di quelle isole, non curati dai sardi che ne avevano asufficenza nell'isola madre e che, per natura alieni da esporsi ai pericoli del mare, non amavano recarvisi; e soggiungevano che nelle ordinanze sanitarie, pregoni come allora dicevasi, quelle isole, pure essendo considrate come appartenenti alla Sardegna, erano classificate fra le isolette disabitate e deserte e perciò interdette ai sardi, onde non avessero a comunicare con navi sospette che potessero approdarvi". Dopo il 1767 le relazioni tra corsi-maddalenini e corsi-bonifacini furono rigorosamente controllate. Tuttavia i vincoli di parentela, la non facile dimestichezza coi sardi, il più frequente rapporto economico legale (eredità, ecc.) ed illegale (contrabbando, ecc.) esistente a La Maddalena e Bonifacio, determinarono collegamenti sempre attivi. Attraverso questi si è mantenuta per la durta di circa un secolo - vale a dire per quattro generazioni - la possibilità di trasferimenti da una sponda all'altra, e, ciò che più conta, la possibilità di matrimoni, i quali mantenevano saldo e prevalente il ceppo corso in area geografica e politicamente sarda. Sono pervenuto a queste conclusioni in seguito all'esame dei registri matrimoniali conservati nella Chiesa parrocchiale de La Maddalena. I registri iniziano dal 1772, e le singole notazioni riferiscono il luogo di origine dei genitori. Ne trascrivo una dove figura tra i testimoni quel Pietro Millelire, che nella relazione del Maggiore La Rocchetta del 21 Gennaio 1768 era considerato alla stregua di un capo tribù (le Chef de la Tribu)
Die decima mensis Augusti anno Dni 1780. La Maddalena / Ego infraptus Proparochus hujus Parochialis Ecclesae San / ctae Mariae Magdalenae fidem facio et attestor quod pre / missis denuntiationibus in tribus diebus festivis ad / formam S.C.I. nulloque impedimento detecto in matrimonium / coniunxi per verba de praesenti Philipum ab omni matrimoni / vinculo liberum, ut michi constat ex depositione testium / fide dignorum a me examinatorum et filium qm. Ioannis Domi / nici Piretti Livia ex Ajaccio in Corsica, et qm Angelae Mariae Carbugia ex oppido Carbuciae in Regno Corsicae, et Mariam / Theresiam viduam Antonij Francisci Irlan ex Alghero in / Sardinia, et filiam qm iosephi Balestrini ex Ajaccio et Mariae / Annae deliperi de gambiglia qm ex oppido Deliperi in Corsica / Testes fuerunt Petrus Millelire et Pasqualij Aviglia ambo / ex Insula Magdalenae, in Sardini. De qbsd Iacobus Mossa Prophs.
La notazione matrimoniale, cosi ricca di particolari di provenienza, fornisce un ottimo ed autentico materiale d'indagine, al quale però sfuggono i residenti celibi o nubili, o senza figli anche se sposati. Questa obiezione non influisce sull'esito della ricerca, perchè sono i nuclei famigliari con prode che generano e tramandano la composizion etnica di una popolazione. Nei primi anni i matrimoni tra consaguinei furono abbastanza numerosi entro il 3° ed il 4° grado. Si ricava, ad esempio, che nel 1781 essi furono quattro su undici e nel 1783 (nel 1782 non fu celebrato alcun matrimonio) cinque su nove.
Il flusso etnico corso proviene dapprima essenzialmente da Bonifacio. Solo più tardi, oriundi corsi, sposano forestieri: nel 1789 una donna di Bonifacio sposa un Maltese ed un'altra un Isclano; Nel 1794 ben cinque donne di Bonifacio sposano forestieri dimoranti ne La Maddalena: unProvenzale, un Ligure di Oneglia, un Ligure di Villafranca presso Nizza, uno Svizzero di Berna, un Francese, mentre una donna di Aiaccio sposa un Francese di Aix in Provenza. E' questo un anno del tutto eccezzionale per matrimoni del genere e forse da collegarsi con un'affluenza di profughi della rivoluzione francese.
Naturalmente la vicinanza tra l'arcipelago e Bonifacio determinò cosi stretti rapporti che, in circa un secolo, più del 76% dei corsi sposati a La Maddalena erano oriundi di quel centro, e all'incirca con qguale proporzione tra uomini e donne. Una così alta precentuale del sesso femminile, normalmente dstribuita nel periodo di tempo considerato - conferma come ho detto - che i maschi maddalenini di famiglie corse mantenevano vive e frequenti le relazioni con la patria d'orogine.
