La Maddalena


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Pirati e corsari

Curiosità isolane

Uno dei momenti in cui l'arcipelago di La Maddalena fu al centro dell'attenzione in tutto il Mediterraneo fu indubbiamente il periodo in cui l'Ammiraglio Horatio Nelson, durante le guerre napoleoniche, prescelse queste piccole isole per farne la base operativa dalla quale tenere bloccata nel porto di Tolone lasquadra francese dell'Ammiraglio Villeneuve.

La sosta di Nelson, iniziata il 31 0ttobre 1803, ebbe termine il 19 gennaio 1805, giorno in cui salpò definitivamente per il lungo inseguimento delle navi francesi che doveva concludersi il 21 ottobre nel fatale appuntamento di Trafalgar.

Nei mesi precedenti l'arrivo di Nelson lo scalo di La Maddalena era stato visitato dal Contrammiraglio Campbell, a bordo del vascello Canopus, e dal Capitano Ryves prima con la nave Agincourt e poi con il vascello Gibraltar, aveva scandagliato a più riprese le acque dell'arcipelago per predisporre le manovre e gli ancoraggi delle navi della squadra inglese.

L'impressione ricevuta dal grande Ammiraglio inglese al suo arrivo nelle acque di La Maddalena fu a dir poco entusiasta, il 2 novembre, scrivendo al capitano Ryves, per ringraziarlo per le preziose carte nautiche che gli aveva fornito e per l'esattezza delle sue rivelazioni, concludeva dicendo "Questo è assolutamente uno dei più bei porti che io abbia mai visto (this is absolutely one of the finest harbours i have never seen).

Ma la preoccupazione di Nelson, dopo aver verificato la validità dell'ancoraggio, da lui ribattezzato "angicourt sound", era quella che i francesi potessero cercare di denunciare la violazione dello stato di neutralità assunto dal re di Sardegna e tentare di impadronirsi dell'arcipelago privandolo così di una base che, con la sua posizione strategica e la promessa che aveva avuto di facili approvvigionamenti, che gli era ormai indispensabile. Il 7 novembre 1803, in una lettera scritta a Malta a Sir Alexander John Ball manifestato i suoi timori scrivendo: "Quest'ancoraggio e certamente uno dei migliori che io abbia mai conosciuto per la flotta; ma suppongo che i francesi, dopo che noi lo stiamo usando, vogliano prenderlo".

I favori incontrati dagli inglesi a La Maddalena, a dispetto della conclamata neutralità, erano evidenti e le pesanti informative che pervenivano da parte del Commissario Generale Ornano e del Vice Console a La Maddalena Paolo Martinetti, a parte le azioni diplomatiche che videro persino la mediazione della Santa Sede, fecero temere il maturare di nuove intenzioni dei vicini di impadronirsi delle "Isole Intermedie"

In quei mesi l'attività spionistica fra la Sardegna e la Corsica fu particolarmente intensa e ogno minimo movimento di truppe che avveniva nei porti dell'isola veniva riferito a La Maddalena quasi in tempo reale, mentre sulla riva opposta, come ebbe a scrivere Agostino Millelire "...per parte della Corsica vi sono delle persone che per così dire continuamente con il cannocchiale in mano". E scontato poi che, i paesi neutrali in tempo di guerra, operavano alla Maddalena tutte le intellenges e non solo quelle dei paesi belligeranti, ma anche quelle di tutte quelle altre potenze interessate all'evolversi delle guerre napoleoniche.

Nelson, dal canto suo, non mancò di segnalare la cosa all'Ammiragliato, e di ottenere il consenso di poter offrire il suo appoggio al governo sardo contro eventuali azioni militari dei francesi. In una lettera diretta al vicere, difatti scriveva, tra l'altro: "Credo necessario prevenire Vostra Eccellenza che nel caso che quest'isola fosse attaccata dai francesi, io ho l'ordine di fornire a V.E. tutta l'assistenza che dipenderà da me, al quale ordine obbedirò certamente con tutto lo zelo che è in potere di colui che è di Vostra Eccellenza il servitore il servitore obbediente e umilissimo. Nelson & bronte".

