La Maddalena


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Mitico 1849 a cura di L. Puddu

Cultura isulana

È l’alba del 18 settembre del 1849 quando il “Tripoli”, nome di un piroscafo che diventerà tragicamente celebre in una notte di febbraio del 1918, attracca ai moli di Cagliari. Reca tra i suoi passeggeri, ma non per gita turistica, il generale Giuseppe Garibaldi. Il famigerato Garibaldi, come viene qualificato dalla polizia sabauda, era stato arrestato a Chiavari per impedirgli di arrivare a Genova dove qualche mese prima i bersaglieri di La Marmora avevano operato una dura repressione e la sua presenza rischiava di riaccendere la rivolta popolare.

L’eroe di Montevideo, ma anche di Roma, era sfuggito alle truppe croato-papaline che lo cercavano nella lunga marcia che la Legione da lui comandata aveva fatto nell’Italia centrale con la speranza di recare soccorso alla repubblica di Venezia che ancora combatteva. Lo aveva aiutato un prete, uno di quei sacerdoti che avevano inneggiato al primo Pio IX ma che lo avevano abbandonato dopo la sua retro-marcia e si era schierato a fianco del grande oratore popolare di Trastevere Ciceruacchio e del padre barnabita Ugo Bassi, fucilati ambedue a Bologna dagli austriaci.

Si chiamava don Giovanni Verità e aveva rischiato la pelle due volte: la prima nascondendo Garibaldi pur con la presenza delle truppe austriache, la seconda quando il bandito Pelloni, il famoso Passatore lo sequestrò imponendogli di versargli una consistente quota di denaro che, a suo dire, Garibaldi gli avrebbe depositato.

Appena a Cagliari si sparge la notizia del suo arrivo, vista l’impossibilità del suo sbarco in città, decine di barche stracariche di cagliaritani circondano il Tripoli e chiamano a gran voce Garibaldi perché parli. E dal ponte Garibaldi riconosce anche i suoi compagni Raffaele Treglia e Angelo Portoghese combattenti nella Repubblica Romana, con Portoghese che dopo aver combattuto in Uruguay non seguì il generale nel secondo esilio ritrasferendosi in Uruguay mentre Treglia insieme al leggendario maggior Leggero, alias Giovanni Battista Culiolo maddalenino, e a un altro garibaldino, il trombettiere di Montevideo Luigi Cucelli seguiranno Garibaldi nell’avventura americana.

Il Tripoli proseguì la navigazione verso Tunisi nella speranza che il Bey accogliesse i confinati del governo Sardo ma nonostante tutte le pressioni il Bey rifiutò e il Tripoli fu costretto a ridirigersi verso Cagliari, La dottoressa Ferrai Cocco Ortu ha pubblicato i documenti di archivio da cui risulta che in attesa di ordini da Torino Garibaldi e i suoi compagni, con la scorta di un nutrito drappello di militari, fu sbarcato nell’isola di La Maddalena.

A La Maddalena Garibaldi trascorse quattro settimane relativamente libero, ospite della famiglia Susini, uno dei quali aveva combattuto con lui in America del Sud, cacciando e pescando fino a quando una fregata Sarda lo trasportò a Gibilterra, di lì a Liverpool e quindi a New York. Durante il tempo trascorso nell’arcipelago rimase folgorato dalla bellezza del paesaggio e colpito dalla generale solidarietà che il popolo maddalenino gli aveva riservato. Intanto a New York si preparavano accoglienze trionfali.

Una giornalista americana Margherita Fuller, corrispondente dei più importanti quotidiani americani aveva costruito per la società democratica di quel Paese il mito della Repubblica Romana, di una costituzione che gettava una potente luce di modernità in una realtà dove le monarchie assolute restituivano il secolo al Medioevo, con una assemblea che aveva abolito la pena di morte, che aveva introdotto il suffragio universale, che aveva consentito libertà di stampa e di parola perfino ai seguaci del Papa, che aveva radunato intorno a sé una legione di progressisti delle più diverse nazionalità, che aveva offerto il sacrificio di tanti giovani che morivano nel nome dell’unità italiana, con un capo come Mazzini che era corso al telegramma di Mameli (Roma Repubblica venite) per servire il sogno della sua vita con umiltà.

Ma Garibaldi rifiutò qualunque onoranza reputando ciò che aveva compiuto un suo dovere imprenscindibile e dopo un collaborazione nella fabbrica di candele di Antonio Meucci, l’inventore del telefono, il marinaio riprese il mare e visitò le più disparate regioni del mondo fino a quando ricevuta comunicazione che le ragioni del suo esilio erano cadute tornò in patria nel 1854.

Fu dopo qualche mese che Garibaldi tornò nell’arcipelago e contrattò con i coniugi Collins e coi figli di un bandito corso Ferracciolo l’acquisto di un pezzo di terra su cui iniziò la costruzione della sua casa in Caprera che da allora diventerà un simbolo molto amato della nostra storia nazionale. A 160 anni dalle date che sono state ricordate non mi è parso che le nostre istituzioni, salvo alcuni impenitenti nostalgici, abbiano avuto occasione di ricordare il valore, il significato di queste pagine della nostra storia, e tuttavia, come può testimoniare l’autore di queste note, presente nel 1949 all’inaugurazione del monumento a Mazzini, le celebrazioni della Repubblica Romana investirono il parlamento, le comunità locali, la scuola, l’Università e tutte le strutture della cultura italiana.

Tutto questo nonostante un governo sostenuto da una maggioranza assoluta della Dc, che vorrebbe dire della rappresentanza dei cattolici vicini a Pio IX . Ma c’è un particolare che spiega il perché: il presidente del Consiglio si chiamava Alcide De Gasperi.

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