La Maddalena


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Racconti di viaggio a cura di Alessandro Bellotto

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La prima volta che approdai a Cala Gavetta presso l'isola della Maddalena era un giorno di Settembre del 1965. La giornata, sin dal primo mattino, appariva limpida e dolce, senza vento, strano a dirsi, poiché il tutto l'arcipelago di norma soffia sempre il vento, in prevalenza di maestrale, ma quel giorno regnava una calma assoluta che rese la breve traversata un vero incanto di colori. In quel lontano giorno trovai fortunatamente un passaggio sul ponte di un vecchio peschereccio comandato da un pescatore di poche parole, con il volto intriso dal sole e profonde rughe sulla fronte che segnavano il corso degli anni, gli occhi socchiusi per il riverbero guardavano lontano, ma le rudi mani lasciavano intuire un'abitudine atavica nel maneggiare il timone. "Haioo...sali a bordo" mi disse, levò gli ormeggi e salpammo dal piccolo porticciolo di Palau nel Nord dell'isola maggiore, la Sardegna, diretti in quel luogo di bellezze straordinarie. L'acqua cristallina lasciava trasparire il banco sabbioso dei litorali e man mano che il natante si allontanava dalla riva, l'acqua assumeva dei colori sempre più intensi, dal verde smeraldino sino al blu cobalto delle profondità marine; tutto d'intorno lasciava spazio alla vista di un insieme quanto mai fantasioso: dalle granitiche rocce color rosa lavorate dal vento e incastonate nella macchia mediterranea, ai cespugli di fichi d'india punteggiati di rosso, e, su nel cielo, stormi di gabbiani sembravano volare pigri negli spazi celesti. Sceso a terra, mi incamminai per le strette viuzze lastricate di pietra, resa liscia dal lento camminare che nel tempo ha visto transitare la storia. Pescatori, artigiani, poeti e vecchi Capitani, che hanno segnato coi loro passi le vestigia di questi luoghi cari al mondo di chi, come il vecchio Giuseppe, hanno amato e vissuto nella consapevolezza di appartenete ad un mondo che tutti dovrebbero conoscere e assaporare della sua essenza. Intanto con l'occhio del viandante osservo le case bianche, tra le cui facciate riecheggiava lungo la via il ticchettio degli zoccoli dei marinanti e più in là, nell'antico borgo arrivava il tranquillo vociare delle donne al mercato, cui faceva eco il festoso rincorrersi dei ragazzi giù sino alla riva marina, dove lo sguardo si perde lontano sullo specchio di mare calmo e lucente. Lungo il molo erano allineati alcuni pescherecci e alcune piccole barche, ed altri natanti a vela adatte alla circumnavigazione del mare interno. Oggi è giorno di festa, è giorno di riposo e la campana coi suoi lenti rintocchi, richiama le genti alla preghiera...

Certamente oggi in questa gioiosa giornata settembrina le cose appaiono senz'altro diverse dal quel lontano giorno di Ottobre del 1803, uggioso e freddo, in cui gli abitanti, per la prima volta, videro lo svolgersi di uno spettacolo quanto mai nuovo e inconsueto. L'arrivo nell'Arcipelago della squadra navale inglese, in linea di fila e con la nave ammiraglia innanzi, la leggendaria Victory; fu sicuramente uno spettacolo di rilevante perfezione e coordinamento, l'eleganza delle manovrare nel serrare le vele con la precisione consueta di una perizia marinaresca quanto mai consolidata. Alle quattro pomeridiane del 31 Ottobre 1803, ben sei navi di sua maestà britannica, diedero fondo all'ancora nella rada di Mezzoschifo.

...certamente non avrei mai supposto che i passi alle mie spalle così frettolosi si affiancassero ai miei. Sostai quasi al limitare della banchina in faccia al mare, e lui fianco a me, si soffermò piè in avanti come pronto a scattare. Mi volsi e osservai l'uomo fianco a me, alto magro dall'aria attenta e lo sguardo lontano.

- "Comandante... le porgo il buongiorno".

- "Si... buon giorno".

- “bonjornu!”

... “Gustignà” ovvero Agostino MILLELIRE, comandante e governatore dell'Arcipelago stava fermo in silenzio ad osservava, e già la sua mente pensava...pensava al dopo, a domani e ai giorni a venire. Il suo prossimo impegno era davvero arduo sapendo che avrebbe dovuto affrontare, con la consueta diplomazia che lo accompagnava da sempre, l'occhio del grande marinaio. Avrebbe dovuto presentare con rispetto ed eleganza, le credenziali del suo re dando il benvenuto al gradito ospite.

...certo i ricordi affiorano, e pian piano, lentamente, l'Agostino dal volto intenso e volitivo, avvolto nel suo mantello blu dal grande bavero e col suo cappello a tubo si volse mi guardò e disse:

- "Si, caro amico, scusate la mia distrazione ma sono preso dalle circostanze, voi capite! Sapete,.. tutto ciò è come se fosse accaduto ieri, anzi... ora"

- “ Eh si u mè caru! M’eti presu di spruvvista! Eru pinzendi a tuttu quiddu chi c’è capitendi tra capu e coddu!”

...Le sue parole scandivano l'accento isolano, mentre il suo racconto scivolava sulle ali del tempo, e il presente, assumeva il tono di quel mondo passato e si affacciava all'oggi con la sua verità.

- "Devo spedire un corriere in Gallura, a Tempio, per avvertire il Comandante del loro arrivo."

- “Sogu pinzendi di mandà un currieri a Tempiu pè avvisà u comandanti di quistu nou arrivu!”

Certamente Agostino MILLELIRE in quelle circostanze seppe destreggiarsi con eleganza e notevole senso di praticità nell'affrontare le esigenze del grande Ammiraglio, pur mantenendo con garbo e diplomazia la neutralità che il sovrano gli impose di osservare.

- "Dunque: a cosa è dovuta la presenza inglese in queste acque?"

