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Libri e ricerche > Baldacci - Lilliu 1961
Non conosciamo l'eventuale denominazione dell'arcipelago durante l'età classica, ne sappiamo se ne abbia avuta una. Il Fara scrive che Plinio il Vecchio le abbia tutte comprese nella denominazione di "Cunicularie"; ma la lettura del passo pliniano non consente questa supposizione, come sarà detto fra poco.
Isole dei Carruggi è denominazione affermatasi evidentemente in ambiente genovese, da quando Genova strinse i suoi rapporti economici e politici con la Sardegna settentrionale, eliminando la concorrenza di Pisa. Di fondazione genovese è l'attuale Castel Sardo (Castelsardo), eretto dai Doria nel 1102 con la denominazione di Castel Genovese. In pratica queste contrade erano considerate durante il Medio Evo alla stregua di territori coloniali, e Genovesi e Pisani se ne contendevano validamente il possesso.
Il declino della denominazione anzidetta accompagna quello della potenza marinara di Genova. Infatti nel secolo XVIII diventa più frequente e finisce con l'affermarsi la denominazione di Isole Intermedie, che figura nelle carte geografiche, nella letteratura relativa e negli atti ufficiali della diplomazia del tempo. Non hanno invece seguito le denominazioni Isole adiacenti e Isole dell'estuario, usate nella letteratura geografica e affine del secolo scorso. Islas de las bocas è designazione che leggo nella Relacion di M. A. Camos.
Con Alberto Ferrero Della Marmora comincia a prevalere la designazione do Arcipelago della Maddalena; denominazione affermatasi e tuttora vitale anche nella cartografia dell'I.G.M. Per la conservazione del toponimo preferisco la forma staccata de La Maddalena. I nomi attuali delle singole isole emergono dal passato in epoche diverse. La più antica documentazione geografica risale a Plinio il Vecchio, il quale scrive: "extraque conspectum, pelagus Africum attingens, Sardinia, minus octo millibus passuum a Corsicae extremis, etiamnum angustias eas arctantibus insulis parvis, quae Cuniculariae appellantur: itemque Phintonis, et Fossae: a quibus fretum ipsum Taphros nominatur". Dunque Plinio avrebbe detto: "al di là dell'orizzonte, al confine dei mari dell'Africa è la Sardegna, che dista dalla Corsica meno di 8000 passi, riducendo di più la breve distanza con alcune piccole isole che sono denominate Cunicularie. Vi sono pure le isole di Fintone e di Fossa, dalle quali lo stesso canale è denominato Tafros". L'identificazione delle isole è impossibile pur essendo vivo l'uso di Isole dei Conigli. La notizia pliniana ricorda i conigli, sempre molto abbondanti allo stato selvatico nelle isole minori della Sardegna, e rivela un certo interesse per il calco onomastico del latino fossa.
Le coordinate prescelte per le singole isole, riportate sul primo reticolato geografico, offrono una visione molto diversa da quella che è nella realtà, e rendono del tutto vana ogni ricerca volta ad identificare le corrispoondenze con la odierna toponomastica. Sulla scorta di altre notizie sappiamo che l'isola Eraclea è l'Asinara e la Diabates è l'Isola Piana a sud dell'Asinara, e sulla scorta di Plinio il Vecchio, dinanzi citato, sappiamo pure che Fintone è da comprendersi nell'arcipelago. V'è da chiedersi se anche le più occidentali isole di Ninfaia ed Ilva siano da attribuirsi all'arcipelago, nonostante l'ubicazione così erronea riferitaci da Tolomeo. Gli autori che prima di me si sono occupati della questione hanno tutti ritenuto che Tolomeo abbia avuto il proposito di indicare le isole dell'arcipelago. Ipotesi che si può facilmente condividere, pensando che le altre isole costiere del settore settentrionale della Sardegna sono di superfice del tutto esigua. Ma la ridda e spesso la stravaganza dei risultati, si manifesta con le identificazioni alle quali si è pervenuti, e che non possiamo passare sotto silenzio per più motivi. Un gruppo di autori stabilisce identità tra l'Ilva o l'Ilùa tolemaica e l'isola de La Maddalena, e tra la Ninfaia e l'isola di Spargi.
