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Curiosità isolane
La Maddalena è popolata da poco più di 250 anni. Il suo passato, come quello di tutto l'Arcipelago, è un passato di deserto e di silenzio. E di abitazioni così precarie che anche se gli uomini (pochi sempre) vi dimoravano, i geografi faticavano ad averne notizie; o almeno a mettersi d'accordo sulle informazioni. Questo gruppo di isole, collocate in fondo alle Bocche a fare quasi da traguardo di riferimento, furono viste e conosciute fin dall'antichità. Chi navigava per il mare italico almeno una volta doveva passare da queste parti.
La stessa archeologia ci dà ragione: proprio qui, a Santo Stefano, furono scoperti alcuni anni fa i resti di quella che per qualche tempo si pensò fosse stata la più antica sede dell'uomo nell'isola (più di 4000 anni prima di Cristo). Erano pezzi di oggetti in pietra ed in terracotta, e resti di pasto: stavano sotto una roccia, riparo primitivo offerto a quel primo uomo sardo (sardo?: maddalenino, semmai). Dunque, l'uomo c'era. O per lo meno ci passava. Del resto, anche il più antico e rinomato dei geografi, Claudio Tolomeo (II secolo dopo Cristo), mostra di conoscere l'Arcti Promontorium, il Capo dell'Orso, così chiamato perché "un accidente prodotto dalla frammentazione d'un immenso blocco di granito", come diceva il Lamarmora, ha dato forma d'orso, già duemila e passa anni fa, alla roccia imponente che domina dall'alto d'uno spuntone della costa sarda l'intero arcipelago. Roccia conosciuta ai naviganti, e anche temuta: perché correva fama che le navi ne fossero attirate come se esse fossero di ferro e la roccia una gigantesca calamita, dice il geografo. Così fu misteriosamente attirata a terra la nave errabonda di Ulisse. Conosciute e frequentate ab antiquo, dunque, queste isole.
Ma disabitate e insieme temute: la grande nave romana che Gianni Roghi trovò trent'anni fa ancora quasi intatta sui fondali di Spargi con le sue 300 anfore era affondata fra il 120 e il 110 avanti Cristo. Quello che si è salvato dalle razzie è radunato dal 1982 in un museo navale, intitolato a Nino Lamboglia, direttore del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina, che guidò le campagne di recupero: in mezzo a mille difficoltà e a mille rifiuti. Ma quella di Spargi era soltanto una delle cento navi perdute.
In gran parte del mondo le isole minori con clima favorevole hanno subito negli ultimi decenni una marcata trasformazione per effetto del turismo con il degrado degli ecosistemi naturali in ecosistemi seminaturali o fortemente artificializzati.
A fronte di questa tendenza generale, l'Arcipelago di La Maddalena, se si eccettua l'isola principale, sede di un importante centro abitato, ha conservato una sostanziale condizione di naturalità sia in contesto terrestre (Spargi, Budelli, Razzoli, Spargiotto, Barrettini, Mortorio e Nibani) e soprattutto marino e costituisce un positivo esempio di tutela del sistema costiero che si estende per oltre 180 km.
Oltre all'isola di La Maddalena dove sorge la città omonima, e l'agglomerato di Stagnali a Caprera e circa 20 abitazioni in una ristretta area di Santa Maria abitate solo nel periodo estivo, è del tutto disabitato, e ha conservato fondamentalmente l'assetto risalente a oltre due secoli or sono, come testimoniato dal Portolano dell'Albini dell'inizio del XIX secolo.
L' Arcipelago, costituito da oltre 60 isole e isolotti di natura granitica e scistosa, rappresenta un complesso strettamente interdipendente di mare e terra, che costituisce uno dei paesaggi considerati tra i più suggestivi del mondo per morfologie, paesaggio vegetale, mare e biocenosi marine, anche a ragione della sua collocazione geografica nello stretto di Bonifacio, punto di divisione e raccordo del più vasto sistema insulare sardo-corso.
La geomorfologia del territorio è caratterizzata da rocce di natura granitica con forme oltremodo significative di erosione eolica e marina che costituiscono veri e propri monumenti naturali su rocce granitiche. Nel Mediterraneo non esistono altri sistemi insulari a dominante cristallina caratterizzati dalla vicinanza tra le diverse isole separate da canali marini con bassi fondali. Le forme delle terre emerse sono caratterizzate pertanto da rilievi granitici di tipo Inselberg, ovvero ammassi granitici di tipo Thor e superfici cariate e tafonate di grande estensione sia lungo le coste, sia nelle parti più interne dell'isola.