...Agostino mi accennò che la presenza inglese nell'Arcipelago era cosa gradita, ma che ciò, avrebbe anche significato una serie di problematici impegni sia nel mantenere la neutralità e non dare adito ai Francesi di lamentarsene, sia per le pressanti esigenze nel fornire loro gli approvvigionamenti di cui avevano bisogno, e, non da ultimo, vi era anche un'altra preoccupazione che si stava incuneando nei suoi pensieri.

- "Non sarà facile procurare loro tutto il necessario, dovrò adoperarmi a tal fine e convincere i contadini e i pastori Galluresi a collaborare."

- “Di certu nun sarà facili, procurà a tutta quista jenti, tutto quiddu chi ghi potaria sirvi! E poi!! Ohia ohia a cunvincì i gadduresi a dassi una mossa!” (1)

...E ancora continuò,

- "Chissà poi perché proprio qui! Staremo a vedere"

- “Ma quiddu chi nun agghiu capitu è u perché propiù qui all’isula! Ba! staremmu a vidè!”

La permanenza nell'Arcipelago, che sarebbe perdurata nel tempo con altrettante visite, dopotutto, costituiva un deterrente quanto mai utile al fine di contrastare o quanto mai intimorire, le scorribande dei corsari francesi che infastidivano l'isola; senza contare le puntate dei barbareschi che si alternavano frequenti e che da troppo tempo, razziavano sistematicamente le coste del territorio. A tal proposito, il MILLELIRE, non tardò certo nel sensibilizzare il potente ospite all'annoso problema e quest'ultimo, dal canto suo, pur non promettendo nulla di assoluto, dimostrò interesse. Oltre a ciò, sulla tranquillità isolana incombeva ora anche un'altro potenziale giogo e che nell'immediato avrebbe sicuramente afflitto Agostino: gli eventuali disordini che potevano insorgere per il fatto che i marinai in questione, erano per mare da troppi mesi.

...Lungo il molo intanto, si erano radunati alcuni passanti soffermandosi ad osservare cotali manovre, al che, d'improvviso Agostino si volse verso di me e disse:

- "Ora devo andare, vi porgo i miei saluti... al prossimo incontro."

- “Avà devu propriu andà! Ti salutu (o Ghi salutu) … avvidecci!”

...e frettolosamente si incamminò verso il suo sito. Io lo seguii a mia volta incamminandomi verso la vicina locanda del Pellicano, dove speravo di trovarvi un alloggio. Mi buttai dunque la sacca sulla spalla, facendo seguito ai miei pensieri. Il breve colloquio col governatore, mi indusse più tardi a pensare ad una serie di fatti che all'apparenza potevano sembrare di secondaria importanza, ma che nella realtà, poi, si rivelarono di importanza storica. E' pur vero, che se le intenzioni del grande Ammiraglio di effettuare tali soste, era quella di dare riposo ai suoi equipaggi; era anche pur vero, che ciò, dava adito anche a delle considerazione che potevano andare oltre. E se MILLELIRE avesse ragione! Quali potrebbero essere le motivazioni che induceva la potente flotta inglese, a stazionare proprio tra le acque dell'arcipelago? Alla locanda trovai un alloggio la cui unica finestra dava sul fronte vista a mare, proprio innanzi all'isola di Santo Stefano; alloggiavo equo sopra la cantina, nella quale si erano nel frattempo raggruppati alcuni avventori, dei quali percepivo solamente il loro brusio, ma che di sicuro parlavano dell'evento in corso.

...Ad ogni buon conto, il mio intento per ora non era tanto quello di scoprire le intenzioni di Nelson, quanto quelle di soddisfare la mia curiosità di turista. Il mattino seguente, di buonora, scesi lungo il molo e osservi da vicino le varie imbarcazioni e la gente intenta al loro lavoro, sopratutto a riparare le reti da pesca; accanto, alcune gondole di servizio della Marina Sarda, con le quali esercitava il controllo e la salvaguardia delle coste, erano in attesa degli equipaggi. Più in là, alcune ceste di pesce allineate sul molo, attirarono la mia attenzione: saraghi, scorfani, alcune boghe e un paio di cernie, tutti freschissimi e appena giunti dalla pesca notturna; di lì poco lontano, un isolano seduto a cassetta nel proprio carro ricolmo di granaglie, era in procinto di partire, gli chiesi quale fosse la sua destinazione e, qualora fosse, se poteva condurmi verso Caprera...

A questo punto del mio racconto devo rassicurare il lettore che l'aver richiamato in causa Agostino MILLELIRE, che gli isolani chiamavano confidenzialmente “Gustignà”, mi serviva per introdurre un argomento storico di rilevante significato, sopratutto per tutto ciò che avrebbe significato se le cose fossero andate secondo i disegni del grande Ammiraglio.