Il flusso migratorio proveniente dagli altri centri della Corsica, ad eccezione di Bastia (4,4%), Portovecchio (4%) e Aiaccio (3,6%) - porti che hanno mantenuto collegamenti con La Maddalena - ha carattere totalmente sporadico e saltuario. Significativa la presenza, tra le provenienze, dei centri minori di Capo Corso, che però sono evidentemente da includere nel flusso di contatti che ha la sua radice a Bastia. Un'ultima spiegazione è dovuta per gli individui che provengono dalla Corsica interna, specie dai centri meridionali di Serra, Zicavo, Quenza, Zonza, Levie, assumendo a cognome il paese di origine, tranne qualcuno, come il Bartoleoni, proveniente da Levie e sposatosi a La Maddalena nel 1790. Si tratterebbe di fuoriusciti per ragioni politiche, e in parte anche di pastori localmente richiesti, i quali seguivano la scia della precedente generazione. Tra i fuoriusciti corsi è un tal Nobili, nel suo paese condannato a morte in contumacia, e in Sardegna, invece comandante di quel regio pinco, che ebbe parte determinante nell'occupazione sarda dell'arcipelago.
Le relazioni bonifacine-maddalenine, come ho detto, non erano ben viste. Scrive in Ciasca L'intento era sempre quello di spezzare la società e li nodi di interessi e di comunicazione fra corsi ed abitanti delle isole intermedie, e di renserrare questi ultimi in stretti legami con la Sardegna: impresa non facile, perchè erano così intensi i rapporti tra bonifacini e sardi, e così numerosi i legami di parentela, che, come si esprimeva, fin dal 1738, un documento ufficiale dell'Intendenza generale "quand'anche si imponesse a quelli la pena di morte capitando nelle marine di Gallura, si esporrebbero piuttosto a farsi impiccare che lasciare di venirvi, perchè essi mancavano quasi di ogni sorta di viveri che la Gallura loro provvedeva e che essi traevano frodolosamente". Tanto non se ne fece mistero, che i bonifacini, sentendosi danneggiati nei loro interessi ed avversati nei commerci coi loro vicini, implorarono che il governo francese si interponesse presso il Re di Sardegna, onde fosse attenuata la pressione contro di loro. All'amichevole richiamo del Ministro di Francia, il Ministro degli esteri degli Stati Sardi rspondeva assicurando che quei provvedimenti erano stati presi soltanto in vista di reprimere il contrabbando, ma che tuttavia "pour convaincre toujours plus la Cour de France de son empressement à maintenir la bonne harmonie qui règne entre le deux ètats" aveva fatto scrivere al Vicerè perchè fossero accordate ai Bonifacini "quelques plus grandes facilitès compatibles avec l'intèrèt pubblic de cette partie de ces ètats".
Le provenienze sarde nello stesso periodo di tempo risultano pari al 22,1% del totale, e complessivamente inferiori a quelle della sola città di Bonifacio. V'è inoltrenda osservare che le provenienze sono in gran parte maschili, caratterizzando in tal modo un apporto etnico del tutto occasionale e contingente. Unica eccezione è data da Tempio, il capoluogo gallurese che all'incremento demografico de La Maddalena ha dato egual numero di uomini e di donne, riflettenzo con tale equilibrio le condizioni già notate per Bonifacio.
I primi rapporti matrimoniali con la Sardegna vengono infatti allacciati quasi esclusivamente da galluresi sino al termine del XVIII secolo. Successivamente le provenienze cagliaritane vanno assumendo una fluttuante prevalenza. Gli altri centri abitati dell'isola non rivelano intensità di rapporti: tra questi centri il 34% sono costieri e il 34% galluresi. Di centri interni sardi non rimane che il 32%. V'è pure da osservare che il 47% del numero dei sardi immigrati a La Maddalena è gallurese. Di fronte a questi valori non v'è da meravigliarsi se l'isola madre figuri come una trascurabile componente nella risultante della collettività maddalenina.
