La Maddalena


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Pasqualino Serra

Politici isolani

Politici di ieri e di oggi al convegno della memoria. Il salone consiliare gremito per l’omaggio all’ex sindaco Pasqualino Serra, recentemente scomparso. Per ricordarne «le due grandi passioni che hanno attraversato la sua vita: l’amore per la politica e l’amore per l’isola» come le ha definite il dirigente nazionale del Pd Gianluca Lioni, fra i relatori assieme a molti protagonisti della politica di ieri e di oggi: gli ex presidenti della Regione Pietrino Soddu e Renato Soru, l’ex sindaco Gavino Canopoli, l’attuale Angelo Comiti. Ma c’era anche Stefano Boeri, l’architetto che ha costruito il Main Conference all’interno dell’ex arsenale, la moglie di Pasqualino Serra, i figli e un numerosissimo pubblico. «Ho un rapporto forte e tumultuoso con questa città», ha esordito Renato Soru, sottolineando il suo legame speciale e difficile con La Maddalena, seguita nella difficile fase tra l’addio della base Usa e la vicenda del G8. Soru ha sottolineato due aspetti dell’impegno di Serra: «Da sindaco fu a favore della nascita del Parco in una regione dove invece troppo spesso i sindaci sono ostili a questa istituzione e lasciano consumare il territorio. E intuì, prima di altri, che il futuro dell’arcipelago non poteva più essere nell’economia militare». Soru ha anche richiamato con una battuta il caso di Guardia del Moro, a Santo Stefano, “scippato” dalla Difesa alla famiglia Serra per farne un deposito e recentemente sui giornali per lo scandalo del trasporto delle armi di Zukov. «Mi auguro che Santo Stefano torni a essere come nei ricordi di Pasqualino, abitata da ventimila ceppi di vermentino e non dalle armi». Pietrino Soddu, leader della corrente dc morotea in cui Pasqualino Serra aveva sempre militato, ha ricordato l’amicizia lunga una vita. «Pasqualino aveva lo sguardo lungo e aveva la capacità di cogliere i segni dello spirito del tempo, di immaginare per La Maddalena un futuro diverso. Era un cattolico laico, non clericale. La sua isolanità era un aspetto centrale della sua azione, per lui gli interessi maddalenini venivano prima di tutto anche quando sembravano difficilmente componibili con quelli del resto della regione. E riteneva che quest’isola dovesse essere risarcita». Lo scrittore Gian Carlo Tusceri ha fatto un excursus storico sulla figura di Pasqualino, ed è stato anche proiettato un documentario sugli scalpellini, nel quale Serra parlava della storia delle cave, realizzato da Raffaella Antonutti. Poi, il presidente del consiglio Gian Vincenzo Belli ha offerto un omaggio floreale alla signora Serra. Un convegno all’insegna della memoria, ma anche della riflessione sul futuro dell’arcipelago.

Pasqualino Serra, il sindaco che negli anni ’90 vinse la battaglia per l’istituzione del parco della Maddalena.

Per decenni è stato protagonista della vita politica maddalenina, facendo sentire la sua voce anche negli ultimi anni - e sempre da protagonista - su grandi temi come il disimpegno della Us Navy e le trasformazioni dell’isola legate alle opere per il G8.

Pasqualino Serra cominciò la sua carriera politica nella Dc negli anni ’50 e fece parte del gruppo dei «giovani turchi» assieme a Cossiga, Soddu e Giagu.

Consigliere comunale alla Maddalena, cominciò subito a farsi conoscere e rispettare, dagli oppositori come dai compagni di partito: e così nel 1960 divenne anche consigliere provinciale e poi assessore.

Nel frattempo abbinava all’impegno politico l’attività di imprenditore.

La sua famiglia possedeva una parte dell’isola di Santo Stefano, con una cava di granito che Pasqualino Serra gestiva insieme ad altre in Sardegna.

Un settore in cui le sue capacità erano quanto mai apprezzate: fu amministratore dell’Ente minerario sardo, presidente dell’Assocave, presidente regionale dell’Isgra.

L’apoteosi della sua carriera politica nel 1993, quando vinse le elezioni comunali a mani basse: il suo mandato ebbe un tema dominante, quello del parco nazionale dell’arcipelago.

Non fu facile far cambiare idea ai tanti che il parco proprio non lo volevano, ma Pasqualino Serra alla fine vinse la sua battaglia.