Ma andiamo con ordine: Il mattino seguente Agostino ricevette la visita del Contrammiraglio sir Richard Bickerton, tra i pochi a parlava italiano, il quale presentò le proprie credenziali e porse al governatore gli omaggi di Nelson, con l'invito di quest'ultimo di recarsi a bordo. Ovviamente, a tali preamboli, seguirono anche le richieste per le quali estesero un dettagliato elenco. Dunque: la squadra navale era giunta nell'Arcipelago attraverso le Bocche di Bonifacio, proveniente dal golfo di Tolone, dove Nelson aveva lasciato alcune sue fregate a sorvegliare la flotta francese. E qui, è giusto descrivere un appunto riportato nel giornale di bordo e scritto di pugno dallo stesso Nelson..."Dall'Asinara a quell'ancoraggio, con il vento che soffiava da Longo Sardo - scriveva Nelson - fummo costretti a manovrare la Victory per ogni piede di percorso sotto le vele di gabbia con due mani di terzaroli". Era evidente una cosa, che la sosta aveva anche un'altro scopo oltre che per gli approvvigionamenti quanto mai necessari. Era infatti nelle intenzioni di Nelson, vedere e conoscere di persona l'Arcipelago e di fatto, presa conoscenza diretta delle coste e dei venti, paventava l'idea di stabilire in codesto sito una base per la sua squadra navale. Bisogna altresì precisare che l'intenzione di far visita a La Maddalena, da parte dell'eroe di Abukir, era già stata preannunciata o quanto meno palesemente lasciata intendere dal Capitano Ryves, durante una delle tante visite che egli fece a suo tempo al comandante MILLELIRE. Naturalmente, a seguito di ciò, fu inviato un adeguato rapporto diretto al governatore di Sassari..." può darsi il caso che il prelodato signor ammiraglio Nelson possa anch'egli fare qualche toccata in questi carrugi ". Il solerte Agostino di certo con questa missiva mise in allerta chi di dovere e di seguito proseguiva con solerzia ..." onde dandosi il caso che ciò succedesse, e mettesse piede a terra, desidererei gli ordini di V.E. se ami che si saluti e con quanti tiri ". Ma per quanto fossero state solerti le sue richieste, egli non ricevette alcuna risposta in merito; semmai fu lui a ricevere di co' tanti onori da parte degli inglesi... "e ben nove spari di cannone". Agostino era si il Comandante dell'isola, ma è pur vero che egli, dopotutto, era un modesto subalterno e tale accoglimento da parte di Nelson, forse fu solo un deterrente per ingraziarsi le autorità locali, dopo tutto, era lui che aveva bisogno di assistenza. Comunque sia, per tutte e otto le soste che la squadra inglese fece nell'Arcipelago, l'Ammiraglio non scese mai a terra; quelli che invece scesero abbastanza spesso in franchigia furono i marinai e gli ufficiali, sopratutto per questi ultimi, che si recavano spesso a caccia nella Gallura. Tutto questo, ovviamente, procurò non pochi problemi, ivi compresa l'insofferenza dei pastori Galluresi. Purtroppo il comportamento non sempre disciplinato degli equipaggi si manifestò nella quasi quotidianità dei casi e questo, fu la causa di non pochi incidenti; oltre modo è risaputo quanto gli inglesi mal sopportino l'uso degli alcolici, e, a tal proposito, questo costrinse il Comandante dell'isola ad emettere un ordine del giorno, secondo cui ne proibiva la vendita..."ieri mattina, per richiesta da parte dell'anzilodato ammiraglio Nelson ho dovuto ordinare a questi abitanti, sotto la pena di rigoroso castigo di non vendere fuori della popolazione, e molto meno nel litorale della Gallura, vini rosolio, acquavite ed altre cose simili ". Va comunque tenuto presente che, all'epoca, la presenza di un così congruo numero di navi, raggruppava un insieme di perlomeno quattro - cinquemila uomini al che, in raffronto alla popolazione Maddalenina che assommava a circa 1500 abitanti, creava un divario fin troppo evidente. Si può quindi ben comprendere quali difficoltà vi potessero insorgere. Basta pensare che la sola Victory allineava mediamente un equipaggio di oltre 750 uomini. Tutto questo però, non minò mai i sentimenti palesemente dimostrati dal MILLELIRE nei confronti degli inglesi, in particolare modo verso Nelson. Ciò nonostante, pur mantenendo un decoroso distacco dovuto alla neutralità, tale situazione, non fu immune dal suscitare non poche rimostranze da parte dei francesi, dovendo questi ultimi, per ovvie ragioni, disertare le acque dell'Arcipelago e servirsi in dello scalo di Longosardo.

La prima sosta delle squadra inglese durò poco più di una settimana, infatti una volta trasbordato le derrate alimentari, Nelson levò le ancore dalla rada di Mezzoschifo e si diresse in alto mare; prima di salpare però, inviò una lettera al viceré tramite Agostino MILLELIRE, dove evidenziava i suoi ringraziamenti e il suo rammarico, per non poter fare molto per allontanare i barbareschi. Così Agostino, nell'informare tempestivamente i suoi superiori dell'avvenuta partenza della flotta inglese, così scriveva..." L'anzinominato ammiraglio, un momento prima di sciogliere la vela, ha avuto la bontà di scrivermi una lettera di cui in sostanza gliene trasmetto copia con l'unita altra lettera a V.E. e nella suddetta diretta a me v'ho trovato inviloppata una medaglia d'oro contenente il di lui ritratto e la vittoria riportata al Nilo ".

e ancora aggiungeva:

..."Traduzione, ossia sugo di una lettera scritta in idioma inglese dal duca di Bronte Lord Horatio Nelson"

..."Essendomi destinato alla partenza dalle acque della Maddalena mi fò piacere d'assicurarlo che sono molto sensibile alla grandi attenzioni ed accoglimenti sinceri ricevuti in questo ancoraggio. Mi obbliga inoltre a far passare l'acclusa a S.E. il signor viceré esprimente i buoni e miei sinceri sentimenti a tal riguardo. Mi spiace che non è a mio potere l'allontanar i barbareschi dalla crociera del suo comando alla Maddalena e che possi augurarli pace e rifiorimento come spero agli abitanti che in onore suo hanno dimostrato tutta l'assistenza possibile". Tutti signore i sentimenti della mia gratitudine e rispetto.

...intanto io proseguivo la mia visita inoltrandomi avventurosamente nella macchia mediterranea di Caprera, ricca di colori e di profumi, misti al salmastro marino proveniente da nord-ovest; i pini marittimi facevano come sempre da cornice allo sguardo che si posa lontano sopra la linea costiera, che da secoli si tuffa nel mare, dove le acque si infrangono tra gli scogli bassi; tutto intorno a me appariva straordinario, silenzioso ed estremamente selvaggio. Eppure, dietro a questo affascinante mondo di bellezze e di solitudine, si riesce ancor oggi a vedere il dito di Dio; sono fin troppo straordinarie queste cose perché la semplice fatalità le abbia unite in un sinonimo di vita. E così tra cotanta assoluta vitalità, mi sedetti a riposare sotto le fronde che fremono sibilando sotto la sferza del vento. Cosa mai starà farneticando il mio amico Agostino? Sicuramente oggi avrà una giornata quanto mai impegnativa nell'assolvere ai suoi protocolli. Vedremo se in serata mi concederà una visita.

