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Benito Mussolini
Ecco quanto scrive a proposito il Maresciallo dei Carabinieri, Osvaldo Antichi, sui tentativi di liberazione del prigioniero da parte del Capitano tedesco Skornzenj: "Si sa con certezza oggi che il piano esisteva ed era stato preparato da due signori della Milizia Artiglieria Marittima: Ferrari e Belloni, il cui reparto era dislocato a Sasso Rosso. Secondo detto piano una pattuglia di elementi fidati tutti appartenenti alla Milmart, partita da Sasso Rosso avrebbe dovuto sorprendere di spalle lo schieramento di guardia, recandosi attraverso una ripida scaletta esterna alla camera di Mussoini. Questi liberato, sarebbe stato trasportato a mezzo di un motoscafo al largo, dove avrebbe dovuto essere in attesa un idrovolante tedesco. Personalmente, non credo alla possibilità di realizzazione di detto piano; in quanto il servizio di vigilanza composto da un centinaio di uomini era efficentissimo; anche per precisa ubicazione dei vari reparti di guardia".
Il Capitano Skorzenj
Non appena il capitano Skorzenj venne a sapere che Mussolini era a La Maddalena decide di partire subito per la Sardegna. Giunto a La Maddalena il 18 agosto, accompagnato dal Capitano di fregata Hvais e da un tenente del suo reparto che parlava correttamente l'italiano, si imbarca su un Dragamine tedesco ed effettua un giro di ispezione nel porto e lungo la costa; scattando diverse fotografie tra cui alcune di Villa Webber. Il suo Tenente si traveste da marinaio tedesco e si aggira tra i bar e le osterie di Bassa Marina, bevendo e tentando di attaccare discorso con i pochi presenti. Come per caso il discorso lo fece cadere su Mussolini affermando che l'ex Duce era morto. I presenti alla conversazione asseriscono il contrario, tanto che uno si dichiara disposto a scommettere. Il Tenente Marinaio, viene condotto nelle vicinanze della Villa e può vedere Mussolini passeggiare sul terrazzino del fabbricato.
Reputo interessante, sempre sotto il profilo storico, riportare quanto Kubelik, riprendendo dal libro stesso di Skorzenj, pubblica a riguardo sulla "Nuova Sardegna" del 25-2 1951.
Il giorno seguente l'Ufficiale di Skorzenj torna sul luogo, e riesce a conoscere il numero dei componenti della guarnigione, l'orario dei turni di guardia, le postazioni delle mitragliatrici,ecc. Occorre ora studiare un preciso piano che consenta di rapire mussolini. La Maddalena è una piazzaforte in cui è impossibile muoversi. Skorzenj decide di volare sulla cittadina e di fotografarla dall'alto, per rendersi conto con esattezza di quello che sara il teatro sua azione. Saranno necessarie forze considerevoli. Skorzenj chiederà l'aiuto dei repari di WAFFEN SS che si trovano in Corsica. Il volo su La Maddalena ha poca fortuna. Dapprima un'attacco di due caccia inglesi, poi un guasto, che manda l'apparecchi in acqua. Skorzenj, il pilota, i due uomini dell'equipaggio si salvano per miracolo. Vengono raccolti da un incrociatore ausiliario italiano. Nell'incidente Skorzenj si è rotto tre costole. Inconvenienti del mestiere. Non è motivo sufficiente per interrompere i preparativi. L'incrociatore sbarca Skorzenj e i suoi a Terranova (Olbia). Di qui il nostro va a Palau e poi in Corsica. A Bastia si abbocca con il Comandante delle SS. Il 20 agosto e di nuovo a Roma e getta i primi particolari del piano. Ma ecco un'ordine dal Quartier Generale del Fùhrer: "Il Quartier Generale ha ricevuto dai servizi segreti dell'esercito un rapporto secondo il quale Mussolini si trova in un isolotto vicino all'isola D'Elba. Il Capitano Skorzenj prepara immediatamente un attacco contro l'isolotto, con truppe arotrasportate, e ci indicherà il giorno in cui sarà pronto ad agire, avendo cura di aaccellerare il più possibile i preparativi. Il Quartier Generale del Fùhrer fisserà allora il momento dell'azione".
Skorzenj è sbalordito. Il Generale Student si reca al Quartier Generale di Hitler. Espone i risultati delle sue ricerche. Hitler ritira l'ordine di attacco contro l'isolotto. Il piano per rapire Mussolini è già tracciato nei suoi capi fondamentali. Le SS della Corsica appoggieranno i cinquanta uomini di Skorzeni. Si attaccherà all'alba. Servirà allo scopo una flottiglia di dragamine e di vedette rapide. Le batterie contraeree tedesche delle opposte coste della Corsica e della Sardegna copriranno, in caso di bisogno la ritirata.
