La Maddalena


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“Noi credevamo” tra Giuseppe Garibaldi e Gian Maria Volontè

Gianmaria Volonté

Non è un caso che l’unico film in grado di rappresentare il Bel Paese nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia sia stato proiettato nell’Arcipelago in cui giace Giuseppe Garibaldi. Solo un ponticello separa Caprera, il luogo scelto dal condottiero per passare la seconda parte della sua vita e dove ancora esiste nascosta tra gli ulivi la sua casa museo, da La Maddalena, parco naturale tra la Sardegna e la Corsica, in cui l’attore Gian Maria Volontè è sepolto. E proprio a La Maddalena da anni Giovanna Gravina, in memoria del padre, dirige una rassegna dedicata all’arte e al lavoro dell’attore, invitando alla fine di luglio attori e registi a mostrare le proprie opere e allievi selezionati dalle accademie d’arte drammatica a seguire il laboratorio teatrale tenuto questo anno da Paolo Rossi (l’anno scorso da Toni Servillo).

Le scene girate nel parco naturale del Cilento e nelle altre zone del Risorgimento Italiano sul grande schermo montato all’interno della Fortezza dei Colmi a ridosso del mare, con le isole di Spargi e Budelli e le Bocche di Bonifacio sullo sfondo è molto suggestivo, soprattutto per Mario Martone, che a settembre presiederà la giuria della Mostra del Cinema di Venezia e continua ad accompagnare nei luoghi più impensati il suo film.

Ne è passata di acqua sotto ai ponti da quando il film è stato presentato l’anno scorso al Festival di Venezia. Che cosa significa tutto questo successo per il pubblico italiano? “Non è stato un percorso in discesa -risponde Martone-, ci sono state varie difficoltà economiche e problematiche, non chiamiamole di censura ma sicuramente di grande discussione critica sulle scelte che volevo compiere per questo film. Insomma, anni e anni difficili”. Sembrava anche che la distribuzione dovesse essere in tono minore, con sole trenta copie per le sale italiane. “Tutto sembrava andare contro quella dimensione popolare del film che invece per me era fondamentale.

Quando Noi credevamo uscì e lo vidi a Milano, dalle reazioni commosse e partecipate del pubblico mi resi conto che tutte le diffidenze dei tanti filtri produttivi, finanziari, critici e anche storici trovavano nel pubblico una risposta vera.”Così è cominciato il lungo viaggio a viso aperto di Noi credevamo: quali sono state le sorprese durante il cammino? “I giovani. La cosa impressionante -ricorda Martone- è stata la qualità e la quantità di ragazzi che io neanche immaginavo. Tra l’altro il film è uscito nel momento delle occupazioni delle scuole e delle università contro i tagli del governo ed erano in molti a proiettare il mio film.

Non erano i professori che volevano spiegare il Risorgimento, ma i ragazzi che avevano intuito il senso politico prima che storico del film e che li riguardava direttamente”. A seguire ci sono stati incontri e discussioni che lasciano ben sperare per il futuro. Infatti, rispetto al tempo della lavorazione del film, l’assetto dell’Italia è un po’ cambiato. Due grandi città come Milano e Napoli hanno detto di no a un certo tipo di politica. Come vede Martone questo cambiamento? “Già da un po’ era nell’aria che le persone avrebbero detto basta a questa situazione in cui venivano considerate come oggetti da manipolare attraverso menzogne e strumentalizzazioni di vario genere.

Napoli è un esempio chiaro in cui i cittadini hanno finalmente dimostrato di saper pensare con la propria testa. Forse è arrivato il momento –si augura Martone”. Con questi presupposti il futuro del cinema quale sarà? Secondo Martone il successo di Noi credevamo non è stato un fatto positivo solo per il film e per chi ci ha lavorato, ma per tutta un’area cinematografica indipendente e che cerca di considerare il cinema come un luogo di pensiero e non soltanto di distrazione. E’ possibile continuare ad immaginare, c’è un pubblico che ci crede e quindi bisogna produrre film anche per loro. E’ un pubblico che va rispettato. “Fondamentali la commedia e il cinema popolare, ma non si può rinunciare o indebolire il cinema d’autore, che in Italia ha una tradizione fortissima”.

Ma i prossimi lavori di Mario Martone presto andranno nella direzione dell’opera lirica. “La mia terza passione oltre al cinema e al teatro. La musica è una parte importante del mio lavoro e farò Fidelio al Teatro Regio di Torino e Luisa Miller alla Scala”.

Barbara Sorrentini
(31 luglio 2011)

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