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Eroi isolani
Figlio di Vincenzo e di Ersilia Culiolo nacque a La Maddalena il 19 - 10 - 1901. Fece una brillante carriera che lo portò, dopo qualche anno passato in Cina a bordo della Caboto prima e a terra poi come vice comandante del battaglione italiano (1929), ad entrare nel mondo della navigazione sottomarina; passò come sottordine e come comandante su molti sommergibili dei quali acquisì una notevole esperienza tanto da essere considerato uno dei massimi organizzatori della guerra subacquea insieme a Falangola, Legnani, Polacchini e Parona.
Fu per qualche tempo alla scuola sommergibili di Pola (1940), che preparava nuovi comandanti, ma preferì sempre il posto operativo sulle unità dell'Atlantico impegnate, con i "lupi" tedeschi di Donitz nell'impresa contro il traffico mercantile e militare per l'Inghilterra. Compì brillanti operazioni in una delle quali, nel 1941 al comando del Torelli, affondò in una sola notte 3 navi nemiche.
A questo punto, richiamato a Roma al Ministero della Marina, si vide assegnare un confortevole e sicuro incarico al Comando Squadra Sommergibili, all'ordine dell'Ammiraglio Legnani. Longobardo, uomo d'azione abituato alla vita dura, spesso stressante dei "battelli" subacquei, non riusciva a vedersi seduto ad una scrivania a fare un lavoro teorico di nessuna soddisfazione e, a quanto ricordano i conoscenti, non perdeva occasione di chiedere con insistenza il trasferimento nelle discussioni animate col suo superiore lo videro battere i pugni sul tavolo, ciò che costituiva un bell'esempio di temerarietà o di esasperazione; e finalmente fu accontentato e mandato in Atlantico al comando del Calvi, assegnato alla zona di operazioni a levante delle Piccole Antille.
Il 14 luglio 1942 un messaggio da Betasom segnalò un convoglio inglese scortato da 4 unità da guerra a ponente delle Canarie, precisando "Avvistando attaccate solo se situazione favorevole". Come sempre usava fare in simili frangenti, Longobardo convocò gli ufficiali per chiedere il loro parere ed esporre il suo piano: lasciar passare la scorta sopra il sommergibile ed emergere all'improvviso fra le navi nella notte, protetti dal buio.
Ma già da qualche tempo le unità inglesi si erano provviste di sistemi di avvistamento che né gli Italiani né i Tedeschi conoscevano e la nave inglese Lulworth cominciò a sganciare bombe di profondità che, provocando qualche avaria costrinsero il Calvi ad un'immersione profonda. Ma anche cosi la nave inglese, tornata sull'esatta perpendicolare del sommergibile, ricominciò il bombardamento provocando l'apertura di falle e avarie in uno sfogo d'aria.
A quel punto bisognava emergere per arrendersi o per continuare il combattimento in superficie: Longobardo scelse la seconda strada ed emerse lanciando i siluri anche se non riuscì, a causa delle avarie a manovrare bene l'imbarcazione che, illuminata dalle fotoelettriche inglesi fu più volte colpita.
Malgrado il reiterato invito ad arrendersi Longobardo decise di affondare la sua nave quando non fosse più possibile combattere.
Molti morirono per le sventagliate di mitra che spazzavano la coperta del sommergibile ormai immobile e fra questi il comandante, ma l'ordine di autoaffondamento fu eseguito.
Quando, dopo 4 ore i superstiti furono issati a bordo della capo flottiglia Londonderry, seppero per caso che il comandante dell'unità, John Dalison, era stato molto amico di Longobardo.
L'Inglese infatti, dopo aver prestato soccorso, aveva con discrezione chiesto sue notizie agli ufficiali italiani prigionieri restii a parlare fino a che non videro, inciso nel portasigarette d'argento che Dalison aveva aperto per offrir loro delle sigarette, il ben noto nome di Primo Longobardo.
Ad un primo momento di stupore seguirono le spiegazioni e la profonda commozione di Dalison che apprendeva cosi l'identità del comandante affondato con il suo sommergibile.
Con decreto CPS del 7 marzo 1947 a Primo Longobardo fu attribuita la medaglia d'oro con questa motivazione: "Ufficiale superiore animato da purissima fede e ardente passione patriottica, sollecitava più volte ed otteneva infine di riprendere il comando di sommergibile oceanico che aveva dovuto lasciare per altro incarico direttivo a terra.
Raggiunta la nuova base di guerra, assumeva volontariamente il comando di unita pronta per importante missione offensiva nel corso della quale, mentre manovrava per attaccare un convoglio fortemente scortato, scoperto da corvetta, con somma perizia cercava di sottrarsi alla violentissima caccia.
Colpita l'unità in modo irreparabile, ordinava 1'emersione ed affrontava con impavida serenità l'unita avversarie accettando l'impari combattimento in superficie. Lanciata una salva di siluri, reagiva al violento tiro di artiglieria con tutte le armi di bordo.
Col sommergibile crivellato di colpi e già menomato nella sua efficienza, visti uccisi e feriti i propri dipendenti destinati alle armi, ordinava l'abbandono della nave e ne preparava l'autoaffondamento, quando, mortalmente colpito al posto di comando, immolava la propria esistenza alla patria, dopo aver compiuto il proprio dovere oltre ogni umana possibilità".
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