Hitler è esplicito. Approva il piano, ma raccomanda al suo uomo di agire con energia e decisione. Se al momento dell'impresa gli Italiani saranno ancora alleati del Reich e Skorzenj dovesse fallire,Hitler potrebbe trovarsi nella necessità di sconfessarlo dinnanzi all'opinione pubblica mondiale.
Tornato a Roma si prepara all'attacco. Alla vigilia del giorno X una flottoglia do vedette rapide giungera in vista a La Maddalena. I dragamine intanto imbarcheranno il Corsica le SS e si ancoreranno davanti alla diga di Palau. Nelle prime ore del giorno X le flottiglie si metteranno in moto. Dai dragamine sbarcheranno le SS. Con il grosso delle truppe Skorzenj si dirigera verso la Villa Webber. Se possibile si cercherà di non sparare neppure un colpo, durante il percorso. Saranno tagliate le comunicazioni telefoniche. Le SS si impadroniranno delle batterie che dominano l'uscita del porto. Skorzenj agirà per neutralizzare i cinquanta uomini della guarnigione. Liberato Mussolini si imbarcherà con lui su una vedetta rapida. Tutto dovrebbe andare bene. Skorzenj si preoccupa solo per duecento cadetti italiani che sono accampati sotto la Villa Webber e che potrebbero intervenire contro i suoi uomini. Lungo la riva, poco più in la della villa, sono ammarati due idrovolanti italiani ed un idrovolante ambulanza. Due sezioni d'assalto dovranno rendere inutilizzabili questi apparecchi. Un reparto proteggerà l'azione dall'eventuale intervento dei cadetti.
Alla vigilia del giorno X le vedette salpano da Anzio e raggiungono La Maddalena. truppe della Corsica stanno per imbarcarsi. Skorzenj decide però di compiere un ultimo sopralluogo. Si reca nei pressi della Villa Webber con un compagno. Entrambi sono vestiti da marinai tedeschi e portano una grande cesta piena di biancheria sporca. Nessuno così bada a loro. Per caso si imbattono poi in un carabiniere italiano.
Il solito inganno. Si sa che una chiacchera tira l'altra. questo finto marinaio tedesco (il compagno di Skorzenj che parla bene italiano) sembra assai informato delle cose dell'isola. Ma il carabiniere è guardingo, quasi sospettasse. Poi a poco a poco il discorso va sul tema di cui tutti parlano a La Maddalena: l'illustre prigioniero della Villa Webber. Il tedesco asserisce che è morto. Il Carabiniere è un meridionale impulsivo. Replica che non è così, perchè proprio lui ha scortato il duce, la mattina fino alla riva, fino all'imbarco sull'idrovolante della Croce Rossa. Sembra certo di quel che dice. Ogni progetto è così sconvolto. E' evidente che il servizio segreto italiano deve aver subdorato qualche cosa e si è affrettato ad adottare tempestive contro misure. Apparentemente a La Maddalena tutto è rimasto com'era prima, per non destare sospetti. I Carabinieri della guarnigione occupano ancora la Villa Webber, ad esempio. Ma ora Skorzenj si spiega lo strano atteggiamento di alcuni di quei militi, che stavano tranquillamente sdraiati nei pressi del corpo di guardia. E' l'idrovolante della Croce Rossa è scomparso.
Nom resta che impartire i necessari contro ordini. Si fa aapena in tempo a fermare le truppe della Corsica che stanno per prendere posto sul Dragamine.
Skorzenj e i suoi uomini si trovano ora al punto di partenza. Tutto da rifare.
Il Capitano torna a Roma e ricomincia il suo paziente lavoro. il tempo preme. Ma questa volta sa che non potrà sbagliare.
Il dono di Hitler
Sempre in data 19 agosto Mussolini scrive sul Diario: "Stamane è tornato da Roma l'Ammiraglio Brivonesi che ha interrotto il mio isolamento, poichè mi ha portato una lettera di mia moglie in data 13 agosto". Ma sappiamo anche che l'Amm. Brivonesi recò al prigioniero, in occasione del suo 61° compleanno, il dono di Hitler: Le opere di Nietzsche in 24 volumi con dedica dello stesso Hitler.
La cronaca della stessa giornata registra anche il fermo di due militi della Milmart che, introdottisi nel recinto della Villa, si informavano con troppa curiosità, del numero degli uomini di guardia.