Per qunato dotte ed acute, il geografo non può accogliere ipotesi fra loro così contrastanti; anzi, appunto perchè dotte ed acute ma con risultati tanto diversi, egli deve rifiutare di dar credito "cartografico" a tali ipotesi.
A proposito di carte, non siamo molto più fortunati quando consultiamo la peutingeriana, che pure dischiude tante possibilità di conoscenze geografiche durante gli ultimi secoli dell'impero romano. I toponimi che si riferiscono alle isole della Sardegna settentrionale sono: Insula Herculis, Insula Bertula, Insula Bovena, Insula Boaris. Escludendo l'isola di Ercole, già indicati da Plinio e da Tolomeo, rimangono i nomi di tre isole che appartengono con molta probabilità all'arcipelago. Ma anche in questo caso le identificazioni non sono possibili. Si noterà tuttavia che mentre Plinio e Tolomeo rivelano una fonte se non comune molto simile, qui ci troviamo di fronte a nomi nuovi, i quali emergono evidentemente da un'altra esperienza. La denominazione Bovena o Bovenna non è di lettura così esplicita e sicura come vorrebbe il Miller, seguito dall'Hùlsen. Si può leggervi anche Bocena senza alcuna perplessità. Questo toponimo è ricordato per lo stesso periodo di tempo nel Liber Pontificalis a proposito dell'esilio del Vescovo Ponziano e del presbitero Ippolito. il testo è il seguente: "Eodem tempore Pontianus episcopus et Ippolitus presbiter exilio sunt deportati ab Alexandro in Sardinia insula Bucina severo et Quintiano consulibus". Aproposito dell'isola Bucina, il Duchesne, commentando il passo scrive: "L'un des munuscrits philocaliens porte vocina, l'autre nociva. C'est sans doute celui-ci qui a raison; en tout cas, la lecon libèrien, mais non dans le L.P., dont tous les manuscrits s'accordent sur la fausse lecon bucina. Il n'y a point d'ile Bucina aux environs de la Sardeigne, ce qui n'a pas empèchè les escrivans tant d'autres choses. En revanche, le climat de la sardigne jouit, depuis l'antiquitè, d'une rèputation d'insalubritè que l'experience justifie sous nos yeux. Le recit del Philosophumena sur l'exil de Calliste, au temps de l'empereur Commonde, montre que Pontien et Hippolyte n'ont pas ètè les premiers confesseurs romains à qui la Sardaigne ait ètè assignèe comme lieu de dèportation - Plinie, Hist, Nat. III, 8, mentionne parmi les ìles Aegates, à l'O. de la Sicile, una ìle Bucina, Buccina ou Bucion (les mss. varient); on l'identifie souvent avec l'ìle Phorbantia, de Ptolèmèe, la plus septentrionale des ìles Aegates". Il Duchesne ricordando la Bucina pliniana, ha omesso di osservare che nel Liber Pontificalis è specificato in Sardinia insula Bucina, molto probabilmente per evitare ambigue omonomie. Ma v'è di più. a distanza di secoli, con un collegamento che sfugge solo per la perdita di molti termini intermedi della letteratura geografica dei primi secoli del Medio Evo, si legge in un portolano del secolo XV, la seguente frase: "Sora chavo chabranza mezo mio e l'ixola de buxenara e proprio per tramontana le mostra la bocha tien per longheza mia 12 e più". Questo passo ha indotto il Kretschmer a identificare l'isola di "buxenara" con La Maddalena. Anche questa identificazione va accolta con riserva, perchè durante il Medio Evo la denominazione dell'isola de La Maddalena era Porcaria, come si desume dal Compasso, il quale ricorda l'anzidetta denominazione solo per il tortuoso canale marino interposto tra la costa della Sardegna e l'arcipelago. "E Bozinare è XV millara d'una bocca all'altra, e la bocca de Buzenare è larga mezzo millaro".