A quei tempi non vi era certo il ponte di collegamento fra Maddalena e Caprera, ne una viabilità che conducesse da qualche parte. Garibaldi ancora non era nato e la conviviale esistenza dell'isola era assai remota se non attraverso il contatto con dei pastori.

...quella sera invece mi attardai nel rientro e stanco com'ero, mi ritirai presto. Nei giorni seguenti purtroppo persi un pò i contatti con l'entroterra Maddalenino, poiché ebbi l'opportunità di trovare chi, previo un adeguato compenso, poteva condurmi a circumnavigare le isole di Spargi e dei Budelli per osservare da vicino. Fu una esperienza affascinante, sopratutto per la spettacolarità dei colori: dal verde smeraldino al vermiglio punteggiato dai fuori, sapientemente adagiati nella macchia più scura e cespugliosa, che risalta il rosa impalpabile della sabbia, delicatamente adagiata lungo il litorale, anch'esso frastagliato da mille granitiche rocce sagomate dalla furia degli elementi. Al mio ritorno, nella piccola cittadina trovai che la vita che vi scorreva col solito lento giro dei giorni. La vivacità e il rigore che aveva caratterizzato il frenetico andare e venire di uomini, di uniformi, di cose, e perché no, anche di formalità, dove la casa di Agostino fu a dir poco bersagliata da visitatori inglesi e, giusto apposta per le circostanze, fu anche presidiata da un picchetto per rendere gli onori: improvvisamente, tutto ora era tornato tranquillo, la flotta se n'era andata e la vita scorreva con la solita e poi mai lenta dinamica.

- " Hellò, amico mio, dove eravate scomparso, non vi si è visto da giorni?!"

- “Allò amicu meu undi eriti scumparsu, nun ghi vidu da jorni !?” (2)

...Mi voltai e scorsi il volto raggiante del mio amico Agostino.

- " Bhe, veramente mi sono attardato a visitare le bellezze del vostro Arcipelago."

...Così, molto loquacemente egli mi aggiornò sugli ultimi sviluppi, ivi compresa la visita che ebbe l'onore di fare a bordo della Victory al grande Ammiraglio, sino al loro recente commiato avvenuto il giorno prima.

Di certo, in questo primo frangente, Nelson non poté fare alcunché per le incursioni barbaresche, i suoi ordini erano perentori, di certo vi erano in ballo cose molto più importanti e in un momento come questo non poteva certo permettersi libere iniziative, girovagando per il Mediterraneo dando la caccia a dei pirati. Comunque, la medesima presenza della flotta inglese per quanto poco, costituiva pur sempre un deterrente e/o quanto meno una garanzia, ma ora che questi se n'erano andati, tutto sarebbe ricominciato.

...Comunque Agostino mi disse che Nelson sicuramente sarebbe ritornato, questo riparo costituiva per lui un deterrente di grande utilità, non solo per la neutralità che il re sabaudo manteneva ma, sopratutto, perché ciò gli permetteva di tenere sotto controllo la flotta di Napoleone.

La flotta inglese nel periodo che va dall'Ottobre del 1803 al Gennaio del 1805 fece ben otto soste e in ognuna di esse, con un quantitativo di navi sempre diverso. Giusto a rendere l'idea, in quei frangenti, la sola Victory imbarcò un quantitativo di viveri e acqua di notevoli entità, e, per gli appassionati di statistiche. Va sicuramente detto che le mire di Nelson nei confronti dell'Arcipelago, andavano ben oltre la possibilità di effettuare delle semplici soste atte a rifornirsi. Il grande Ammiraglio aveva scelto La Maddalena sopratutto per la sua posizione geograficamente strategica anzi, considerava il suo approdo quanto mai versatile data la variabilità dei venti e il fatto che egli poteva avvicendarsi da ben due lati. Il fatto stesso che la Sardegna si incuneasse tra Francia e Italia, la poneva in un contesto geo-politico, che avrebbe sicuramente consolidato la supremazia britannica nel Mediterraneo... o almeno, secondo le prospettive di Nelson. Non a caso infatti egli aveva scartato sia Malta sia la Sicilia e puntava bensì ad assicurarsi la Sardegna. Del resto, sempre per gli stessi motivi, quest'idea, era entrata già da tempo nelle potenziali mire di Napoleone. Ma ciò a cui maggiormente ambiva Nelson, più che altro, era di poter annettere la Sardegna all'Inghilterra. Di fatti Nelson considerava La Maddalena uno dei più bei porti del mondo, per di più, a sole 24 ore da Tolone. E in tal senso si adoperò. Arrivò persino a dire che quest'isola..."valeva cento Malte" arrivò anche a proporre al proprio Governo di inviare un contingente di uomini per presidiare l'intero Arcipelago, previo il consenso del re di Sardegna; ma non ottenne nulla, cosicché pensò bene di proporre l'acquisto dell'intera isola di Sardegna. Aveva anche fatto i suoi debiti calcoli, predisponendo quella che, in termini economici, si potrebbe definire una sosta di analisi di bilancio su ciò che, in pratica, il sovrano ne poteva ricavare con le imposte. C'erano però delle circostanze che Nelson sottovalutava, ed era il fatto che il governo britannico aveva offerto ai reali di Sardegna tutto il suo appoggio, come altrettanto avevano espresso le potenze dell'asse antinapoleonico, per di più, mantenendo la propria neutralità. Una volta riportata la Francia a più miti consigli, i Sabaudi avrebbero sicuramente ripreso possesso dei territori in terraferma dai quali, a suo tempo, furono costretti a lasciare dietro l'incalzare delle truppe napoleoniche, esiliandosi per l'appunto in Sardegna. E stava proprio qui il punto di non ritorno. Il fatto era, che i reali Sabaudi, potevano vantare il loro titolo proprio grazie al possesso del territorio stesso. Ma il re Vittorio Emanuele I° reclinò l'offerta, come reclinò la proposta posta in essere da Luciano Napoleone, fratello di Napoleone I°, nonostante che quest'ultimo, in alternativa, avesse suggerito i territori di Parma e Piacenza. Cosa dire, nonostante che da ambo le parti siano state esercitate delle pressioni, peraltro lusinghiere, entrambi i contendenti non riuscirono ad assicurarsi queste isole quanto mai favolose, sopratutto per l'opera dissuasiva dell'allora capo del Regio armamento, il piemontese Giorgio Andrea Des Geneys. Come del resto non vi riuscirono più tardi gli americani ...

