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Parco Nazionale
Il Parco Nazionale dell'Arcipelago de La Maddalena è il primo istituito in Sardegna e racchiude le isole e gli isolotti, circa 60, appartenenti al territorio del Comune di La Maddalena, nelle acque dello stretto di Bonifacio. Si estende su una superficie di 18.000 ettari, dei quali 5.134 di superficie terrestre e 13.000 di superficie marina, con 180 chilometri di coste. La Maddalena, Caprera, Spargi, Budelli, Santo Stefano, Razzoli, Santa Maria, sono le isole sorelle che hanno portato nel tempo nomi diversi e che furono abitate da popoli antichissimi; isole dall'ossatura di granito che vento e mare, con grande perizia, quella propria dei più consumati artisti, hanno congiuntamente modellato e rimodellato, plasmando un paesaggio maternamente primordiale, come il metamorfico universo di Gea. D'altra parte il granito, questa roccia vulcanica cristallina, evoca 350 milioni di anni di storia geologica della terra, anni in cui ha subito l'azione degli elementi, assumendo mano a mano quelle forme che ci lasciano così stupiti.
L'arcipelago è la parte emersa di un antichissimo ponte terrestre che univa la Corsica alla Sardegna. Sembra che le due isole, nel Miocene, dopo una migrazione causata dal fenomeno della deriva da un'unica placca, distaccata dall'attuale costa della Francia del Sud, cominciarono a separarsi lungo lo stretto delle Bocche di Bonifacio ove irruppe il mare, sommergendo le valli della costa sarda e lasciando emergere solo le zone più elevate delle catene granitiche. La configurazione dell'arcipelago si modificò poi per le oscillazioni del livello marino che, in fasi successive, collegarono e separarono le due isole maggiori.
Ma furono comunque le glaciazioni del Quaternario a dare all'arcipelago il suo attuale aspetto. Le isole maddalenine sono state popolate in tempi relativamente recenti, da poco più di 230 anni; furono i pastori corsi che, verso la metà del Seicento, si trasferirono nell'arcipelago e, soprattutto, nell'isola madre, dando inizio alle successive comunità. Ma, ciò nonostante, sia l'archeologia (ritrovamenti neolitici a Santo Stefano) sia la mitologia (Odisseo che incontra i Lestrigoni) indicano che le isole erano conosciute nell'antichità. Già Tolomeo, delineando le coste sarde più vicine alla Corsica, descriveva una moltitudine d'isolette e di scogli situati presso il Capo d'Orso, il plantigrado di granito che dalla costa sembra vigilare sull'arcipelago, e che fu sicuramente un importante punto di riferimento per gli antichi naviganti. Plinio le chiamava "Insule Cuniculariae", per i numerosi e sottili canali esistenti fra di esse, ed erano al tempo dei Romani un punto strategico per la navigazione tirrenica.
Se si esclude l'isola madre dove sorge il principale centro abitato dall'omonimo nome, antico borgo di pescatori, l'arcipelago maddalenino ha conservato il suo aspetto originario: il mare che lo circonda è incontaminato, ricco di flora e fauna ittica, con praterie di posidonia oceanica in buono stato di conservazione; è inoltre l'unico sistema insulare del Mediterraneo caratterizzato da acque cristalline, estremamente limpide, originate sia dall'alto idrodinamismo dovuto alla loro ubicazione all'interno delle Bocche di Bonifacio, con le sue furiose tempeste, sia dai bassi fondali dei canali marini che separano le isole, nonché dalla bassissima escursione delle maree.
Le sue coste si frantumano in miriadi di insenature con altrettanti approdi naturali e le spiagge, anch'esse di granito polverizzato, dalla diversa granulometria, alcune candide, altre rosa, sono fra le più belle del Mediterraneo e per lo più ridossate rispetto al Ponente, che è il vento dominante dell'arcipelago. Alcune di esse sono veri monumenti naturali, un incanto di armonie ed equilibri naturali, come la spiaggia rosa di Budelli, dalla quale Michelangelo Antonioni fu affascinato, ove al color corallo dell'arena si uniscono le trasparenze turchesi delle acque e la diversa cromia dei graniti che emergono prepotenti dalla macchia mediterranea.
Da qualunque isola le altre sono visibili, più o meno vicine, ognuna con una sua fisionomia particolare e fra di esse, nella combinazione di acque, colori e paesaggi, come in un interstizio smeraldino, compare l'immagine senza uguali delle acque cristalline del Porto della Madonna, una sorta di laguna marina compresa tra le tre isole di Budelli, Razzoli e Santa Maria ove si ha la sensazione che esistano pochi posti di mare al mondo più belli.
E le meraviglie proseguono sotto la superficie delle acque, ove si è invitati al vernissage del mondo sottomarino: gli scogli di granito sono acquerellati da alghe rosse e violacee, da spirografe dai lunghi flabelli, da anemoni di mare, da patelle, da ricci pungenti e da spugne azzurro indaco o violacee, mentre le splendide colonie di gorgonie gialle, bianche e rosse ondeggiano elegantemente.
Le terre, con rilievi granitici di tipo Inselberg e superfici cariate e tafonate di grande estensione, sono coperte da grandi ciuffi di macchia mediterranea. Come in Gallura, ma in maniera più marginale, il granito maddalenino assume forme stupefacenti tra cui le più singolari sono i "tafoni", massi di roccia tondeggianti, scavati internamente, nei quali, cioè, l'erosione ha percorso la via opposta alla consueta che procede dall'alto verso il basso.
Non è stato semplice spiegarsi le ragioni del fenomeno: la più evidente constatazione che gli agenti atmosferici l'avessero scavati è fuori luogo perchè il granito, di cui è nota la durezza e la consistenza, non può avere punti deboli che il vento o le piogge possano erodere. Si è studiato come il processo di sgretolamento della roccia avvenisse dall'interno verso l'esterno: sembra cioè che la disgregazione del granito sia causata dall'umidità risalente dal terreno che, per capillarità, si infiltra nella roccia cristallina; a ciò si aggiungono i fattori atmosferici che possono facilitare il distacco delle piccole scaglie. I tafoni furono i ripari dei più antichi abitatori preistorici e lo sono tuttora, murati ed utilizzati come ricoveri per attrezzi e bestiame.
L'ottima qualità del granito maddalenino, color rosa-bianco, grana fine, compatto, omogeneo e privo di parti argillose, secondo nel mondo solo a quello scozzese, ha fatto sì che l'attività estrattiva di Cava Francese e di Santo Stefano divenisse il fulcro dell'economia maddalenina, occupando fino a settecento operai, con la realizzazione ad altissima professionalità di manufatti esportati in tutto il mondo.
Tra le numerose opere in granito maddalenino la colossale statua di un potente gerarca fascista, Costanzo Ciano, incompiuta per il sopraggiungere della Seconda Guerra Mondiale, e ancora oggi visibile a Santo Stefano, con la berretta tipica dei marinai sulla testa; il monumento dedicato alla "Difesa del Canale di Suez" portato a termine in cinque anni e il bacino di carenaggio della marina militare di Malta.
Oggi la cava di Cala Francese è un museo di archeologia industriale con i vecchi macchinari e i massi grezzi lasciati inutilizzati nel tempo. "La Maddalena è, per così dire, un microcosmo utosufficiente, staccato con il suo arcipelago dalla Sardegna, emerso con le sue rocce tra Sardegna e Corsica; frammento estremo e frastagliato d'Italia, che riflette in sé l'intera penisola e, in un certo senso, il mondo intero". Così definiva l'arcipelago Mario Soldati.
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