Un altro flusso che ha dato un notevole contributo al popolamento de La Maddalena è determinto dai "napoletani", intendendo con tale terrmine anche gli abitanti della costa campana e delle isole Ponziane e partenopee. Nel 1774 Gennaro Mondo di Ischia sposava una maddalenina, lasciando così una documentazione marginale, ma non meno espressiva negli albori dell'esistenza de La Maddalena, degli interessi di lavoro e di commercio che i cosidetti napoletani avevano in questo settore del Mediterraneo. In tal moo la popolazione comincia ad annoverare tra i suoi cognomi, di prevalente origine toscana e ligure, quelli di Schianadicolo, De Rosa, Villano, Lubrano, Feola, Palomba, Onorato..... Le isole di Ischia e di Procida sino a circa il 1825 compaiono più frequentemente nominate tra i paesi di origine dei coniugi; dopo tale data è Ponza che assume una decisa, anzi, quasi esclusiva prevalenza. Sino al 1825 sono registrate le seguenti provenienze: Napoli 10 - Procida 8 - Ischia 3 - Ponza 1 - Resina 1 - Sorrento 1. Dal 1825 escluso al 1861 incluso l'elenco varia come segue: Ponza 33 - Procida 2 - Ischia 1 - Napoli 1 - Resina 1 - Torre 1. Negli anni dal 1791 al 1826 i registri matrimoniali rivelano frequenti provenienze dall'isola di Capraia complessivamente costituite da 39 uomini e 17 donne, mentre per tutto il periodo considerato l'entità è di 49 uomini e 19 donne. I cognomi che ricorrono più spesso in ordine cronologico, sono i seguenti: Biacini - Bargone - Zagaglia - Columbano - Oliveti - Ghio - Grimaldi - Rinese - Solaro - Lamberti. E' opportuno ricordare che l'isola di Capraia appartenne alla Repubblica di Genova sino al 1802, anni in cui fu ceduta alla Francia. Nel 1815 l'isola entrò a far parte del Regno Sardo.
Tra le regioni peninsulari che danno il maggiore contributo etnico si distinguono la Liguria e il Piemonte sopratutto per motivi di unità politico-amministrativa. Le prime segnalazioni risalgono al 1784, ma vanno facendosi man mano sempre più frequenti, sebbene l'entità complessiva sia esigua e ammonti per la Liguria a 44 uomini e a 10 donne e per il Piemonte a 40 uomini e 1 donna. Singolarmente queste regioni presentano valori assoluti modesti, inferiori ad esempio a quelli di Capraia, significando - e questo è importante - un contributo etnico del tutto esiguo relativamente alle possibilità delle regioni stesse. Perciò il carattere del flusso si rivela occasionale e periferico, non radicato nella consuetudine ed esteso nel tempo, come avviene invece per la Corsica, per Ponza, per Capraia. I cognomi più frequenti tra i Piemontesi sono: Pastorino - Rubec - Antonetti; tra i liguri: Bisio - Semeria - Ghiri - Gerardengo - Deferrari - Barabino; il generale Stefano Canzio di Genova, che nel 1861 sposa nella chiesa parrocchiale Teresa Garibaldi nata a Montevideo, chiude per il periodo considerato la serie degli oriundi liguri.
Del tutto trascurabile è l'apporto arrecato da altre regioni: la Toscana (11 uomini e 7 donne), il Veneto (4 uomini, tra cui un Nicolich oriundi di Lussimpiccolo), il Lazio (3 uomini), le Marche e la Sicilia (rispettivamente un individuo),
Da territori stranieri le provenienze sono completamente esigue: dal 1786 al 1804 si segnala il matrimonio di quattro Maltesi. A proposito dei Maltesi si può pensare che essi venissero di rimbalzo dalla Corsica, ove napoleone aveva concentrato gran parte dei circa 600 emigrati politici, che erano espatriati seguendo lo sconfitto generale Vaubois (5 Settembre 1800), col quale si chiudeva il fortunoso periodo di occupazione francese dell'isola di Malta (13). Invero le relazioni Malta-Maddalena risalgono a molti anni prima, perchè erano già stati celebrati due matrimoni nel 1786, uno nel 1789, uno nel 1796. L'unico matrimonio del 1804 può forse derivare dalla situazione politica generale.
Quattordici Francesi - tra cui una donna - sposano a La Maddalena nel periodo dal 1773 al 1803, e da allora sino al 1861 uno solo! Si ricordano inoltre uno Svizzero, un Maiorchino, un Greco.