In una delle sue ultime soste, a fine ottobre 1804, tramite il reverendo Alexander Scott, cappellano della Victory, ma difatto segretario personale dell'Ammiraglio, Nelson come segno di riconoscenza per le attenzioni ricevute dalla comunità maddalenina volle donare alla chiesa di Santa Maria Maddalena un crocifisso e due candelabri d'argento che costituiscono oggi l'unico tangibile segno della sua presenza rimasto nell'isola.

Il vicario parrocchiale don Biancareddu, su suggerimento del Comandante Agostino Millelire, volle celebrare l'avvenimento con una messa solenne durante la quale, come nelle grandi ricorrenze liturgiche, venne intonato il Te Deum. Ma la cosa non piacque alla corte cagliaritana e il vicerè, informato della celebrazione di quella messa solenne, redarguì altrettanto solennemente il Millelire sia perchè tanta palese riconoscenza poteva intaccare la neutralità, sia perchè il Te Deum non era certamente un riconoscimento ben appropriato per un'anglicano.

Pochi sanno che appena qualche giorno dopo i maddalenini, se fossero venuti a conoscenza del pericolo che avevano corso e delle iniziative intraprese da Nelson per scongiurarlo, forse quel Te Deum avrebbero dovuto davvero intonarlo e stavolta con giusta ragione.

Venerdì 26 ottobre 1804, Nelson si apprestava a partire in missione; alle 10 del mattino la Victory levava le ancore e salpava alla volta del golfo di Tolone con al seguito l'intera squadra. La Maddalena sarebbe rimasta senza protezione e certamente la cosa non era sfuggita alle "Intelligens" che operavano nell'isola e che non mancavano, minuto per minuto, di riferire tutti i movimenti delle navi inglesi. Ma anche Nelson aveva i suoi informatori e pochi istanti prima di partire una lancia si staccava dalla Victory per portare a Georg Kocks,comandante della bombarda Thunder, che avrebbe dovuto seguirlo nella crociera, il seguente messaggio:

"Segretissimo.Siccome ho avuto notizia che il nemico intende spedire tre navi corsare da Ajaccio, con un centinaio di uomini, per prendere possesso di sorpresa della cittaà di La Maddalena, vi si ordina di rimanere con il vascello bombardiere di Sua Maestà sotto il vostro comando e restare all'ancora, presso questa città, nella posizione che giudicherete migliore, per proteggerla contro l'invasione del nemico. Dovete mantenere il Thunder pronto ad agire in ogni momento e, durante la notte, invierete le scialuppe nella posizione che giudicherete migliore per scorgere il loro avvicinamento e nel caso che attentino alla città, o l'isola di La Maddalena prenderete contatti col Governatore e gli darete tutta l'assistenza che sarà in vostro potere per la loro protezione e salvezza; non date alcuna spiegazione circa i motivi del ritardo nella partenza e del perchè siete rimasto (Eccetto al Governatore e a Mr. Brandi che è console inglese), ma mantenete il più profondo segreto."


Nelson & Bronte.



Nelle notti successive i maddalenini dormirono sonni tranquilli, ignari dell'incombente pericolo, maggiore di quello della tentata invasione gallo-corsa del 1793. L'attacco, che quasi certamente sarebbe avvenuto di notte, stavolta non doveva essere sferrato da truppe regolari che, come tali, avevano delle precise regole ed erano legate all'etica di guerra ma da pirati corsari assoldati come pirati; il che avrebbe significato morte e distruzione e per i sopravissuti schiavitù e non prigionia.

Ma i francesi certamente informati delle precauzioni prese da Nelson a difesa dell'isola, desistettero dal tentativo di inviare le navi corsare per mettere a ferro e fuoco la città che grazie a Nelson fu salva.

Siamo certi, poiché dell'episodio non vi è alcun accenno nelle nutrite corrispondenze dell'epoca, che il Capitano Cocks, non avendo i francesi attuato l'impresa, ligio agli ordini ricevuti che gli imponevano di informare Agostino Millelire e il viceconsole avvocato Giovanni Brandi solo nel caso che l'attacco si fosse verificato, cessato il pericolo non ne fece cenno neppure a loro e che la cosa, celata negli archivi segreti dell'ammiragliato britannico, sia poi rimasta sconosciuta.

