Menu principale:
Maddalenini
LINK AMICI
www.liberissimo.net
Notizie flash su La Maddalena, attualità, inchieste, cronaca, sport ed interviste.
www.bblamaddalena.it
Sito web dedicato ai bed and breakfast presenti nell'isola di La Maddalena.
www.guardiavecchia.com
New's, informazioni e satira dall'Isola di La Maddalena.
www.lamaddalena.com
Sito dedicato all'intero gruppo di isole, si propone come una guida a tutte le notizie che lo riguardano.
www.lamaddalenatv.it
Web TV dedicata all'isola della Maddalena.
www.correntetv.it
Web Tv dell'isola di La Maddalena.
www.sardegnanord.com
Il mare e le risorse marine del nostro arcipelago.
www.cronacheisolane.it
Storie, notizie curiose e inedite dell'arcipelago di La Maddalena.
www.discoverlamaddalena.com
Is a touristic enterprise operates in Northern Sardinia, mostly in La Maddalena.
www.lamaddalenatravel.it
Portale di prenotazione online.
Professore di lettere, scrittore di talento e viaggiatore incallito, Salvatore ha sempre esercitato un fascino singolare non solo nella nostra famiglia, ma anche su chi ha avuto l’occasione di conoscerlo. Una figura per certi versi un po’ aristocratica, dai modi affabili ma spesso elusivo e misterioso, forse per mascherare in qualche modo quel male di vivere e quell’insofferenza verso la società che ha accompagnato gli ultimi anni prima della scomparsa. Salvatore è nato a La Maddalena il 31 gennaio del 1946, secondogenito di quattro figli, ma prima a Oschiri (dove il padre Mario faceva il capostazione) e poi a Sassari ha trascorso la maggior parte della carriera di insegnante di lettere, dopo aver conseguito la laurea in filosofia nell’università di Cagliari. E nella casa oschirese dei miei nonni materni, quando ero ancora bambino, sfogliavo incuriosito le pagine della rivista culturale «Linea d’ombra», un primo approccio al mondo della letteratura forse per me un po’ azzardato (avevo si e no dieci anni), ma sicuramente un passo obbligato per conoscere il talento di Salvatore, che proprio in quel numero pubblicava un suo breve racconto. Il ricordo lontano del giovane zio che m’insegnava a leggere l’ora in una vecchia “cipolla” a lancette è ancora vivo nella mia memoria, così come i suoi lunghi silenzi, un meditare assorto interrotto solo da occasioni di dialogo intenso che scaturivano quasi sempre dalle sue acute critiche di qualche classico della letteratura per ragazzi. E pensare che forse senza di lui il “Piccolo principe” o “La figlia del capitano” non sarebbero mai entrati a far parte della mia biblioteca; e senza quel rapporto di complicità che ci univa forse non avrei mai scoperto la passione per la letteratura, o avrei seguito studi diversi da quelli umanistici. Salvatore era molto legato a Oschiri . Dopo la morte del padre Mario viaggiava tutte le settimane da Sassari per far visita alla madre Natalia, nell’antica casa di Corso Umberto, la via principale del paese. Era questa un’occasione per fare lunghe passeggiate e incontrare amici di vecchia data. I bar e i negozietti di Corso Umberto, le scampagnate col compianto scultore Nuccio Bua che abitava in un’eccentrica villetta nei pressi del lago Coghinas, i fuggevoli incontri coi parenti e intellettuali del paese (frequentava, tra gli altri, lo studioso Mimmo Bua), la quotidianità ecco, e la sua scrupolosa osservazione, davano impulso ai suoi racconti, che traevano spesso spunto da vicende accadute a Oschiri. «Era considerato un intellettuale raffinato, stimato e rispettato dall’elite intellettuale del paese» ricorda l’artista oschirese Demetrio Mascia. A Sassari, Salvatore aveva preso casa in via Pascoli assieme alla moglie, Maria Asuncion Roca, un’affascinante donna spagnola che aveva conosciuto durante un viaggio in Francia e che negli anni ’80 lavorò in città come interprete e ricercatrice universitaria. Da abitudinario qual’era, si abbandonava al piacere della scrittura per ore, la sera, vicino alla finestra del grande salone che dava sulla strada, accompagnato dalla musica classica che tanto amava. La mattina si tratteneva di solito presso la galleria d’arte La Feni- ceche nasceva nel 1985 in via Costa e che, grazie alle iniziative di Franco Sanna ed Elisa Girardi, promuoveva opere di artisti emergenti. Il laico savoir-fairedi Tore non ha lasciato certo indifferente coloro che l’hanno frequentato, fatto com’era di un’attenzione concretissima alle piccole cose apparentemente insignificanti ma che per lui, tanto pignolo quanto maniacale nella sua pignoleria, insignificanti non erano. «Parlava poco e con pochi ed era un abitudinario. Odiava il denaro a tal punto che non volle il ricavato delle copie del suo libro che la nostra galleria riuscì a vendere, e che rimase per tanti anni esposto» racconta Elisa Girardi, testimone privilegiata dell’ esperienza di Salvatore, col quale aveva costruito un magnifico rapporto di amicizia. «Salvatore amava l’arte – continua Elisa- ed era un acuto critico. Viaggiava spesso fuori