La Maddalena


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Maddalena

Libri e ricerche > Baldacci - Lilliu 1961

La costa meridionale de La Maddalena presenta tre piccole insenature consecutive. Da est verso ovest esse sono: Cala di Chiesa, Cala Mangiavolpe, Cala Gavetta. Di queste tre, la più vicina a Guardia Vecchia è la Cala Gavetta, che è anche la più vicina alla costa sarda: situazione di vantaggio e di maggior comodo per i militari e per i civili, la quale ha determinato la scelta di questa cala, come prima località di insediamento lungo la marina. Cala Gavetta, aperta verso mezzogiorno, presenta ora una larghezza all'imboccatura di 125 m, e, nella parte più interna di 40 m; la lunghezza è di quasi 200 m.

I fondali odierni (la cala è tutta banchinata) si sviluppano sui 3 m; ma a circa 20 m dalla riva si articola l'isobata di 5 m con profondità massime di 6 e 7 m. Nel complesso quindi si tratta di cala buona per il naviglio militare e carico leggero. Dalla costa orientale di Cala Gavetta si stende un aggetto peninsulare, alquanto movimentato ma largamente convesso, presentando condizioni proprie per lo sviluppo di un incolato anche di notevole entità.

Ma forse perchè troppo scoperto rispetto al vento di ponente, fu inizialmente evitato, e le prime modeste abitazioni de La Maddalena cominciarono invece a sorgere sul versante di ponente, nel declivo detto Spiniccio, lungo le odierne vie Cloro, Gianicolo, Cissia, Guerrazzi. Nella parte pianeggiante e più interna della cala erano stati eretti già in precedenza, come si apprende dalla relazione dell'Ing. Cochis, baracche, capannoni e magazzini militari. Sappiamo che nel 1874 a La Maddalena - e si tratta certamente de centro - erano 17 capanne e 81 case coperte di tegole, comprendenti 141 vani. Ogni casa aveva pertanto una media di vani 1,7.


Tale media induce a ritenere che si tratti in gran parte di abitazioni monocellulari. Non abbiamo riferimenti particolari per seguire lo sviluppo dell'incolato, che dovette ben presto estendersi nell'aggetto peninsulare verso Cala Mangiavolpe. Sulla sponda di ponente di questa cala, secondo le notizie offerte da "un tal De Nobili comandante di un pinco" esistevano alcune capanne di pescatori "napoletani", che venivano saltuariamente abitate.

L'espansione urbana fu molto rapida e simultanea all'abbandono della Villa, ove nel 1779, erano "altri pochi, che ivi sono rimasti, per non voler abbassare alla marina", come diceva il Vescovo di Ampuria e Civita, recatosi nell'arcipelago in visita pastorale. Nello stesso anno si pone il problema dell'erezione della nuova chiesa parrocchiale, non potendo più funzionare come tale quella della Trìnita situata nella parte più impervia dell'isola.

La nuova chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria Maddalena, sorse nel luogo dell'attuale, al centro della penisoletta, mentre la precedente chiesa fu dedicata alla Santissima Trinità. Intanto andava formandosi anche l'organizzazione amministrativa, e La Maddalena ebbe il suo primo sindaco con Antonio Ornano.

Si giungeva così ad una piena funzionalità di vita cittadina soltanto a circa un decennio dalla occupazione militare, che aveva radicalmente e in meglio trasformato questa zona dell'arcipelago.

A chi osserva una "veduta della Maddalena del 1787" pubblicata dal Garelli, non può sfuggire il fatto che l'abitato conta già numerosi palazzetti a due piani, denotando una situazione economica che relegava nei più tristi, sebbene non lontani ricordi, il tenore di vita condotto negli stazzi della Villa.

La vendita della Corsica alla Francia, le lotte tra Francia e Regno Sardo e l'episodio del 1793 risoltosi con insperata fortuna, sono elementi che tengono a dare alla vita cittadina de La Maddalena un distacco sempre più netto con Bonifacio e un'affermazione sempre più efficace della propria individualità nella compagine statale del Regno. Sudditi fedeli dell'ultima città acquisita dal Regno e simultaneamente ardite sentinelle nel più lontano confine, i maddalenini sono favorevolmente secondati dal governo centrale nelle loro molteplici iniziative. Il tramite è fornito dal Barone des Geneys, che in qualità di Capo Squadra e Comandante la Regia Marina, soggiornò a La Maddalena durante il periodo napoleonico. Negli anni dal 1803 al 1816 fu primo governatore dell'arcipelago, Agostino Millelire. In questi anni, all'incirca dal 1800 al 1814, l'area urbana occupò interamente la penisoletta e risalì il declivo retrostante. Tra le costruzioni allora iniziate ricordiamo la chiesa parrocchiale, oggi esistente, alla quale è legata la generosa sollecitudine del Des Geneys.