...la sua più viva soddisfazione, mi diceva Agostino, derivava sopratutto dal fatto che un personaggio della levatura di Nelson, si era adoperato nei suoi confronti con molto garbo e considerazione, e lo dimostrava il fatto che prima di partire, il grande Ammiraglio, lo aveva onorato con un dono che di certo non si aspettava: una medaglia d'oro che ne riportava la sua effigie e che commemorava la sua vittoria sul Nilo.

- "caro amico, questo dono sottolinea a dovere il vostro operato, dovete esserne fiero."

- "Si. Lo sono davvero".

- “ja la sagu e ni sogu veramenti fieru!” (3)

...nella sua semplicità, Agostino, in cuor suo sapeva di essersi adoperato nel migliore dei modi, mai però avrebbe supposto tanto riconoscimento. Bisogna comunque riconoscere che era un uomo dotato di carisma e sapeva destreggiarsi nel giusto modo e con una certa diplomazia, cosa assi importante data la sua attuale condizione.

- "Bene, ora debbo lasciarvi, sapete bene, il dovere mi chiama, devo senz'altro sbrigare della corrispondenza".

- “Ba avà lascetimi andà, gagghiu un bellu po’ di lavoru da fa, papiè e inviloppi annatu a a taula da spidì!”

...così frettolosamente si diresse verso i suoi doveri lasciandomi solo nella piazza ed io, tranquillamente mi diressi verso i miei interessi locali. Avevo preso degli accordi con un pseudo pescatore, giù a Moneta, una piccola località che ospitava una altrettanto piccola comunità di anime, appena fuori dall'abitato di Maddalena; Antonio così si chiamava, era il figlio più giovane del padrone dell'unica bettola esistente al lato della piazzetta locale, dove mi ero fermato per cibarmi al ritorno dalle precedenti escursioni che avevo compiuto alcuni giorni prima a Caprera. La prima volta che vi andai non c'era nessuno, così ebbi l'occasione di parlare col vecchio oste dall'aria burbera, ma con la passione della comunicativa, cosa assai importante nel suo mestiere. Egli amava parlare, potei così godere della sua compagnia mentre, compenetrato dalla sua enfasi, mi elencava quanto di più bello c'era da vedere, ivi compresa la descrizione sulla bontà del sugo di pesce che le abili mani della moglie sapevano fare. Fu così che mi propose di seguire il figlio, l'indomani mattina, in un giro di pesca.

La presunta amicizia col pseudo pescatore di Moneta di nome Antonio, mi è servita unicamente per introdurre un argomento parallelo ai fatti in questione e cioè: all'epoca, i veri Maddalenini (intesi come pastori della Corsica e primi abitatori delle isole dell’Arcipelago… denominate anche Carrugi) non erano molto propensi a dedicarsi all'attività della pesca in quanto, tale professione, chi la praticava, lo faceva più che altro a livello personale, nonostante le continue sollecitudini fatte a sostegno dell’attività ittica, da parte dal Des Geneys.Chi invece lo faceva sistematicamente erano i campani che, dopo tutto, ancor prima della proclamazione del Regno d'Italia, erano pur sempre degli stranieri. Eppure nei loro fondali, queste isole avevano una qualità di pesce degne di nota.

ma riprendiamo il racconto

...dunque, i giorni passavano, dannatamente veloci e sempre nella costante ricerca di nuove visioni. Per me quelle isole rappresentavano qualcosa di straordinario e di esse, si profilava la consapevolezza quanto mai interessante di conoscerne anche le abitudini e i costumi. Anche i mesi passavano, lasciandosi alle spalle le stagioni, ed io cominciai ad abituarmi, come tutti del resto, alle partenze e agli arrivi della flotta inglese, per cui vi furono solo poche occasioni per stare in compagnia di Agostino. Egli, comunque, era sempre in costante movimento e io ebbi a constatare, che queste alterne presenze, accentuavano ogni volta sempre più i problemi, sopratutto per gli approvvigionamenti. Agostino mi confermò che alcune delle derrate alimentari di cui le navi necessitavano, Nelson le faceva arrivare dal un suo fornitore di Napoli, un certo Archibald Macneill che, di volta in volta, le faceva trasbordare tramite un Brick; in particolar modo servivano ortaggi di cui l'isola e la vicina Gallura ne erano pressoché sprovviste; fece arrivare anche dei capi bovini vivi accompagnati s'intende dalla una adeguata scorta di biada, ed inoltre, in ottemperanza al consiglio del medico di bordo il Dr. Snipe, fervente sostenitore della dieta mediterranea, inviò anche a Napoli una corvetta, al comando del capitano Bolton, con una lettera d'ordine di acquistare alcune centinaia di libbre di maccheroni.

- "Che strano... affermò Agostino, non avrei mai supposto che gli anglosassoni mangiassero maccheroni italiani".

- “Chi stranu! Mai avariu pinzatu chi l’inglesi magnessini maccaròni” (4)

...certamente questa affermazione di Agostino mi lasciò alquanto perplesso, ma questa sua singolare certezza derivava dall'aver presieduto più di una volta alla somma mensa dell'Ammiraglio. Nella sua narrativa, Agostino, ebbe così a confidarmi quale fosse l'etichetta che si articolava nel convitto durante le soste in rada: alle due pomeridiane quando l'attività lavorativa veniva sospesa, la banda di bordo suonava sino all'ultimo quarto dell'ora, momento in cui intonava "the roast beef of old England", come una sorta di inno per dire che il pranzo dell'Ammiraglio era pronto, al ché, veniva servita la mensa che si articolava in tre portate tra cui, alcune volte, figuravano per l'appunto i maccheroni; era poi la volta del Dessert di frutta fresca e accuratamente scelta, il tutto naturalmente veniva abbondantemente accompagnato da alcuni vini pregiati, ivi compreso lo champagne e ancora, caffè e liquori. Al termine, i commensali, generalmente passeggiavano sul ponte conversando mentre la banda suonava ancora sino al tocco. Più tardi, dopo le sei, veniva servito il the e verso le otto veniva ancora servito del ponce con biscotti secchi e torta, subito dopo, veniva augurata la buona notte a sua signoria che si ritirava nei suoi alloggi. Or bene, una volta di più questa sua confidenza confermava la reciproca stima che accomunava entrambi questi uomini di diversa natura, estrazione sociale e cultura.