dall’Italia ed ebbe l’occasione di visitare i maggiori musei europei. Quando si sedeva qui stava spesso in silenzio a meditare. Era introverso e riservato Salvatore, ma, quando veniva a farci visita, in mezzo ai quadri e alle statue, sentiva un ambiente familiare e si confidava con me. Non parlava mai in prima persona dei suoi problemi. Scavando nel vissuto quotidiano si riferiva a esperienze di altri individui ma in realtà non faceva altro che dipingere se stesso, rivelando le sue ansie, le sue paure e la sensazione di sentirsi a disagio in un mondo arido che non gli apparteneva». A metà degli anni ’80 Salvatore decise di dedicare anima e corpo alla sua vera grande passione, la scrittura, abbandonando per sempre la scuola, un’istituzione che lo aveva deluso e che sicuramente poco collimava con la sua filosofia libertaria. Ma gli alunni dell’ iti di Sassari, oggi alle soglie degli anta, ricordano con ammirazione il carismatico “prof.” Solinas che cercava, con metodi didattici spesso fuori dai canoni, di spiegare loro la visione della letteratura come vita a lui così cara; la letteratura che in fondo rappresentava le sue esperienze intime e la sua esistenza, fatta di alti principi morali e di attenzione alle problematiche che concernono il ruolo dell’uomo all’interno della società. Una letteratura che per Salvatore doveva essere rivoluzionaria e fatta da rivoluzionari, per tentare di scuotere quel mondo che tanto gli stava stretto. «Abbandonarsi alla scrittura è come arrendersi al dolore. È cessare di difendersi ma è aprirsi alla vita. La scrittura è la cura» asseriva Salvatore. Un progressista sicuramente, suggestionato come tutta la sua generazione da quel “terremoto” culturale che scosse l’Italia negli anni ’70, e un lucido utopista che è riuscito a mettere in scena le sue tensioni filosofiche.grazie al romanzo. Nel 1986, firmandosi Gabriele Iberer, pubblica il racconto Pontus Euxinus, che viene presentato a Sassari alla Camera di Commercio, stupendo e disorientando non poco il pubblico in sala per il piglio intimista e il taglio fortemente psicoanalitico dell’opera, caratterizzata da una scrittura tanto frammentaria quanto elaborata. Salvatore sceglie uno pseudonimo straniero per omaggiare la cultura e l’arte mitteleuropea da lui particolarmente amata (I- berersuggerisce la passione per la Spagna e per il Museo del Prado, meta preferita dei suoi viaggi). Ciò non toglie che sia stato affezionato ad autori come Becket e Ionesco i cui echi letterari traspaiono nel pessimismo e nell’incapacità di agire di Enrico, il protagonista del racconto. Il titolo è enigmatico quanto l’autore. Pontus Euxinus era chiamato infatti dai romani Mar Nero e i Greci prima di loro l’avevano battezzato con una formula apotrocaica: Mare Ospitale o Inospitale. Nella dolorosa cronaca di una sera Enrico si trova a fare i conti col grande mare del suo inconscio cercando di traversarlo in una disperata lotta per la sopravvivenza. Sta sulla poltrona, nel suo piccolo studio e legge le «ultime pagine del grande libro della sua vita ». Poi cerca di alzarsi per fare la sua solita passeggiata serale. Ma non ci riesce. Resta come inchiodato alla poltrona dove di solito siede dopopranzo per lunghe ore sino al crepuscolo. Enrico è un uomo preso fino all’angoscia nei grovigli del quotidiano. I fatti che nell’arco di una mezza giornata accadono intorno a lui lo sconvolgono. Nella presentazione Cesare Acutis mette in risalto come tale personaggio, nel corso del racconto, compia come una discesa agli inferi muovendosi tra la paura e la fascinazione della follia e della morte. Kafka, Svevo, Joyce, Musil o lo stesso Xavier de Maistre del Viaggio intorno al- la miacamerasono termini di confronto impegnativi, ma necessari per tracciare una mappa orientativa dei riscontri culturali possibili. Con una scrittura volutamente incolore ma fascinante Salvatore narra la dolorosa esperienza del personaggio attraverso una sorta di monologo interiore che pare adombrare, in maniera sottile, un’esperienza autobiografica. Ma a chi sosteneva, critici e non, che la vicenda di Enrico fosse in realtà la storia di Salvatore, l’autore rispondeva prontamente nella premessa, asserendo che “ogni finzione è concessa a chi scrive. Ma egli è un bugiardo che non mente”. Pontus Euxinus era solo la prima tappa di quella che sarebbe stata una trilogia (il secondo volume si sarebbe chiamato L’Ape e il sogno) che tra ordinarie fobie e rituali maniaco-depressivi avrebbe continuato sino alla totale pietrificazione del personaggio. Ma nel 1990 Salvatore scompare, senza lasciare traccia di sé, durante un viaggio in Grecia. A distanza di sedici anni mi trovo seduto a scrivere di lui e raccogliere in un certo senso la sua eredità culturale e spirituale. Ma soprattutto mi domando, non senza un pizzico di nostalgia, se sia riuscito ad oltrepassare le sponde del Pontus Euxinus e portare così a termine il grande libro.
Menu di sezione: