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Maddalenini
Ricorda che a fine stagione gli ospiti gli chiedevano: «Ramon, ma l'anno prossimo dove sarai?» E racconta che spesso, l'estate successiva, quelle stesse persone le ritrovava in un altro villaggio, magari a migliaia di chilometri di distanza. Sorride, si emoziona quando la memoria vola nel passato, in quegli anni in cui lavorava 18 ore al giorno e dormiva mentre i passeggeri del barcone facevano il bagno. Ansiosi di scoprire che cosa Ramon l'instancabile avesse organizzato subito dopo per loro. Ha 70 anni, Ramon Del Monaco, maddalenino nato e vissuto sull'isola. Artista, poeta, uomo di cultura. Organizzatore di eventi, correttore di bozze per la Marina, topo da biblioteca, ha una storia che non ti aspetti: profuma di mare e di amicizia e viene fuori dalle foto in bianco e nero in cui lui, barba lunga e sottile come un giunco, suona la chitarra mentre la gente balla, fa il trenino, canta a squarciagola. Erano gli Anni Settanta, Ramon Del Monaco era la colonna del Touring Club della Maddalena: animatore, accompagnatore, organizzatore instancabile. Un capo villaggio a tutto tondo, con il compito di riempire il tempo degli ospiti. Faceva talmente tanto che quando nel 1980 ha mollato causa matrimonio, l'hanno sostituito in quattro. Ramon Del Monaco è stato protagonista dell'epoca d'oro dei villaggi vacanze, quella del boom «liberatorio», come lui stesso lo definisce. «Si usciva dal modello alberghiero, quello più formale, in cui i turisti stavano ingessati, vestiti di tutto punto, mai una riga fuori posto. Quando sono nati i villaggi la gente ha scoperto i pareo, le ciabatte, il piacere della semplicità». Ramon al Touring Club ha iniziato nel 1968, al titolare serviva qualcuno che suonasse la chitarra. C'è rimasto 13 anni, con alcune pause alle Isole Tremiti e nei villaggi invernali. Racconta che cos'era l'animazione a quei tempi, spiega che in quegli anni c'era una voglia di socializzare che oggi è venuta a mancare: «Si diventava amici, si creavano rapporti umani spaventosi». Andavano i balli e le gare «con premi senza valore, giusto un simbolo», c'era la passione per le gite, per le spaghettate tutti insieme, per le passeggiate». Ramon ricorda «la marcia longa», dal Touring sino a Porto Massimo (cinque chilometri di distanza), con il popolo del villaggio in fila che all'arrivo beve il tè offerto dai commercianti o si ferma incantato ad ascoltare il rumore del vento. Oggi non è più così, la formula del villaggio piace soprattutto ai bambini. Gli adulti cercano altro: più solitudine e relax, meno voglia di socializzare. Secondo Ramon è normale, perché «le mode prima o poi passano. E oggi l'animazione non è più un'esclusiva dei villaggi, ormai si fa anche negli alberghi, nelle strade». Poi in mezzo c'è una questione di professionalità: «Spesso gli animatori non hanno le doti giuste, molti lo fanno solo perché hanno bisogno di lavorare». E a volte sbagliano, «non riescono ad entrare in sintonia con gli ospiti, a capire quando è il momento di coinvolgerli e quando è meglio lasciarli in pace. In spiaggia, per esempio, che senso ha prendere per le orecchie uno che fa il bagno per portarlo a ballare?». L'animazione è un'arte, pochi hanno fatto strada. Forse di Ramon Del Monaco, se non avesse mollato, si sarebbe sentito parlare a lungo. Come di quell'altro, che nei primi Anni Novanta faceva impazzire i clienti del villaggio Valtur, sull'isola di Santo Stefano: era Fiorello. Questione di tempi, con lui Ramon la sfida l'avrebbe giocata molto volentieri.
Luna a Caprera
Notti di luna piena subr'a' Caprera,
a luna pari un pummata arrussazzata,
nun si movi nudda, mancu u punenti,
tempu di lumma', di fa' l' ammori, di nun fa' gnenti...
Si senti adori di mucchju e di scavvicciu,
di scopa e baghi baghi, di terra bagnata,
una bunaccia fracica sutt' o' Cuticciu,
notti di luna cussi' nun ghe' mai vista...
Nun si senti u punenti ne u maistrali
ne u rumori do' magroni chi si capuzza,
senti solu un cuccummiau sutt' a Stagnali,
e u chiattinu di zi' "cumpari Umbe' " chi sbuffa...
Gudimucila tutta quista nuttata,
puri a occhj chiusi si ci durmemu,
u prufummu t' entrara' und o ciarbeddu,
e quiddu ti rimani, o alumancu spiremu...
...Notti di luna piena a Caprera,
cussi' chiara, cussi' sirena chi nun pari vera...
A festa d'a Trinita
Duraia tre jorni,cumi u so' nommu,
viniani da tutti i parti nun si sa commu,
qua' lu facia pe' "grazia ricevuta ",
quarchedunu parcosa nun l' a(v)ia ancora a(v)uta.
A baracca di centru era de' "bianchi",
quidda di sinistra era de' "russi",
quidda di destra nun era dei fascisti:
da quarchi tempu nun si n' era piu' visti...
**...chi festa quiddu jornu si mi ammentu...
cu' i ciclisti, u turroni e i suori do' Cunventu...**
Viniani puri i cavaddi e i carbigneri,
quisti faciini certi cacati neri neri,
quiddi si t' arrubbai un po' di turroni
ti purtaini ai "Tozzi" a carci e pattoni.
Po' i ziteddi chi si pirdiani senza perche'
e quarchedunu piu' grandi, chi u perche' lu sapia, ebbe',
capitaia puri allora, ai festi religgiosi,
e capita puri ava', nun femu i schizzignosi...
Po' dopu a Prucissioni e a predica di Monsignori,
ch' adduraia cume sempri piu' di dui ori,
cuminciaimi a calaccini pianu pianu,
i piu' vecchj ciattulendi, i ziteddi a manu a manu.
U jornu dopu nun t' eri mancu scitatu,
chi ghja s' era mossu " u Comitatu ",
a dummanda' dinari pe' a festa ventura:
cinqui franchi per unu e passaia a paura...
Piazza dò Marcatu
Piazza do' marcatu:
un mazzamurru di jenti
di tutti i culori
un va' e veni a tutti l' ori...
Piazza do' marcatu:
sbarchini tutti qui primma o po'
gioani e vecchj, ricchi e poari,
d' i Tozzi, do' Spinicciu, da Barabo'...
Piazza do' marcatu
quandu s' abbugghja e veni notti,
si svota in un minutu
cume quandu ci bimu dui gotti.
Piazza do' marcatu
piazza russa pe' quarchedunu
pari un quadru senza culori
quandu e' vota senza nisciunu...
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