- "caro Agostino, tutto questo vi rende lustro, sicuramente qualcuno vi invidierà per questo".

...e così dicendo scrutavo di nascosto la sua espressione per cercare di compenetrare i suoi pensieri.

-"sapete: da quel che ho udito, credo che siamo prossimi ad una partenza definitiva. Corre voce che i francesi siano in procinto di mettere in atto un piano per invadere l'Inghilterra."

- “lu sapeti? Aggiu intesu chi l’inglesi so pronti a partì difinitivamenti, curri a voci chi i francesi stanni pè invadi l’Inghilterra !”

...di certo questo recondito pensiero di Agostino, assumeva quasi il tono dell'immediatezza e mai confidenza fu più vicina alla realtà.


Ma con l'evolversi della storia, si arrivò all'ultima sosta di Nelson in quel di La Maddalena, i tempi incalzavano e la flotta francese aveva salpato le ancore. Bisogna dire che l'ultima sosta della flotta fu resa necessaria per sfuggire ad un violento fortunale sospinto dalla sferza del maestrale. Un'ultima sosta, questa, in cui il grande Ammiraglio si dedicò in prevalenza alla corrispondenza d'ufficio. Già nella precedente aveva espletato l'onere di scrivere per suo conto e fra i vari scritti da lui lasciati, troviamo una lettera indirizzata a Carlo Felice, nella quale intesseva la sua stima nei confronti di Agostino per la sua opera di governatorato. " Signore, non potrei partire dall'isola della Maddalena senza prima assicurare Vostra Altezza Reale che la condotta del Governatore Millelire è stata sempre così perfettamente corretta e strettamente conforme all'editto di neutralità di Vostra Altezza Reale, da meritare costantemente la mia perfetta stima. Pertanto mi permetto di sollecitare per questo eccellente governatore un segno di approvazione di Vostra Altezza col conferirgli un maggior grado, ciò che mi sarà di grande gradimento e soddisfazione".

Allo stesso tempo scrisse anche a don Antonio Biancareddu, parroco della chiesa di Santa Maria Maddalena, per ringraziarlo dei suoi servigi e già per fare cosa gradita alla sua comunità, recando in dono un crocefisso e due candelabri in argento quale segno di riconoscimento. "Reverendo Signore, tengo a chiedere che mi sia permesso di donare alla Chiesa di Maddalena un pezzo d'argento di chiesa come segno della mia stima per i degni abitanti e del mio ricordo per il trattamento ospitale ricevuto sempre da loro dalla flotta di Sua Maestà posta sotto il mio comando. Possa Dio benedirci tutti. Rimango, Reverendo Signore, Vostro molto obbediente servitore"

Alle ore tre pomeridiane del 19 Gennaio del 1804 quando tutto sembrava scorrere nella più assoluta normalità, nonostante il persistere del vento, apparvero a vele spiegate le fregate "Active" e "Seahorse" che Nelson aveva lasciato a pattugliare nelle acque circostanti il golfo di Tolone, recanti il messaggio tanto atteso: "The Enemy is at the sea" (Il nemico ha preso il mare). Nella quasi immediatezza susseguirono gli ordini e un improvviso brulicare di uomini si affaccendò sui pennoni, agli argani e alle manovre, e, alle 6.20 dello stesso giorno la flotta salpò scivolando velocemente attraverso il passo delle Biscie. Questo però è un punto quanto mai controverso perché nel libro di bordo della Victory è riportato che la flotta salpò sì il giorno stesso, ma nella notte fra il 19 e 20 Gennaio ed esattamente alle ore 03.20 per eludere eventuali sorveglianza da parte delle spie francesi.

...l'indomani mattina, in quella grigia giornata invernale, mi stavo aggirando tra le strette viuzze della bianca cittadina adagiata sul granitico pendio, camminavo avvolto nel mio pastrano pesante cercando di tenere alzato il bavero onde ripararmi il viso dalle raffiche dal vento freddo di maestrale, camminavo a testa abbassata facendo attenzione a non inciampare nelle sporgenze sconnesse del lastricato che saliva a guardia vecchia e quasi d'improvviso, incontrai Agostino che stava scendendo in senso opposto.

- "Agostino, buon giorno, avete visto che giornata burrascosa"

- "Si, non si può dire che sia una bella giornata. Avete sentito la notizia?"

- “Nun si po’ dì chi sia una bedda jurnata! Eti sintitu a notizia ?”

- "Quale notizia?"

-" Questa notte la flotta è salpata in tutta fretta, sembra che i francesi si siano decisi a lasciare il porto di Tolone".

- “Quista notti a flotta è sarpata in tutta sprenscia, pari chi i francesi si so dicisi a lascià u portu di Tuloni!” (5)

…a questa notizia sobbalzai, pur sapendo che prima o poi inevitabilmente ciò sarebbe accaduto e guardando il volto attonito di Agostino, esclamai:

- "Caspita, allora ci siamo... ed ora cosa succederà?"

...quel breve dialogo mattutino rese entrambi a dir poco un pò perplessi circa gli eventi prossimi, più che altro perché era giunta a La Maddalena la notizia, filtrata attraverso i soliti canali, che la flotta dell'Ammiraglio Velleneuve doveva congiungersi con le unità di Rochefort, per tentare uno sbarco in Inghilterra, tanto più che queste notizie era suffragate dal fatto che Napoleone non aveva nascosto questi suoi intenti.