I maddalenini, dunque, anche quando nelson partirà definitivamente per concludere la sua esistenza a Trafalgar, non seppero mai quale grande debito di riconoscenza avevano contratto verso questo loro sincero amico e grande protettore.

Barbareschi

Termine con cui vennero genericamente indicati i corsari musulmani che, a partire dal secolo XVI, sostenuti dai Turchi, si insediarono lungo le coste dell’Africa settentrionale impadronendosi di Algeri, Tunisi e Tripoli, dove rovesciarono le antiche dinastie e diedero vita a vere e proprie città-Stato, formalmente dipendenti dall’Impero ottomano, ma in realtà autonome e dedite esclusivamente alla guerra di corsa. I Barbareschi erano Turchi provenienti dalle isole del Mediterraneo orientale; moriscos provenienti dalla Spagna e animati da profondo spirito di rivalsa; schiavi cristiani, catturati e islamizzati,che col tempo avevano conquistato posizioni di primo piano nella comunità. L’attività principale di questi corsari erano l’assalto e la cattura delle navi cristiane e le spedizioni lungo le coste degli stati cristiani per catturare schiavi da vendere nei mercati delle città barbaresche o per i quali ottenere cospicui riscatti. Numerose incursioni furono effettuate da questi corsari lungo le coste della Sardegna. Le più importanti sono:

Nel 1509 Cabras fu saccheggiata da una squadra di corsari che fecero molti prigionieri. Negli anni successivi gli attacchi a Cabras continuarono e i suoi abitanti dovettero provvedere autonomamente a organizzare la propria difesa.

Nel 1514 sbarcarono sulle spiagge di Siniscola e, attaccato il villaggio, fecero più di cento schiavi e uccisero molte persone.

Nel 1520 i corsari turchi sbarcarono sulle spiagge di Sant’Antioco, Pula e Capo Carbonara e impegnarono furiosi scontri con gli abitanti dei villaggi che riuscirono a respingerli, catturandone alcuni.

Nel 1520 i Turchi sbarcati in Gallura devastarono il villaggio di Caresi; nello stesso anno attaccarono anche la marina di Oristano, Sant’Antioco, Pula e Capo Carbonara, ma ovunque furono respinti dalle popolazioni.

Nel 1525 i corsari turchi, approfittando del fatto che la popolazione di Sant’Antioco era impegnata nella festa del patrono, sbarcarono ma furono ricacciati: tornarono in forze l’anno successivo, ma mentre si apprestavano a sbarcare una tempesta spazzo` via la flotta; in questa occasione molti corsari furono catturati.

Nel 1527 i Turchi attaccarono Castellaragonese: occuparono l’Asinara ma furono successivamente respinti dai sardi; in seguito, sbarcati nelle marine di Terralba, devastarono molti villaggi del Bonorcili, facendo fuggire la popolazione.

Nel 1538 il corsaro Barbarossa giunse a saccheggiare la basilica di Porto Torres. (Barbarossa, soprannome con cui era conosciuto il celebre Khair ad-din (Mitilene 1465-Costantinopoli 1546). Un corsaro che operava al servizio del sultano ottomano Solimano il Magnifico nel Mediterraneo occidentale nella prima meta` del secolo XVI. Di origine cristiana,da giovane aveva praticato la pirateria nell’Egeo. Abile guerriero e spregiudicato politico, subentro` nel dominio di Algeri al fratello Horuk, che vi si era insediato nel 1515, costituendovi un piccolo principato personale. Dalla sua roccaforte arrivo` a minacciare la presenza spagnola in Nord Africa; per questo motivo Carlo V organizzò contro di lui una spedizione, ma nel 1535 Barbarossa. s’impadronì di Tunisi e nel 1538 sconfisse Andrea Doria a Prevesa. In seguito riuscì a impadronirsi di buona parte della costa del Nord Africa, da dove le sue flotte ripresero a tormentare per anni le coste della Sardegna.)

Nel 1540 i Turchi attaccarono e saccheggiarono Olmedo e fecero molti prigionieri.

Barbarossa tento` di assalire le coste occidentali ma fu fermato da Blasco Alagon; nel 1546, pero`, fatti sbarcare i suoi uomini, devasto` Uras e molte altre località.