L'area maggiormente simile, peraltro in continuità geografica è rappresentata dall'Arcipelago di Lavezzi a cui nel futuro potrebbe estendersi il Bene con l'istituzione del Parco Internazionale delle Bocche di Bonifacio. Nonostante la modesta altezza dei rilievi delle singole isole, di poco superiore a 200 m s.l.m., ad esempio a Caprera, si hanno ambienti tipicamente montani con forme e aspetti quasi alpestri.
L'isola della Maddalena ha conservato il fascino di un antico borgo di pescatori. Nettamente contrastante con l'artificialità degli insediamenti turistici delle coste sarde, le isole dell'Arcipelago sono giunte fino a noi praticamente intatte. Il granito rosato, tinto da mille sfumature, emerge prepotente dalla macchia mediterranea profumata dal mirto, dal cisto e dal rosmarino che solo negli anfratti più nascosti diviene foresta; le spiagge sono candide o rosate e si immergono in acque cristalline.
Qui in realtà a governare sono solo i venti e le furiose tempeste delle Bocche di Bonifacio che modellano le rocce e la vegetazione e per decenni hanno dosato i flussi turistici. Gli spettacolari panorami del parco sono in grado di affascinare chiunque, ma i naturalisti possono apprezzare decine di endemismi botanici: la lucertola di Bedriaga, le colonie di gabbiani còrsi dal becco color del corallo, le immersioni del marangone dal ciuffo, i conigli selvatici e le frotte di migratori in primavera e in autunno.
Durissimo granito, vento sferzante e acqua che ti abbaglia tanto è trasparente fanno parte di uno scenario intatto da milioni di anni che oggi vede fiocchi, genoa e spinnaker gonfi di vento per la gioia degli appassionati navigatori. Garibaldi sorveglia imperturbabile gli "eroici" timonieri dei giorni nostri.
La Maddalena, lo straordinario mini arcipelago tra Sardegna e Corsica, dove il vento spinge a cogliere le splendide emozioni della navigazione silenziosa, è una scelta turistica sicura e facile da raggiungere per chi ama il mare, sia che voglia prendere solo una perfetta abbronzatura sia che desideri veleggiare in un mondo che sembra fuori dal tempo tanto è invariato da milioni di anni. Il capoluogo dell'arcipelago, è una città piccola ma schietta, attraversata da carrugi sovrastati dalle case risalenti la collina che domina Cala Gavetta, l'antico porto attorno al quale si è sviluppato l'abitato.
La Maddalena conserva il suo aspetto di porto di mare, con il continuo andirivieni dei traghetti e il brulichio estivo e invernale dei coloratissimi turisti. La realtà attuale è il prodotto di storie e culture diverse. Corsi, galluresi, genovesi e campani, qualche inglese e oggi anche gli americani si sono incontrati qui. E lo si sente nel dialetto locale, ricco di espressioni proprie e diverso dal gallurese, anche se la Gallura è appena di là dal mare."La Maddalena è, per così dire, un microcosmo autosufficiente, staccato con il suo arcipelago dalla Sardegna, emerso con le sue rocce tra Sardegna e Corsica; frammento estremo e frastagliato d'Italia, che riflette in sé l'intera penisola e, in un certo senso, il mondo intero". Così la definiva Mario Soldati.
Può sembrare una contraddizione ma, al contrario di altre località della costa, sono proprio le attrattive sulle quali si basa il turismo di oggi, il mare, il vento e una natura selvaggia, ad aver a lungo scoraggiato l'insediamento dell'uomo in queste terre. Le coste sono in prevalenza rocciose: le spiagge sono di piccole dimensioni, racchiuse tra promontori, e la loro formazione non è sabbiosa perché deriva dallo sfaldamento della roccia granitica. Ed è il granito l'elemento caratteristico del paesaggio.
Questa roccia vulcanica cristallina ha circa 350 milioni di anni e ha subìto paziente l'azione dell'acqua, del vento, del caldo e del freddo che la fendono erodendo le sue parti meno compatte e modellando nuove forme fantastiche. Basta bordeggiare lungo le coste per godere di visioni suggestive: la roccia assume infatti la forma di animali, di volti e di strutture bizzarre come la celebre testa del polpo o quella della strega a Cala Corsara.
Apparentemente inospitale, il granito offre nicchie dove crescono le piante tipiche dei luoghi esposti al salino, come il finocchio, e anche i ginepri sviluppano i loro tronchi contorti mentre le chiome sono tenute basse dall'azione incessante del vento.
Anche l'ambiente sommerso è caratteristico: attorno alle isole e lungo la costa si estende un vasto bassofondo che raramente supera i 40 metri dove proliferano le gorgonie. Gialle, bianche e rosse, formano colonie ramificate spesso di grandi dimensioni e da esse si protendono i tentacoli di innumerevoli piccoli polipi. Una delle zone più belle è la secca dei Monaci, dove oltre ai colori dei coralli si aggiungono una straordinaria limpidezza dell'acqua e lo spettacolo del passaggio di dentici e ricciole.