Così come non risparmiò critiche alla presenza americana, su cui commissionò anche uno studio per valutare costi e benefici.

Ne fece un libro che distribuì a tutti i maddalenini.

Nel 1997 lasciò la guida della città, ma continuò a interessarsi alle vicende politiche locali.


«Ora rendetemi Santo Stefano, quell' isola è mia»

«Mi fece chiamare Aldo Moro: "Presto gli USA faranno una base per sommergibili atomici. Non creare ostacoli". Per me, democristiano e moroteo da sempre, era un ordine. Risposi: mi dispiace, ma prima e più di ogni altra cosa io sono cittadino della Maddalena. Mi opporrò». Pasqualino Serra ricorda: primi anni ' 70. E assapora il gusto dolce della rivincita: sindaco, una vita consigliere comunale e provinciale, presidente della squadra di calcio; ha creato lui il parco nazionale dell' arcipelago e si è battuto, spesso in solitudine, contro la base. Ma soprattutto è il padrone di Santo Stefano. «Non avevo messo in conto che a 77 anni avrei visto gli americani andar via». Come allora è determinato: «Rivoglio la mia isola». Oggi Serra è un patriarca. «Il fatto che Santo Stefano appartenesse alla mia famiglia non ha influito sul mio no agli Usa. Il futuro dell' arcipelago è nelle meraviglie che la natura ci ha voluto dare. La presenza della base ha impedito di farle fruttare». Santo Stefano (superficie 300 ettari) è la settima delle isole dell' arcipelago, fra La Maddalena e la costa nord della Sardegna. A est c' è Caprera, a nord ovest Spargi, Budelli, Razzoli e Santa Maria. «Mio nonno acquistò l' isola nel 1888 da un conte di Milano. (E dire che un secolo dopo - ironizza - sono stati i milanesi a comprarsi buona parte delle coste della Sardegna...). La lasciò in eredità per due terzi all' unico figlio maschio, mio padre. Abbiamo ancora 200 ettari, una mia zia ha venduto e su quei terreni c' è un villaggio turistico, incantevole ma vicino alla base». Poco dopo il 1960 la marina italiana si è insediata a Santo Stefano. «Per il primo esproprio un indennizzo ridicolo, 951 mila lire. Poi altri 60 ettari assoggettati a servitù militare e indennizzo altrettanto ridicolo, 1 milione e 200 mila lire l' anno. Non abbiamo mai voluto ritirare una lira, per dignità. Adesso, quando andranno via gli americani, chiederemo di essere reintegrati nel possesso». La base Usa occupa 6 ettari, quella attigua della marina italiana 7 ettari, le servitù militari sono su un terreno rimasto libero, ma il sottosuolo è un dedalo di gallerie, la santabarbara della marina italiana e, si sussurra, munizioni pesanti, testate nucleari. «Per anni si è detto che il solo a trattare con gli Usa, depositario di ogni segreto sui sommergibili, è stato Giulio Andreotti. Invece anche Aldo Moro sapeva ed era d' accordo. Mi sono battuto invano, come un Donchisciotte. Ma non erano tempi per le buone ragioni, c' era la guerra fredda... E tutti dicevano che gli Usa portavano benessere. Non era vero. Sono stato sindaco della Maddalena dal 1993 al 1997 e ho incaricato un istituto di studi economici di quantificare le diseconomie portate dalla base americana. Risultato: perdite per almeno 2 miliardi di lire l' anno». Serra è stato il sindaco che ha ideato e realizzato, nel 1996, il parco nazionale. «Tutti contrari, destra e sinistra. Io avevo intuito che se fossimo riusciti a istituire il parco, prima o poi sarebbe stata evidente l' incompatibilità con i sottomarini nucleari. "Lei ci vuole fuori - mi disse il comandante della base americana - e facendo il parco riuscirà a mandarci via". C' è voluto molto tempo, ma così è stato». Il patriarca e la sua isola. Pasqualino Serra ha le idee chiare: «Lo Stato deve risarcire più di 30 anni di sacrifici e pericoli. Può rimediare facendo La Maddalena "isola franca", come Livigno. Per Santo Stefano sogno un turismo leggero, pochissimo cemento, insediamenti di gran pregio. E sul mare grandi navi da crociera, alberghi galleggianti di lusso a 5, 10 o 50 stelle (quante ne ha la bandiera americana) all' àncora dove ancora oggi ci sono "nave officina" e sommergibili nucleari».

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