Nel 1549 fu attaccata e distrutta Orosei e i suoi abitanti furono costretti a fuggire.

Nel 1552 i corsari compirono sbarchi lungo le coste del Sarrabus, del Sulcis e a Pula, ma ovunque furono contrastati e ricacciati in mare dalle popolazioni.

Nel 1553 i Turchi assalirono e saccheggiarono Terranova e successivamente si diressero verso Bastia.

Nel 1556 i Turchi attaccarono le coste della Gallura, le marine di Sorso e del Logudoro, ma furono respinti.

Nel 1560 il corsaro Occiali` opero` diversi sbarchi lungo le coste sarde, spargendo terrore nelle popolazioni. Nel 1561 i Turchi tentarono di assalire Castellaragonese ma furono respinti con perdite. Negli anni successivi fino al 1566 le coste sarde furono attaccate in più punti tutti gli anni, vivendo una situazione di estrema tensione.

Nel 1581 i corsari attaccarono Siniscola ma furono respinti dagli abitanti guidati da Bernardino Puliga.

Il 1582 fu un anno sfortunato: infatti furono attaccate Villanova Monteleone, dove furono fatti cinquanta schiavi, e Quartu, dove furono catturate più di duecento persone, mentre gli altri abitanti fuggirono nei villaggi vicini.

Nel 1584 furono assalite e saccheggiate Gonnosfanadiga e Pabillonis, sorprese da un gruppo di corsari che era sbarcato nella marina di Arbus e si era inoltrato all’interno. Nello stesso anno presero terra nelle marine di Alghero, dove fecero più di cento prigionieri a Porto Conte.

Nel 1617 una terribile incursione arreco` gravi danni a Sant’Antioco, a Teulada e a Pula, dove furono catturati molti schiavi.

Nel 1621 i corsari tentarono di invadere le spiagge attorno a Cagliari e riuscirono comunque a fare bottino e schiavi.

Corsari tunisini tentarono di sbarcare a Funtanamare ma furono respinti dalle popolazioni.

Nel 1762 fu attaccata l’isola di Serpentara dove furono fatti prigionieri i serventi della torre.

Nel 1765 i corsari sbarcarono a Porto Pino e fecero molti prigionieri.

In una incursione tunisina lungo le coste del golfo di Cagliari furono effettuati diversi sbarchi e catturate diverse persone.

Nel 1798 la clamorosa impresa dei corsari tunisini si concluse con la cattura di buona parte della popolazione di Carloforte.

In una spedizione tunisina a Capo Carbonara furono catturati i serventi di due torri costiere.

Grave incursione tunisina a Sant’Antioco, in cui furono catturati 144 abitanti condotti via come schiavi.

Nel settembre 1798 l’incursione notturna di una flotta di corsari Barbareschi contro Carloforte fece oltre 800 prigionieri, portati come schiavi a Tunisi. Riscattati con grande fatica e grazie all’impegno diretto di Napoleone, poterono tornare in Sardegna solo nel 1803.Altre incursioni furono registrate sino al 1815-1821. Nel corso dei secoli i sardi svilupparono un sistema di difesa basato soprattutto sulle torri costiere, che fu completato sotto il regno di Filippo II, e sulla presenza nelle acque dell’isola di una piccola squadra di galere che stanziava a Cagliari (Capitana, Patrona e San Francesco). I primi due decenni del secolo XIX registrano una serie di scontri fra navi della Marina sarda e barbaresca nei mari intorno all’isola: in alcuni di questi si distinsero per valore (e anche per i danni inferti agli aggressori) il nocchiero Tomaso Zonza, già segnalatosi in occasione del tentativo francese del 1793 contro La Maddalena, e il comandante Vittorio Porcile. Solo nel 1816 (3 aprile) l’ammiraglio inglese Exmouth, anche come delegato del re di Sardegna, impose al Bey di Algeri una convenzione che lo vincolava a pacifiche relazioni con il Regno di Sardegna. Dopo quella di Algeri analoghi trattati furono firmati con le reggenze di Tunisi e Tripoli. Quelle firme chiusero i mille anni di incursioni contro la Sardegna.

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