Sino all'unità d'Italia la composizione etnica maddalenina ha subito commistioni nella misura indicata, che, pur essendo approssimativa, definisce entità assolute e relative sufficentemente degne di fede, anche se ci manchino precisi ragguagli sulla provenienza del movimento migratorio. Il grafico circolare relativo esprime la composizione etnica della popolazione de La Maddalena secondo il ceppo di origine durante il suo primo secolo di esistenza, a prescindere da quel nucleo di corsi ai quali devesi il primo insediamento umano permanente.
In riferimento al censimento del 1911, R. Manara scrive che soltanto 2000 persone (rispetto ad 8796 ab.) erano native de La Maddalena, e cioè il 23,5% del totale. Questi valori sono in contrasto con una rilevazione statistica a carattere ufficiale da me trascritta dall'archivio comunale de La Maddalena e riguardante la "popolazione borghese in relazione col luogo di provenienza - anno 1913"
Piemonte 57; Lombardia 38; Veneto 54 (Venezia 30); Liguria 488 (La Spezia 223, Genova 62, Sestri Lev. 29); Emilia 134; Toscana 244 (Livorno 36); Umbria 16; Marche 21; Lazio 106 (Roma 42); Abruzzo e Molise 17; Campania 467 (Napoli 151, Ponza 86, Castellamare 46, Pozzuoli 45, Torre del Greco 26); Puglia 126 (Taranto 78); Lucania 4; Calabria 24; Sicilia 108 (Messina 29); La Maddalena 4313; Sardegna 2555 (Sassari 476, Tempio 442, Alghero 214, Ozieri 163, S, Teresa 171, Bonorva 91, Terranova (Olbia) 85, Portotorres 76, Cagliari 73, Tissi 51, Dorgali 40, Tortolì 38, Castelsardo 35, Giave 34, Sorso 32, Carloforte 21) Corsica 39 (di cui 30 da Bonifacio); Francia 8, America del Nord 2; America del Sud 2; Austria 2; Svizzera 1; Grecia 1
Da questo documento si ricava che il 48,8% della popolazione borghese si dichiara nativo de La Maddalena, significando una stabilizzazione etnica notevole, che ha superato la fase del secolo precedente. Tra gli immigrati, quelli della Sardegna hanno ormai un netto sopravvento costituendo ben il 28% del complesso. Ma si noti che, confermando la fisionomia che sin dalle origini ha avuto il flusso migratorio sardo, gran parte (quasi l'85%) è costituito dalla Sardegna settentrionale perchè su 2555 sardi, 2168 provengono dalla provincia di Sassari. Naturalmente declina il flusso corso (soltanto il 0,3%!), che però rimane sempre caratterizzato, anzi esalta tale aspetto, dalla maggioranza di Bonifacini (75%) rispetto alle provenienze del resto dell'isola.
Attivi si manifestano sempre i contatti con la Liguria (5,5%), specialmente per provenienze da La Spezia, mentre le relazioni col Piemonte hanno subito un largo processo di involuzione (0,6%), che conferma il carattere di precarietà di talune delle più antiche correnti etniche, sollecitate evidentemente dalla artificiosità della situazione politica.
La Campania, pur cosi presente in tutte le fasi del popolamento maddalenino e pur così vivacemente preponderante nel colore locale, non figura nel documento in questione con molte unità (5%), ed è seconda nell'elenco delle regioni di provenienza dell'immigrazione. Non vi sono elementi per infirmare il risultato dell'indagine ufficiale, ma ho motivo di supporre che essa, in questo caso, non rifletta una realtà effettiva, perchè circoscrive il proprio esame a coloro che si sono dichiarati in permanenza a La Maddalena. Sfugge pertanto all'indagine - e non poteva essere diversamente - quella popolazione che nei censimenti è compresa nella classificazine: navi e barche, cioè quel quantitativo di Ponziani che per lunghi periodi rimane nell'arcipelago dedicandosi alla pesca. Peraltro non potevamo pretendere dal documento in esame la considerazione di fluttazioni che, nel caso particolare, sono di accertamento molto difficile.