Non potendo pretendere dalla tradizione la localizzazione esatta del toponimo, è sufficente accertare l'esistenza e la persistenza. Questa dà luogo ad una ulteriore difficoltà, perchè la cartografia del secolo XV a tutta la metà del secolo XVIII, riporta con numerose varianti il toponimo Buxinaira, ubicandolo sulla costa sarda proprio di fronte all'arcipelago e riferendolo ad un centro abitato. La secolare presenza del toponimo nella tradizione geografica, il successivo riferimento ad un'issola, ad un canale, ad un abitato della Sardegna - riferimento che non abbiamo motivo di rendere erroneo - autorizza a supporre che esso abbia avuto alterne vicende ed importanza storica delle quali purtroppo ci sfuggono la portata e l'entità.
Il Rinascimento dà anche alla Sardegna il suo primo corografo moderno: Gian Francesco Fara, che, naturalmente imbevuto di classicismo cosi descrive l'arcipelago fondendo antico e nuovo: "Cuniculariae septem parvae insulae, Plinio et Martiano Capella, Sardiniae adiacent; quarum duae Porrita et Capizola vulgo dictae contra Portum Pullum; tres autem Spargia, Asinea et omnium maior Magdalena contra punctam Sardam; reliquae Sancti Stephani et Porcariae contra Schifum peninsulam iacent, et cum multis aliis scopulis portum praebent cuiusvis classic capacissimum". Le isole Porrita e Capizola non hanno oggi riscontro toponomastico. Il Portum Pullum corrisponde a Porto Pollo, insenatura compresa tra il massiccio aggetto peninsulare che termina con Punta Sardegna e la Penisola Cavalli.
Il litorale ha subito nei secoli mutamenti radicali sopratutto per l'accumulo di torbide e di sabbie scaricate dal Liscia, che vi ha la sua instabile foce tortuosa. Benito Spano è riuscito a precisare le variazioni di spiaggia subite da questo tratto di litorale dal 1848 al 1905; confrontando la carta da lui redatta con la carta Nautica n° 68 Paesaggi e ancoraggi a ponente di La Maddalena (III edizione marzo 1938) si osserverà che altre modifiche sono avvenute nello stesso settore.
Con l'isola di Asinea il Fara pone un altro problema di dentificazione, che rimane allo stato di interrogativo, anche se il toponimo Passo degli Asinelli, tra le isole Razzoli e S. Maria, ripeta un'assonanza orientatrice e possa indurre a ritenere che il Fara alluda alle anzidette isole più Budelli. Ma ipotesi del genere risultano viziate al fatto che non conosciamo se i termini di confronto siano contemporanei, e dalla facilità con cui un toponimo - tra l'incertezza degli stessi autori, che non hanno effettuato sopraluoghi personali - venga attribuito ad una o ad altra isola. Il Fara, ad esempio, sembra attribuire la denominazione Porcaria a Caprera; denominazione che sappiamo essere stata dell'isola de La Maddalena.
Con il Fara acquisiamo la conoscenza del toponimo Magdalena, che è pertanto affermato nell'uso del secolo XVI. Quale sia il motivo dell'origine della denominazione è tuttora ignorato. E' da osservare che nelle carte dell'I. G. M. l'isola dicesi semplicemente Maddalena, mentre in quelle dell'Istituto Idrografico leggesi promisquamente Maddalena e La Maddalena. Il nome ufficiale dell'isola, appare, ad esempio, nelle pubblicazioni del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio è La Maddalena. Budelli, Spargi, S. Stefano, Caprera (Cravaira) e Bisce sono denominazioni già localizzate con molta precisione nel secolo XIII. Il toponimo Budelli comprendeva le isole oggi dette di Budelli, Razzoli, S. Maria e La Presa. L'attuale isola di Santa Maria non può essere ricordata nel "Compasso de navigare", del quale si trascrive il testo relativo: "De la dicta Azenara a Sancta Reparata LX millara per greco ver lo levante. De Sancta Reparata a Longun sardo II millara. De Longun Sardo all'isola Sancta Maria V millara. L'isola de Sancta Maria à escoli en mare ver tramontana, lontano a terra meczo millaro.