Il gruppo maddalenino originario abitava allo Spiniccio nelle case con stanze giustapposte, possibilmente con un cortiletto retrostante, o nei piccoli e massicci palazzetti della marina a due piani, tra i quali ricordiamo quello di Via Montebello, che ha la seguente iscrizione: Qui dimorò e visse Agostino Millelire - Primo governatore dell'isola - Dal 1803 al 1816. Il gruppo napoletano si era invece esteso lungo la striscia costiera di Mangiavolpe, articolando il suo sviluppo lungo un antico gradino di battente, arretrato di una trentina di metri rispetto alla costa del tempo. Posizione molto opportuna e rispondente anche al tipo di casa "napoletana" che si completa di terrazzo, e al servizio che deve espletare il piano terra, adibito a deposito e a magazzino. Il piano superiore apparteneva in genere a commercianti e rivenditori; il piano inferiore ai pescatori, che spesso usufruivano di un opportuno riparo per le imbarcazioni. Il gradino anzidetto ha inoltre determinato l'andamento tortuoso del corso,ove si fronteggiano case nonostante recenti adattamenti ed alterazioni, conservano ancora nella propria struttura complessiva elementi di netta distinzione. Uno di questi è la volta, che compare ancora in qualche stanza delle case di Mangiavolpe e per la quale si utilizzava il tufo che portavano qui dall'isola di Santa Maria o da Capo Figari. Nello stesso corso, nella fila di settentrione, ho veduto una casa con scala esterna, che, mi si dice, è casa di Ponziani. La scala esterna, demolita nel centro urbano per favorire la viabilità, era un altro elemento edile che distingueva i due tipi "etnici" di costruzione, ora omogeneizzati e scomparsi col cemento armato.

Concluso il periodo napoleonico e trasferita a Genova la base della Marina Sarda nel 1814, La Maddalena perdette la sua importanza di piazzaforte militare e quindi quel benessere che ad essa derivava dalla permanenza di truppe a terra e di una squadra navale in rada. L'ampliamento urbano subì un arresto quasi totale in uno con l'arresto dell'incremento demografico, e La Maddalena, come diceva Alberto Ferrero Della Marmora, divenne una cittadina di vecchi, donne e bambini, perchè la gioventù valida era nella flotta militare e commerciale della Marina Sarda. Lo stesso autore scriveva che "il borgo è ben fabbricato; tutto vi annunzia la proprietà, lo che offre un contrasto sorprendente con altri villaggi della Sardegna". Ed invero anche oggi - e l'ho notato altrove - si ha identica sensazione, che riflette la laboriosità seria e fattiva degli abitanti de La Maddalena.

Nel censimento del 1871 la città appare articolata in due sezioni, evidentemente per utilità di rilevamento, ma anche per diverso aspetto topografico: sezione Marina e sezione Castelletto. Questa comprendeva il settore ad occidente della chiesa, che declina nell'attuale Via Cairoli. Una frazione di censimento, denominata Quarantena, comprendeva l'abitato sulla sponda occidentale di Cala Gavetta, là ov'è ora Piazza Saint Bon con i suoi diversi edifici. La frazione di Quarantena, così detta perchè vi era il Lazzaretto, si era sviluppata sotto la protezione del Forte Balbiano.

Il rstabilimento della piazzaforte nel 1887 condusse verso un rapido miglioramento generale, che la città registrò come un indice sensibilissimo nel suo ampliamento edilizio. Le costruzioni civili e militari si estesero lungo tutto il settore costiero meridionale dell'isola sino a Punta Moneta, circondando di banchine, di scali e di magazzini la Cala Mangiavolpe, Cala Chiesa, Cala Camiciotto, Cala Camicia, adattando, scavando e dragando la costa e il mare antistante. Gli alloggi per i militari e per i civili addetti all'arsenale, si svilupparono nel declivo retrostante, con un piano regolatore razionalmente attuato, con palazzine a più pianied a più appartamenti, trasformando l'incolto e aspro paesaggio originario in una città giardino dalla folta e vivace fioritura subtropicale. Il nuovo impianto edilizio, considerato nel suo intero complesso plurifunzionale estendeva improvvisamente di circa sei volte l'area urbana de La Maddalena, con un fervore di opere pieno di eccitato dinamismo. Naturalmente altro lavoro veniva febbrilmente svolto in altre parti della stessa isola e in altre isole dell'arcipelago, ove si costruivano basi appoggio per rifornimenti, fortini di varia potenza, caserme di diversa grandezza, polveriere, ecc.