Al terzo posto la Toscana (quasi il 3%); l'indicazione di Livorno contenuta nel documento, autorizza l'ipotesi che sopratutto la Toscana costiera e insulare abbiano dato il maggiore contributo. Si tratterebbe essenzialmente di commercianti. Non senza sorpresa si constata che l'Emilia è tra le regioni che hanno dato un discreto contributo al popolamento de La Maddalena (1,5%). Con molta probabilità si tratta di maestranze specializzate impiegate nell'utilizzazione delle cave di granito, come sarà più evidente in seguito. La Puglia (1,4%), la Sicilia (1,2%), il Lazio (1,1%) figurano con discreto numero di provenienze, in complesso 340 individui. I Pugliesi sono marinai, ma principalmente muratori, molto apprezzati per la capacità di costruire le volte.
Sui fogli di famiglia del censimento del 1921 è stata condotta una indagine da Assunto Mori esclusivamente limitata ai capifamiglia. "XIV Congresso Geografico Nazionale: I risultati della ricerca, hanno dimostrato come era prevedibile, che la Maddalena, segregata dal continente da un ampio spazio di mare, mentre dista appena cinque chilometri dalla Sardegna, da cui dipende, oltre che fisicamente anche amministrativamente, ha ricevuto abitatori soprtutto da questa e infatti, se il primo nucleo di abitatori venne da Bonifacio còrso, sardo è il nucleo maggiore della popolazione, formatasi dopo la presa di possesso della Casa Savoia, e sardi sono in maggioranza gli immigrati". Invero sui 1389 capifamiglia de La Maddalena alla data del censimento del 1921, solo 481 figurano de La Maddalena (il 35%) e ben 593 (il 41%) figuravano provenienti dalla Sardegna. Il flusso sardo è divenuto preponderante soltanto durante la prima guerra mondiale, in seguito alle accresciute richieste di maestranze per il cantiere navale; vi sono pure sardi tra i marinai e i pescatori, ma si tratta sopratutto di gente immigrata dalla costa gallurese in relazione all'incremento di popolazione subito dalla piazzaforte a causa della guerra. La Campania figura con 96 capifamiglia, classificandosi al primo posto tra le regioni d'Italia. Il flusso vigoroso proveniente da questa abile ed audace gente di mare è quindi sempre costante sin dal più antico insediamento. La Liguria e la Toscana figurano con un discreto numero di operai e di esercenti, mentre la metà dei Siciliani immigrati è gente di mare.
I capifamiglia Emiliani risultano occupati nelle cave di granito. E' interessante rilevare che non mancano capifamiglia della Corsica, i quali sebbene in numero di sei, risultano più numerosi di quelli provenienti dal Lazio, Abruzzo, Lombardia, Umbria, Calabria e Basilicata.
La indagine di Assunto Mori è pienamente valida per la puntualizzazione di un momento demografico molto interessante nella vita de La Maddalena perchè successivo allo sconvolgimento della prima guerra mondiale, ed è ineccepibile dal punto di vista statistico. Però essa, più che indurre ad una riserva, richiede una interpretazione geografica che precisi il significato della preponderanza sarda, la quale si può intendere giustamente come sardizzazione de La Maddalena. Fenomeno questo del tutto ignoto all'ambiente, che ha assimilato i sardi, i quali peraltro risultano essere in gran parte galluresi o sassaresi, vale a dire i sardi glottologicamente classificabili nell'uso dell'articolo lu, simile a quello maddalenino.
La Maddalena ormai non è più meta di un flusso migratorio e convergente nè di sardi nè di continentali, a causa della inefficienza della piazzaforte, dopo il disarmo stabilito dal trattato di pace: stasi che si riflette - come ho detto - sulle risultanze anagrafiche del 31-12-1960. Ma intanto l'avvenuta confluenza di gruppi etnici di regioni diverse, si manifesta persistentemente nei caratteri antropologici e psichici della popolazione maddalenina, che si differenzia nettamente da quella della Sardegna centro-meridionale, mostrando invece analogie con i galluresi, coi quali condivide affinità di sostrato. L'indice cefalico è di poco al di sotto del medio, mentre nella Sardegna i valori indicano un'accentuata dolicocefalia. La statura media è (160,5-162,9 cm) superiore a quella del resto dell'isola, ove larghe aree designano stature da 154,5 a 160,4. Il biondismo non è molto forte (da 2,5 a 4,9%), ma è pur sempre superiore a quello sardo (sino al 2,4%). Del carattere composito della popolazione maddalenina si ha ommediata sensazione dallo stesso dialetto, che ha assorbito pure termini sardi nell'orditura di base, che è prevalentemente tosco-genovese.
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