Dell'isola Sancta Maria a lo capo de la vite X millara per levante ver lo sirocco". Il portolano guida dapprima il navigante da Santa Reparata a Longon Sardo (dall'anno 1808 Santa Teresa di Gallura). Da qui a distanza di 5 miglia non si può raggiungere S. Maria, che, all'incirca è distante 15 miglia. V'è danotare che non si dà direzione di rotta o rombo di vento, come si riscontra di solito quando il cabotaggio segue una linea di costa tortuosa. Da Santa Maria poi, navigando per 10 miglia nella direzione "per levante ver lo sirocco" si va direttamente nel Tirreno e non all'ex capo della Vite, che oggi è Punta Sardegna. Che qualcosa non andasse in questa parte del Compasso aveva avvertito anche il copista, che da altra fonte trascrive successivamente "De Sancta Reparata a la Bocca de Buzenare X millara per levante ver lo silocco" omettendo la località intermedia di Santa Maria citata anteriormente.
Più che accogliere una soluzione radicale di questo genere, la quale fu seguita nel secolo XV da Carlo di Primerano e da Giovanni da Uzzano, v'è da pensare se il testo sia sbagliato, e vi figurasse invece una "sancta marmorata", che si ritrova nal portolano Rizo, ove peraltro le confusioni e le corruzioni - non correzioni! - sono aumentate col tempo.
Invece il testo del Compasso è esatto e l'isola di Santa Maria presso la costa sarda esisteva realmente. Leggiamo dapprima, nella edizione Angius, il periplo delle coste sarde descritto da G. F. Fara con le distanze in passi.
Il Fara ricorda pertanto, intorno al 1580, l'esistenza di una penisola di S. Maria tra Capo Falcone e Punta Sardegna. Più preciso è il Camos (anno 1572) che nella sua breve descrizione delle coste sarde, dopo Longo Sardo ricorda "el lugar vulgarmente dicho la Isla de S.ta Maria". Nella notazionen° 92 il Camos scrive: "ISLA DE S.TA MARIA tierra de Don Pietro Massa no es Isla si no peneinsula que por entrambas partes la rodea la mar ..." . Seguono il RIO DE LIZIA e PORTO PUDDU. Il Canos è fonte precisa e direttamente informata.
A conclusione della mia ricerca l'Isola di Santa Maria ricordata nel Compasso è l'attuale Penisola delle Vacche (carta nautica n° 68 dell' I.I.M.) detta dal Canonico Spano e dal Della Marmora Isola delle Vacche e da altri Isola Culuccia.
Razzoli è denominazione di cui si ha notizia nel secolo XVII. La denominazione "monaci" non ha nulla in comune con eventuali riferimenti religiosi, ma è voce dialettale corsa per indicare il dolmen o un numero di grosse nude pietre, secondo quanto apprendo da G. Bottiglioni. Incerte sono le notizie che si possono dare sulle denominazioni delle altre isole: denominazioni che vanno affermandosi a cominciare dalla seconda metà del secolo XVIII.
Ma prima di concludere le mie osservazioni, devo notare che le nostre carte nautiche e topografiche sono dfotate di un esiguo corredo toponomastico. Inoltre alcuni informatori locali sostengono che l'isolotto Barrettinelli di fuori dicesi Corcelli. Le due isole indicate come Corcelli non avrebbero denominazione comune, ma quella orientale dicesi Isola Piana e quella occidentale Isola dei Conigli. V'è ancora da osservare che qualche isola ha denominazione duplice. Gli isoltti Monaci sono detti pure Sperduti di Caprera; l'isola della Pecora è detta pure Isola di Fuori; l'isola delle Biscie è detta pure Isola di li Salpi; L'isolotto che nelle carte è indicato come Barrettinelli di fuori, e che invece - come ho detto - i marinai chiamano Corcelli, è denominato dai vecchi pescatori Isolotto del Gotto.
Anche nella toponomastica attuale esistono zone d'ombra e motivi di facile confusione. Evidentemente si pretende troppo, quando si vuole chiarire ad ogni costo la toponomastica dei secoli precedenti e fissare le località od isole corrispondenti. Ma, più che una facile rinunzia, sarebbero auspicabili un'indagine glottologica e un accurato sopraluogo con finalità toponomastiche, per precisare nei punti fondamentali lo stato effettivo dei problemi e delle soluzioni.
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