Quello che ne seguì da parte inglese, fu un inseguimento ad oltranza e infatti, conoscendo le intenzioni di Napoleone, Nelson tentò di intercettare la flotta francese nel sud della Sardegna, ma non fece a tempo. Peraltro, l'intento di trarre in inganno la flotta inglese, da parte di Villeneuve, inoltrandosi in Atlantico e facendo rotta verso le indie occidentali, per poi improvvisamente volgere la prua verso la manica a copertura dello sbarco, fallì. La causa è da ricercarsi nelle forti raffiche di maestrale che si abbatterono lungo la costa occidentale della Sardegna per cui, Villeneuve, riparò nuovamente a Tolone e Nelson, male interpretando le mosse dell'avversario, lo inseguì inutilmente attraversando lo stretto di Messina sino ad Alessandria. Niente. Nessuna traccia della flotta francese, solo dopo il suo ritorno a Malta, egli venne a sapere che il nemico aveva riparato nuovamente a Tolone così, il 29 Febbraio, Nelson ancorò al sua squadra nella rada di Pula, una quindicina di Miglia a sud-ovest di Cagliari.

...I giorni passavano e così le settimane ed io, in questo mese di Febbraio freddo e ventoso, ripensavo con nostalgia alla bella estate che avevo trascorso nell'isola in compagnia di Antonio e alle nostre puntate di pesca, gettando le piccole reti nei fondali blu e curiosando la flora marina nelle trasparenza delle acque, che ne risaltavano i colori, vivi e inverosimili, con i suoi coralli a macchia di leopardo, brulicanti di vita. Ricordavo le lunghe camminate in solitario, tra le piante di ginepro, di mirto e di eriche attorcigliate nella boscaglia. Quanto di più bello non avevo mai visto. Ed ora camminavo frettoloso a ridosso dei muri delle case per ripararmi dal vento incessante, a volte sferzante, a volte più calmo, ma sempre prepotente. In questi giorni così grigi, il sole sembrava disertare la realtà rifugiandosi dietro l'addensarsi dei cumuli stratificati di nubi, a volte grigie, a volte nere e che non lasciavano presagire niente di buono. In questi giorni, strano a dirsi, il fermento era vivo e se ne percepiva l'essenza, che così si rispecchiava nel volto di Agostino; da che la flotta era salpata, quasi da un mese, non se né sapeva più nulla, eppure con la solita solerzia, Agostino, alla parvenza di una qualunque notizia, inviava lettera a Cagliari: "Domenica ultima scorsa ancorò qui, anzi investì nel passaggio della Moneta, un brick inglese venendo in otto giorni da Napoli con dei pieghi pel di lui ammiraglio Nelson, ma senza notizie d'attenzione per la S.V., e con l'aiuto poi di gente e qualche battello della popolazione lo stesso brick si è messo a galla, e ieri sciolse nuovamente la vela dirigendosi all'ovest".


Mentre il Millelire scriveva questa lettera, Nelson, l'8 di Marzo si era trasferito con la flotta nella rada di Palmas, a ridosso dell'isola di Sant'Antioco. Nessuno sapeva dov’era, nemmeno gli stessi inglesi sapevano nulla. Sembrava inghiottito nell'ignoto e in mancanza di ulteriori notizie, tutti continuavano ad inviare lettere e dispacci a Maddalena. Intanto Agostino, come sempre solerte e attento, continuava a inviare dei corrieri in gran segreto nella sponda opposta, in Corsica, nella speranza di catturare notizie sulla flotta francese. Le notizie arrivarono frammentarie, ma ciò che si seppe fu che la flotta francese aveva lasciato nuovamente Tolone, ma non si sapeva che direzione avesse preso; solo più tardi, dopo la data del 16, si venne a sapere dal Capitano Campbel, comandante di una fregata inglese che era apparsa nell'isola, che la flotta francese era passata a ponente dello stretto di Gibilterra e che lo aveva superato il giorno 6 dello stesso mese di Aprile. La notizia fu immediatamente rimbalzata dal Millelire a Cagliari. La squadra inglese, ignara, brancolò nel mediterraneo ancora per un mese. Lo stesso Nelson apprese la notizia che la flotta francese era transitata in Atlantico, da una nave neutrale che aveva incontrato nel suo girovagare a sud della Sardegna. Ma le cattive condizioni del mare, ancora una volta, non gli permisero di varcare lo stretto, se non nei primi giorni di Maggio, il giorno 6.

...erano giorni che non vedevo Agostino così preso com'era dalle attuali circostanze, la sua unica preoccupazione, dopo tutto, era quella di trasmettere quante più notizie riusciva a controllare, sempre nell' intento di poter essere utile all'Ammiraglio, pur mantenendo il dovuto distacco e la formalità del caso. Decisi allora di recarmi a casa sua e lo incontrai che stava uscendo, direi un pò scuro in viso.

- "Agostino esclamai, qual buon vento, vi vedo alquanto preoccupato."

- "Eh sì! A dire il vero un pò lo sono ."

- “Eh si! A di u veru lu sogu!” (6)

...e guardando lontano in direzione del mare mi disse:

- "Oggi, caro amico, ho appreso che i francesi si sono spinti in Atlantico già da tempo e nessuno sa dove sia la squadra inglese... chissà se l'ammiraglio Nelson ne è a conoscenza!"

- “Oggi! Amicu meu hagghiu saputu chi i francesi so sciurtiti in oceuanu, e da un beddu po’ di tempu, ma nisciunu sa undi è arrimbata a flotta inglesi, e se iddu sa di quista sciurtita!”