Tutti questi apprestamenti, effettuati secondo un piano organico ed ovviamente rivolti ad un unico scopo, richiedevano un fitto ordito di comunicazioni per mare e per terra. La viabilità interna, pur trattandosi di strade militari, si avvantaggiò notevolmente; non si trattò di strade le quali, una volta costruite, vengono poi trascurate sì che scompaiono in pratica dalla realtà e rimangono nel convenzionale simbolismo di una carta geografica, ma di strade con manutenzione sempre adeguata a rispondere agli scopi militari. Pur con qualche limitazione, le strade hanno servito il traffico civile ed hanno reso possibile la valorizzazione agricola di alcune aree periferiche, con aumento nel prezzo dei suoli, ma con l'evidente convenienza a costruire ed a rimanere in campagna. In questo periodo - 1890 - Maddalena e Caprera furono colegate via terra con una diga bassa, lunga 600 m, interrotta da un ponte girevole.

Mentre nell'ambito del perimetro cittadino del 1887 si riempiono i vuoti, e taluni edifici sono provvisoriamente destinati ai nuovi uffici previsti, la città si amplia verso oriente. Si procedette alla stabilizzazione ed alla colmata della parte più interna di Cala Mangiavolpe, formando così la vasta Piazza Arenedda (oggi Piazza Umberto I), circondata dalle palazzine del Comando. Questa bella facciata urbana ha richiesto un'adeguata sistemazione generale che nel complesso è ben riuscita, anche per la magnifica strada cha da qui si inerpica per Guardia Vechia. L'edificio postale costruito di recente (1958) ha tolto alla piazza parte della visuale, ed ha alterato lo stile umbertino della medesima. in realtà La Maddalena borghese termina in questa piazza; al di là tutto l'impianto edilizio è militare o in funzione del medesimo. La città è caratteristica per questa netta distinzione.

Le abitazioni civili del settore orientale della città si sono sviluppate nel rione Due Strade, che presenta un allineamento di palazzine sul tipo residenziale a città giardino, mentre un altro incolato si sviluppava contemporaneamente a Moneta, tra Cala Camicia e la Peticchia, con palazzi a più piani destinati sopratutto agli operai addetti al cantiere navale. Quest'ultimo agglomerato figura per la prima volta con la qualifica di centro abitato nel 1936, ma, in pratica esprime l'ampliamento più lontano dell'incolato rispetto al baricentro cittadino. La particolare funzione militare del settore orientale de La Maddalena, che è fornita di tutti i servizi e di tutti gli elementi di una città autonoma giustapposta e quella borghese, spiega le anomalie che fattori artificiosi determinano in forma traunsente o permanente. Moneta è oggi abitata da borghesi: famiglie numerose, che più di ogni altra risentono della depressione economica dilagante.

Nello stesso tempo anche la città borghese si è ampliata, con edifici di minor volume, risalendo la collina verso il cimitero vecchio. Il trasferimento del vecchio cimitero alla Trinita, ha consentito il recente ampliamento della città in questa zona panoramica, completando lo sviluppo assunto più ad occidente con il grande edificio scolastico (1903-1911) e con il campo sportivo.

Un'altra direttrice "borghese" di ampliamento si è attivamente inserita nel settore occidentale, oltre Spiniccio. Qui a fianco ad abitazioni nuove ma di stile tradizionale, sorgono palazzi a più piani in cemento armato e graziose villette. Sulla costa, l'albergo ESIT (Ente Sardo Industrie Turistiche), è l'emblema del nuovo tipo di costruzionenche rinunzia al granito ed alla tradizione, dando una impressione di spiccata modernità a chi viene per la prima volta a La Maddalena. Un altro albergo è sorto ex novo nel centro cittadino (1956), che dimostra in tal modo di non essere trascurato ed è invece migliiorato, nonostante l'ampliamento notevole del perimetro urbano.

Non è opportuno trattare nei particolari dell'incremento demografico della città, dato che il movimento della popolazione di tutto l'arcipelago - già trattato - è in pratica quello del centro urbano, e che non è sempre possibile distinguere con chiarezza la popolazione borghese da quella militare. E' invece importante ossrvare che la pianta cittadina è il risultato di una giustapposizione di due aspetti e funzioni molto diverse, ma ovviamente interdipendenti: ad occidente si estende la città borghese e ad oriente quella militare, che occupa una superfice poco più che doppia. In altre piazzaforti marittime, come a La Spezia e a taranto, questo fenomeno di interdipendenza è molto sentito, perchè l'area borghese è legata anche ad un hinterland. A La Maddalena, l'isola e l'isolamento, determinano un innesto così intimo ed una subordinazione così esplicita tra i due centri che la decadenza di quello militare si ripercuote immediatamente su quello borghese. La mancanza di altri congrui cespiti economici vincola ogni incremento del centro urbano alla base militare. E' certo una subordinazione fortemente aleatoria, ma è anche la causa che ha consentito in questo roccioso arcipelago uno sviluppo cittadino. ed alla qualw, anzi, La Maddalena deve la sua così avventurata esistenza.


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