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La medaglia d’oro a don Capula a cura di S. Abate

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Una medaglia d’oro al “parroco storico” della città. Una medaglia che gli è consegnata da un sindaco che fu suo avversario. Altri tempi. Sì, i tempi sono davvero cambiati, come ha sottolineato lo stesso primo cittadino Mario Biardi, ex senatore del PCI.

Birardi ha rilevato che le anacronistiche divisioni tra i gruppi sociali e tra le fazioni politiche, che avevano attraversato la comunità isolana, che vedevano le persone schierate su campi opposti, oggi sono soltanto un ricordo.

Monsignor Salvatore Capula ha ricevuto questo riconoscimento dal Comune della Maddalena. Gli è stato tributato nel corso di una cerimonia culminata con l’abbraccio tra due vecchi antagonisti.

L’ occasione è stata offerta dal novantaquattresimo compleanno dell’anziano presule. Che arrivò alla Maddalena da Castelsardo, a soli ventinove anni.

L’ occasione ha offerto lo spunto per ripercorrere le tappe della sua carriera sacerdotale, il cui punto culminante è stato l’incontro con Benito Mussolini, duce del fascismo, nell’agosto del 1943.

La biografia di don Capula è stata tracciata dal vicesindaco Carlo Randaccio. Sono stati tributati i dovuti onori, al “parroco emerito”, dall’ammiraglio Mario Maguolo, comandante di Marisardegna, dal commodoro della base statunitense di Santo Stefano, Don Hayes e dal comandante della Navy Support Activity, Renata Louis.

Messaggi di congratulazioni e di auguri sono giunti anche dalla vicina Corsica.

Li ha inviati Dominique Orsoni, il ricercatore dell’Università di Corte che insieme a monsignor Capula ha favorito il gemellaggio fra La Maddalena e il capoluogo corso, Ajaccio, celebrato nell’estate del 1992.

“ L’isola ha vissuto momenti di grande splendore- ha detto monsignor Capula- Era l’isola delle ninfe e dei semidei. Le onde del mare potranno diventare vecchie di secoli, ma non potranno portare l’isola da una condizione ad un’altra”.

da La Nuova Sardegna dell’11 novembre 1998


Un uditorio come questo non è facile trovarlo. Potrebbe impressionare il più preparato cittadino di quest’isola. E’ la seconda volta che qui me lo trovo davanti in un’assemblea che ha titoli d’avanzo nel passato e nel presente per la sua vivacità, per la sua franchezza e le sue intuizioni. Vi saluto con cordialità, con rispetto e con affetto. Stavo per non accettare quest’incontro. Ma, l’invito del capo della comunità di quest’arcipelago, il senatore Mario Birardi, con la sua amabilità, ha convinto la mia resistenza. Mi diceva che all’unanimità i consiglieri avevano accettato la proposta di consegnare la medaglia d’oro a monsignor Salvatore Capula nella ricorrenza del compimento del novantaquattresimo anno di età. Grazie della medaglia, di una medaglia d’oro. Per poterla meritare bisogna compiere azioni che segnano la vita di un individuo o di una comunità. Queste benemerenze, in momenti eccezionali, ho creduto sempre di non avere. E se queste benemerenze mi pareva di non dovere conoscere in me, saranno forse quelle dei novantaquattro anni. Saranno l’augurio per arrivare ai cento anni di età. Certo, un medaglia d’oro è un riconoscimento che mette in vista non solo la persona, ma le sue opere, i suoi sacrifici, gli atti egregi compiuti lungo il corso del tempo che segna la propria vita. Io sono nato in un paese di Sardegna che viveva di campagne e di ovili, il 10 novembre 1904. A diciotto anni, giovane seminarista, potei per la prima volta vedere questo mare e mettere piede su quest’isola. Avevo ventinove anni non compiuti, venni alla Maddalena nel 1933, non feci calcolo su quello che mi stava accadendo. Non mi mossi più. Vivevo con disinteresse e con grande generosità fino ad oggi. Mi dedicai senza risparmio a lavorare tra i pescatori e i marittimi, tra gli scalpellini polverosi e scontenti, tra gli operai del cantiere e tra i marinai della Marina Militare e i militi degli altri corpi, in un primo tempo e negli anni successivi. Grazie senatore, grazie ai componenti della giunta, agli assessori e a tutta la comunità delle isole di questo arcipelago. Io non ho mai ricevuto nessuna decorazione da nessuna istituzione e da nessuna comunità con una medaglia d’oro, che fosse il segno di pregi e di servizi resi in momenti difficili, e di azioni insigni. L’arcipelago, il nostro arcipelago, da oltre cento anni ospita la Marina Italiana. La Marina Militare che da un secolo vive su queste isole, era la bandiera con i bianchi solini, era l’ornamento e la fantasia della gioventù. Oggi sta scomparendo, tuttavia non è rassegnata ad abbandonare l’isola, ma vuole rimanere più di quanto i nativi possano desiderare. La piccola lucerna rimane accesa, sono scomparse quelle delle altre armi, ma quella della Marina ancora brilla. Ci sono gli americani, arrivarono ventisei anni fa. Essi sono in tutto il mondo, in tutti i continenti, distribuendo pane, lavoro e pace. Sono in tutti i continenti nelle terre e nei mari. E’ il popolo che è in tutti i continenti, in terra, in mare e negli spazi, persino nei pianeti. Portano pane, ordine, libertà e lavoro. Sono qui in amicizia per sciogliere problemi e pericoli nascosti. Con loro ci siamo noi, in questo arcipelago tutti noi isolani, con venti o ventuno responsabili delle nostre vicende, presenti e future, siamo come venti e ventuno gocce d’acqua, cifre insignificanti. Venti o ventuno gocce d’acqua… diventate mare. Guardate avanti. Fate storia. Siete un’isola, diventate un continente. L’ Inghilterra, un’altra isola, non i pirati, ma gli uomini come Nelson la fecero diventare grande. Le tre caravelle di Colombo scoprirono l’America. Oggi voi siete come le tre caravelle, scoprirete un’altra America. Diventerete grandi con le piccole isole e batterete moneta. E i vostri figli orneranno il vostro petto di medaglie d’oro e vi benediranno.

(Discorso pronunciato da Monsignor Salvatore Capula in occasione della consegna della medaglia d’oro da parte del Comune della Maddalena, il 10 novembre 1998).


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