...tutte le ombre e i dubbi di Agostino certamente erano giuste, ma le sentenze del perché o del come, sono sempre legate ai posteri, e noi, non possiamo fare altro che attendere. Per quanto riguardava il sottoscritto, per nulla influenzato da questi avvenimenti, pur contrastato nei sentimenti ,se parteggiare per l'una o per l'altra fazione, mi decisi a ritornare sui miei passi; avevo soggiornato nell'Arcipelago per più di un anno, era oramai giunto il momento di fare ritorno. Il giorno seguente intanto, mi appropinquai nel salutare Antonio per la sua cortesia nell'avermi condotto a pesca e poi, non da ultimo, avevo ordinato al Padre di farmi trovare pronto il (zimminu), una sorta di zuppa di pesce insaporito con degli aromi locali e abbondantemente annaffiato con dell'ottimo vino di vernaccia bianca. Non dimenticai certo di acquistare anche del pane (carasau), una sorta di sfoglia di farina gialla molto leggera che per la sua semplicità si può gustare con diversi cibi. Quella sera tornai alla locanda un pò su di giri, ma non per questo rinunciai a brindare col locandiere, divenuto anch'egli mio amico. Ricordo che alla notizia del mio prossimo rientro in continente, pur se dispiaciuto per tale occasione, mi regalò una bottiglia di (Filuferru), una specie di distillato locale simile alla grappa e molto forte, che metteva dentro il buonumore.

Cosa dire più di quanto la storia stessa non abbia già detto; alla fine non rimane che sottolineare, anche se a grandi linee, ciò che fortunatamente si avverò per la flotta inglese. La vittoria. L'intento di Villeneuve di disperderne le forze inglesi non poté essere attuato, per di più, Nelson, era ben al corrente delle strategie Napoleoniche. Però, a monte di tutto ciò, vi è anche un’altra considerazione che non deve essere dimenticata ovvero: se lo stesso Napoleone, accentratore com'era, non avesse preteso di comandare una flotta di navi come un normale esercito e se il suo Ammiraglio, avesse avuto sotto il suo comando uomini scelti e capaci e non millantatori, allora, la battaglia, sarebbe stata più ardua. Per come si sono svolti i fatti, la colpa di tale fiacchezza, era da ricercarsi nella stessa rivoluzione francese, che aveva ridotto la gente di mare alla stregua di uomini poco inclini alla disciplina e alla condotta delle navi stesse. Erano fin troppi gli ufficiali comandanti che vennero eletti, solo per compiacenza e non per capacità. Ecco! Forse le cose sarebbero andate diversamente; come diversamente sarebbero andate le vicende per l'intero Arcipelago della Maddalena, se Villeneuve fosse riuscito a riparare nuovamente nel Mediterraneo; forse la sua condizione geograficamente strategica sarebbe perdurata, accentuando negli inglesi quell'interesse che tanto aveva spalleggiato Nelson. Le cose invece non andarono secondi i disegni e la storia, ancora una volta, si differiscono dalle aspettative dei protagonisti. I francesi andarono incontro ad una colossale sconfitta, dopo la quale, la Spagna si dissociò, ragion per cui gli inglesi si attestarono nelle isole Baleari e La Maddalena, perse di importanza. Sopratutto perse il suo maggior sostenitore... il grande Ammiraglio Lord Nelson & Bronte, che con la sua strategia ottenne quella grande vittoria, che consolidò per oltre un secolo, la assoluta supremazia marittima della Gran Bretagna, ma che altrettanto sfortunatamente, Nelson, non ebbe la gioia di festeggiare. Il suo destino come sappiamo si compì nelle acque di Trafalgar. Ma ciò che rese leggendario questo marinaio, di per se, non furono solamente le grandi strategie che seppe mettere in atto o le grandi vittorie che egli conseguì; ciò che di lui si ricorda, fu anche la sua grande umanità nel trattare con i suoi ufficiali con i marinai e la sua diplomazia con la quale si adoperò nei contatti con i suoi pari; il suo carisma imponeva rispetto e obbedienza, pur senza quell'imposizione risoluta che spesso ha caratterizzato la vita degli uomini di mare. Di lui va ricordato anche la profonda abnegazione che egli aveva per la sua Inghilterra e per meglio sottolinearne il significato, basta rievocare il messaggio che prima della battaglia fece issare nei pennoni della Victory: L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il proprio dovere.

con grande tristezza già pensavo al momento i cui avrei lasciato quel paradiso di bellezze. Ripensavo a tutto ciò di cui avevo potuto godere, ma pensavo anche a cosa avrei detto al mio vecchio amico Agostino, con il quale avevo condiviso alcuni dei momenti della storia dell'uomo, pagine di ricordi che quanto mai ci dovrebbero accompagnare nel sentiero dell'umana conoscenza per illuminarci nel cammino futuro. Quel giorno era giunto e, con mia somma sorpresa, fermo sul lungo molo innanzi la piazza, un uomo avvolto nel suo mantello blu mi aspettava... lentamente mi avviai nella sua direzione e di lì a poco gli sostai accanto.

- " So bene che partite e mai avrei potuto non salutarvi "

- Ghia la sagu chi senti prontu a parti! E figuremmuci si gavariu fattu andà via senza mancu salutaghi!”

...quel suo modo di osservare le persone le cose, quel suo sottile sorriso e i suoi gesti sempre pacati e gentili, si tolse il cappello a tubo mi tese la mano e disse:

- Addio caro amico, portate con voi il profumo e i colori della nostra isola... Fate buon viaggio "

- “Avvidecci, amicu meu, e in viagghiu, purtetighi appressu, u prufummu dù scavvicciu, e i culori da noscia isula!”

- "Comandante... è stato un privilegio fare la vostra conoscenza, di certo non vi dimenticherò... e di certo porto con me l'essenza di questo Arcipelago. Statemi bene."

...“Gustignà” , era ancora fermo sul molo quando salii sul battello diretto a Palau, poi al di là, oltre la Gallura, qualche altro mezzo mi avrebbe condotto lontano verso casa; guardai ancora Agostino... si rimise il cappello sul capo, sorrise e se ne andò. Io volsi le spalle e girai lo sguardo verso levante osservando i riflessi del sole specchiarsi sull'acqua e lentamente perdersi nello specchio del mare, girai ancora lo sguardo lungo la costa. I colori e i rilievi erano belli come lo erano sempre stati, come lo erano i miei pensieri pensando all'imminente passato; mi soffermai con lo sguardo sopra il promontorio di Capo d'orso e dissi a me stesso... eccolo, l'orso, sempre là, sempre pronto ad aggredire il tempo che qui sembra non passare mai.


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