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Garibaldi
Nel suo testamento Garibaldi aveva lasciato ai figli Manlio e Clelia la casa e il terreno annesso a Nord del "muro Collins" con l'usufrutto alla moglie Francesca; la zona a Sud del muro, cioè la parte meridionale di Caprera, ai figli Menotti, Ricciotti e Teresita.Nella Casa Bianca rimasero per qualche tempo, custodi del passato, Francesca e Clelia che ogni giorno si recavano a portar fiori al piccolo cimitero e ricevevano i molti visitatori che, a partire dall'anno stesso della morte del Generale, compivano il reverente pellegrinaggio alla sua tomba. Menotti e Clelia erano concordi nella volontà di donare l'Isola allo Stato e per esso alla Marina; Menotti e Ricciotti intendevano invece cedere Caprera allo Stato dietro un compenso; Teresita, rappresentata dal marito Stefano Canzio, aveva dichiarato che si sarebbe associata alla volontà degli altri eredi. Poiché era evidente che la donazione o la vendita avrebbero dovuto essere decise all'unanimità, cominciarono subito quelle penose dispute tra familiari, chiamate più tardi dagli studiosi di cose garibaldine le "beghe di Caprera" Fin dal 1882, sotto l'influsso della recente morte, Menotti era riuscito a far firmare ai congiunti un atto di donazione allo Stato, ma in presenza di disaccordi, l'Amministrazione della Marina preferì accettare una formula mista, con la quale case e annessi sarebbero stati donati, mentre il resto dell'Isola sarebbe stato espropriato per uso militare, dietro un compenso. Gli eredi Garibaldi vollero che nello schema di convenzione a cui si addivenne il 2 giugno 1890 e che valutava il prezzo totale della proprietà in £. 300.000, fosse inserita la clausola seguente: "Dal presente atto restano esclusi la casa, la tomba, ed i terreni annessi, ossia frutteto, aranceto, oliveto cinto da un muro a secco, comprese le tre case del pastore e i due mulini a vento che la famiglia Garibaldi cede e dona alla Nazione, riservandosene l'uso come conferma al primo atto di donazione".Ma anche di tale schema di convenzione non se ne fece nulla, soprattutto perché gli eredi - in particolare Ricciotti e Francesca - non ne volevano precisare l'uso che avrebbero fatto dei beni espropriati, cioè della casa e di quanto in esso contenuto. Lo Stato, allora dietro sollecitazione del Parlamento, emise la legge che dichiarava monumento nazionale la tomba dell'eroe (17-6-1890); contemporaneamente venivano avviate le pratiche di espropriazione. Scorrendo gli atti relativi, emerge l'atteggiamento sempre reverente della Marina nel perseguimento della salvaguardia di Caprera per quanto di sacro essa ormai rappresentava per l'Italia. Vi si nota il rigoroso rispetto per le persone degli eredi pure nel continuo servizio agli interessi superiori del Paese. Tra i figli del Generale, la figura più bella resta sempre quella di Menotti, mediatore paziente tra il proprio imperativo morale di consegnare intatta alla nazione ogni memoria del padre, e la meschina litigiosità di Ricciotti e di Francesca.Le "beghe di Caprera" si conclusero con una causa tra Ricciotti da un lato e Francesca e Clelia dall'altro, la cui sentenza del 25 gennaio 1909, relativa alla questione della proprietà della casa, dava ragione alle due donne e condannava Ricciotti al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni per aver disposto di cose che non gli appartenevano.
Il giovane Manlio, ultimogenito di Garibaldi e Francesca Armosino, era frattanto morto di tisi il 12 gennaio 1900, all'età di 27 anni. Nel 1907. lo Stato dichiarò monumento nazionale tutti i beni mobili e immobili di Garibaldi a Caprera, consentendo però alla moglie e alla figlia di vivervi "in ossequio all'ultima volontà del Generale, e per alti sentimenti di convenienza".Infine, nel 1916, venne concluso tra l'Amministrazione della Marina e le due donne la compravendita degli edifici e della zona annessa per £. 93.000. Caprera era dunque finalmente protetta. Francesca continuò a portare i fiori sulle tombe dei familiari fino al 1923, quando si spense all'età di 77 anni e andò a raggiungere Garibaldi, Rosita, Anita e Manlio.
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