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Arcipelago
Fretum Gallicum era la denominazione utilizzata in epoca romana per indicare lo stretto braccio di mare, quasi una sorta di canale (fretum) tra la Sardegna e la Corsica, ossia le attuali Bocche di Bonifacio. Essa sostituì quella di Taphros (fossato), utilizzata da Plinio il Vecchio che la trasse da un autore greco la cui identità ci e` sconosciuta.
La denominazione Fretum Gallicum, attestata nell'Itinerarium Maritimum, un indice della rete di collegamenti per via marittima risalente all'epoca imperiale (sec. III d.C.), fa riferimento alle rotte commerciali che collegavano la Gallia Narbonensis (da cui l'aggettivazione Gallicum, nel senso di rotte per le Galliae), la penisola iberica e la Sardegna occidentale con il Tirreno.
La navigazione nel settore marittimo del Fretum era propiziata dal vento di maestrale (il Circius), ma d'altra parte comportava notevoli rischi a causa del rapido e improvviso ingrossarsi dei venti e del mare e della presenza di isole e scogli (Cuniculariae, Phintonis e Fossae insulae). Il Fretum Gallicum fu spesso teatro di naufragi, come quello incorso, presso l'isola di Spargi nell'arcipelago della Maddalena, intorno al 110 a.C., alla nave, forse diretta verso la colonia di Pollentia nelle Baleari (Majorca), che trasportava un carico di anfore vinarie; e ancora il naufragio, databile all'epoca augustea (principio del sec. I d.C.), di una nave che trasportava lingotti di piombo, verificatosi nel settore occidentale delle Bocche di Bonifacio, presso il litorale gallurese di Rena Maiore (comune di Aglientu).
Successivamente assunse il nome di Ilva, portato dall'isola de La Maddalena, dimostrerebbe l'origine ligure dei suoi abitanti, i quali apparterrebbero alla stessa stirpe degli abitanti dell'isola d'Elba (anch'essa Ilva insula) e dei Ligures Ilvates del continente italiano
"Gli abitanti della Corsica al pari dei Corsi del settentrione della Sardegna (la Gallura) e dell'isoletta Ilva (oggi "La Maddalena " sulle bocche di S. Bonifacio) appartenevano alla stirpe ligure. Fra i Liguri della costa e quelli delle Isole v'erano molte e frequenti relazioni. Se alcune tra le popolazioni Liguri delle Alpi vivevano in condizione di civiltà primitiva, quelle delle coste si distinguevano per l'ardire con il quale percorrevano pirateggiando o commerciando le sponde di tutto il Mediterraneo. Il coraggio dei Liguri destava la meraviglia degli antichi. Per amore di commercio, scriveva Diodoro (assai probabilmente sulle fede dello storico Posidonio di Apamea) "i Liguri percorrono con le loro navi il mare Sardo e Libico esponendosi a pericoli senza scampo. Si valgono di navi più piccole e meno perfette di quelle che siano le rimanenti, e nondimeno è veramente mirabile come su di esse osino affrontare le tempeste più terribili"
Cuniculariae Insulae
Nome con cui le fonti latine indicavano verosimilmente il gruppo più settentrionale delle isole delle Bocche di Bonifacio (Ratino, Cavallo, Lavezzi, Razzoli, Budelli, Santa Maria, La Presa). L’antica denominazione sarebbe da ricollegarsi alla massiccia presenza in queste isole di conigli selvatici, in latino cuniculi. Sebbene le fonti classiche si siano soffermate dettagliatamente sulle Bocche di Bonifacio, in ragione della pericolosità delle sue acque e della frequenza dei naufragi, la prima attestazione compare nella Naturalis historia di Plinio (sec. I), che individuava genericamente un gruppo di isolette posto nello stretto (da egli chiamato Taphros, ‘‘fossato’’) fra Sardinia e Corsica.