La Maddalena ha quindi una sua spiccata personalità naturale e quindi anche turistica. Le rocce levigate da millenni di venti salmastri e la umile vegetazione che tuttavia vi si abbarbica e sopravvive, l'acqua dai colori che non si sono mai visti così brillanti e le miriadi di pesci che si rincorrono nelle trasparenze cangianti, ne fanno un piccolo, aspro ma affascinante mondo a sé che una volta conosciuto ti lega inevitabilmente per sempre. Le gorgonie sono un'esperienza a sé anche per chi conosce i mari tropicali. Gialle, bianche e rosse, formano colonie ramificate da cui si protendono i tentacoli di innumerevoli piccoli polipi. Esseri viventi che fluttuano con dolci movenze disegnate dalle correnti, organismi agili che evocano scenari paradisiaci.
La Maddalena, l'isola maggiore dell'arcipelago, è estesa 20, 12 kmq, con uno sviluppo costiero di km 43, inferiore solamente a quello di Caprera. La struttura dell'isola è costituita dalla granitite (granito normale) con l'eccezione del vasto promontorio settentrionale di Punta Marginetto formato da graniti porfirici, con filoni basici. Altri filoni acidi si incontrano nell'entroterra meridionale di Porto Lungo, alla base della penisola di Punta Abbatoggia, mentre filoni di quarzo si riscontrano nel settore sud occidentale dell'isola.
La morfologia dell'isola è aspra con la vetta nel mezzogiorno a Guardia Vecchia (m 152) e rilievi a occidente (Il Puntiglione: m 143), a nord ovest (Punta dei Colmi: m 122), a nord est (La Trìnita: m 125) e ad est (Punta della Villa: 108). Le cale si distribuiscono lungo tutto il litorale de La Maddalena, con la profonda valle sommersa della cala Peticchia e le cale Spalmatore e Longa ad oriente, il vasto golfo dello Strangolato a settentrione, le cale Maiore, l'Inferno e Francese ad occidente e le cale di mezzogiorno da Cala Nido d'Aquila, a cala Gavetta, cala di Chiesa, cala Camiciotto e cala Camicia.
Se la frequentazione preistorica dell'isola è documentata nella penisola nord occidentale dell'Abbatoggia, l'insediamento di età romana e medioevale va localizzato nell'area meridionale, in relazione agli approdi di cala Gavetta e cala Chiesa, dove sarà rifondata la città sabauda di La Maddalena nel 1777.
Il quadro dei rinvenimenti archeologici de La Maddalena è attestato, nel secolo XIX, da Giovanni Spano, secondo il quale due aree di necropoli romane si individuavano presso Cala Chiesa, nello spazio compreso tra le odierne via principe Amedeo e via Aldo Moro, e in località La Moneta. Se in quest'ultimo settore era forse un insediamento rurale, il centro principale dell'isola doveva essere quello di Cala Chiesa, in funzione dell'approdo meglio protetto de La Maddalena. I dati numismatici riferiti dallo Spano si scaglionano tra l'età tardo repubblicana (prima metà I sec. a.C.) e l'età imperiale ( monete di Antonino Pio, Filippo l'Arabo, Costantino I).
Ad onta della modesta zootecnia che doveva praticarsi già in antico se possiamo accreditare un'origine romana del nesonimo Porcaria, attestato a partire dal medioevo, in relazione all'allevamento dei suini, è presumibile che l'insediamento portuale di Cala Chiesa sia da porre in rapporto con l'attività estrattiva del pregiato granito dell'isola, in particolare di Cala Francese, nonostante sia noto che l'attivazuione industriale in età moderna delle cave rimonti al 1860.
Nel medioevo l'isola di Porcaria è documentata ripetutamente in relazione ad un insediamento monastico detto di S. Angelo. Il monastero e la chiesa de Sancto Angelo de Porcaria dell'ordine benedettino sono attestati per la prima volta nel 1238 e, successivamente, nel 1246 nella ratifica, da parte del pontefice da Innocenzo I, dei privilegi, concessi al monastero insulare dal vescovo civitatense Pietro, benché la titolatura del monastero, caratteristica del menologio bizantino, possa far sospettare un'origine altomedievale dell'insediamento monastico o della sola chiesa.
Nelle Rationes Decimarum Italiae troviamo documentati i versamenti alla Santa Sede del priore Pachalis o Paschalinus di Porquaria o Porcargio, della diocesi di Civita, per gli anni 1341, 1342, 1346-1350. Tali versamenti, sempre inferiori a quelli dell'altro monastero insulare di S. Maria de Budello, ugualmente di osservanza benedettina, e progressivamente ridottisi dalle 4 libbre di Alfonsini del 1341 alle 2 libbre e 2 soldi del 1346-1350.
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