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Caprera
Il nesonimo Capraria, riferito alla seconda isola per estensione del gruppo delle isole del Fretum Gallicum, quale che fosse il toponimo classico concorrente, era certamente attestato nell'antichità, poiché esso, come osservato da Emidio De Felice, "è documentato per la prima volta... nella Cosmographia dell'Anonimo Ravennate, V 25: fonte tarda, già alto-medioevale, ma assumibile come fonte classica in quanto fondata su un Itinerarium romano dell'età imperiale".
Le forme medioevali, della cartografia nautica e dei portolani, riflettono unanimamente la forma latina come Cravaira nel Compasso o Crapara nella Carta Pisana e Capraia nell'Atlante Tammar-Luxoro. Il nesonimo riflette una peculiarità economica (il pascolo caprino) dell'isola, divulgata d'altro canto in numerosissime piccole isole del Mediterraneo, con la conseguente diffusione del toponimo Capraria, a partire dall'isola di Capraia dell'arcipelago toscano, forse la prima ad essere così denominata per influsso del lessema forse etrusco, poi assunto dal latino, capra, per continuare con la Caprera sarda, la Capri campana, la Cabrera balearica e, finalmente, con una delle sette insulae Fortunatae (Canarie). Capraria è, tuttavia, anche un insediamento della Numidia e un castrum gallico, mentre Caprarius è un monte presso Ravenna secondo Cassiodoro, Caprasia è un oppidum dei Bruttii e una bocca del fiume Po.
Gli insediamenti antichi, riferibili, in base ai dati acquisiti, ad età romana imperiale, dovevano concentrarsi nelle aree costiere occidentali, ridossate dalle isole de La Maddalena e Santo Stefano rispetto al vento di ponente. Giovanni Spano segnalava la scoperta di anfore vinarie e di monete dell'alto Impero nella località Arcacciu, lungo il litorale centro occidentale.
Lo stesso autore descrive una moneta enea di Massimiano rinvenuta a Caprera intorno al 1868. Una necropoli romana venuta in luce, anteriormente al 1866, nell'entroterra della Cala Scaviccio, nella valle Tola presentava "anfore o urne cinerarie ... disposte in cinque file poco distanti fra loro, e in numero da 8 a 12 per fila.
Queste avevano diverse grandezze da metri 0, 75 a 1, 75": si tratterebbe di tombe ad incinerazione e a enchytrismos del genere di quelle documentate anche nella non lontana necropoli di Capo Testa (S. Teresa di Gallura). Finalmente un'area funeraria romana, da cui proviene una lucerna a becco tondo di età alto imperiale, è stata individuata presso Petrajaccio, nel settore sud occidentale dell'isola. La pluralità di insediamenti sul relativamente fertile settore occidentale dell'isola potrebbe giustificarsi in funzione dell'allevamento ovicaprino e di un'agricoltura nei suoli a minor tasso di limitazione d'uso.
L'uso di approdi della costa occidentale di Caprera, ed in particolare quello di Stagnali è verosimile, in funzione del Passo della Moneta tra le isole de La Maddalena e di Caprera, utilizzato dalla navigazione antica, come desumiamo dai relitti del Passo della Moneta, di età romana repubblicana, individuato al principio del secolo XX e di Punta Galera con anfore iberiche Dressel 20 del II sec. d.C.
Caprera è stata anche Fintone
Isola posta all'interno del Taphros (le odierne Bocche di Bonifacio), identificata dagli studiosi nell'attuale isola di Caprera. L'isola di Fintone e` citata da Plinio il Vecchio come Una delle piccole isole che insieme alle Cuniculariae e alle Fossae rendevano difficile la navigazione nello stretto braccio di mare tra Sardegna e Corsica.
Essa compare anche in Tolomeo e Marziano Capella. Il nome, di origine greca, trasse probabilmente spunto da una saga marinaresca che aveva per protagonista un marinaio,Fintone, perito in un naufragio. Questa tradizione di radice culturale dorico-peloponnesiaca, radicatasi presso la colonia siceliota di Siracusa, ricevette una sorta di sistematizzazione nel secolo III a.C. quando il poeta tarantino Leonida, in un breve componimento poetico in forma di epitaffio, rievoco` la triste vicenda di Fintone, nato a Ermione in Argolide, morto durante una tempesta scatenata da venti settentrionali e seppellito lontano dalla patria su una spiaggia.
Si e` supposto che la denominazione, abbastanza rara, sia stata attribuita alla piccola isola sarda nel secolo IV a.C. a opera dei Siracusani, che ben conoscevano il racconto avventuroso del marinaio, in vista di un incremento della loro presenza nella zona del Taphros con il fine di arginare la pirateria etrusca. A questo scopo vennero creati in Corsica il Porto Siracusano (forse l'attuale golfo di Santa Manza) e in Sardegna il Porto di Longone (Longone era il nome attribuito dai Siracusani ai porti) e fu occupata, quasi a presidio del Taphros, l'isola denominata Fintone.
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