I giorni successivi Mussolini li trascorre con minore tristezza: molte ore dedicate a "notazioni di carattere folosofico-letterario politico"; lettura delle opere di Nietzsche, partite a carte col Maresciallo, colloqui quasi quotidiani con l'Ispettor Polito e l'Amm. Brivonesi. Le condizioni di salute sono stazionarie, con le solite crisi dolorifiche, caratteristiche degli ammalati di ulcera. Sempre dal suo Diario "Il bastone e la carota" trascriviamo: "Le giornate caldissime trascorrono monotone senza alcuna notizia dal mondo esterno. Solo verso il 20 agosto fu concesso al prigioniero (Mussolini scriveva in terza persona N.D.A.) di ricevere dall' ufficio del Comando il bollettino di guerra. la relegazione era quasi assoluta ma no sembrava ancora sufficiente al Generale Basso...."
Il 24 agosto Mussolini scriveva: "Il 24 agosto sono compiuti otto anni da quando si recarono in Africa (allude ai figli N.D.A) Il maresciallo Badoglio li lodò e li promosse. Erano gli anni 35-36, gli "anni del sole", della storia d'Italia e del Regime. Vale la pena di averli vissuti, anche se oggi siamo circondati da polvere e da macerie ed anche se oggi tutte le autorità di Roma non sono in grado di darmi notizie di mio figlio e di mio nipote".
Un altra sorpresa dopo il dono di Hitler, fu una sera dopo le 20, l'apparizione improvvisa di un'apparecchio tedesco, proveniente dalla Corsica, il quale volò bassissimo sulla casa,forse a cinquanta metri tantochè Mussolini potè vedere il volto del pilota e fargli un cenno di saluto.
Il 25 agosto Mussolini scrive: "Oggi è un mese che sono prigioniero, 18 giorni che mi ritrovo a La Maddalena. Il mio sperito è distaccato da tutto e sereno".
Il ringraziamento di Benito Mussolini
Per doverosa fedeltà alla storia debbo soggiungere che dal "primo biglietto" i miei rapporti con Mussolini furono quotidiani, tramite ben inteso la pedoli. Erano quasi sempre richieste sulle vicende politiche ed eventi bellici che completavano quelle inviate per iscritto nella mia prima relazione. Pertanto i ripetuti accenni del prigioniero nel suo diario alla mancanza di notizie, penso debbano attribuirsi ad una ragion voluta, nel senso di allontanare ogni dubbio sull'isolamento, nel caso di lettura del Diario stesso da parte dei responsabili dei servizi di guardia. Non va dimenticato che si era in piena guerra e che sul regime mussolioniano, frantumato, si faceva a gara a gettare del fango. Un qualsiasi aiuto a Mussolini in tali condizioni poteva significare la fucilazione od una condanna gravissima. E tutto questo non poteva sfuggire a Mussolini, che dopo i primi "biglietti" si serviva per maggiore sicurezza delle richieste verbali. Parimenti profonda preoccupazione era nel mio animo, ben conscio dei pericoli cui andavo incontro, tantochè gia dopo pochi minuti dal ricevimento dei "biglietti" mi preoccupavo di nasconderli i posto ben sicuro. E... ringazio il Signore che mi è andata bene!
Mussolini ha voluto ricordare la mia "umanità" chiudendo l'ultimo paragrafo (43) del suo diario con queste parole: Alla vigilia di lasciare La Maddalena per ignota destinazione, il mio pensiero va con riconoscienza a tre modeste persone che hanno reso meno pesante la mia prigionia: il DOTT.CHIRICO, la brava Maria e la buona Marianna".
La sera del 26 il Ten Faiola che aveva sostituito il Col. Meoli annunziò al prigioniero: "Domattino si parte" e l'indomani, 27 agosto alle ore 6 ebbe termine la prigionia di Mussolini a La Maddalena. Fù un'idrovolante bianco della Croce Rossa, che aveva stazionato in tutto questo periodo nella rada prospiciente Villa Webber, che condusse il prigioniero sul lago di Bracciano a Villa di Valle dove Mussolini proseguì per il Gran Sasso.
Nell'agosto de '43 i fascisti volevano liberare Mussolini
Una lettera autografa dimostra un fatto storico clamoroso: prima che Hitler rapisse l'amico da Campo imperatore, pochi fedelissimi cercavano di portarlo via da La Maddalena dov'era agli arresti.
Tanti 'anni dopo la fine della guerra e la fucilazione del Duce compare un documento autografo (lo precisa una scrupolosa perizia calligrafica) firmato dallo stesso Mussolini, del quale nessuno conosceva l'esistenza. Un documento di eccezionale valore storico perché rivela un fatto nuovo e sconosciuto ai biografi. E aggiunge un frammento di verità a una vicenda drammatica e controversa: i tentativi di liberare il capo del fascismo dopo la notte del 25 luglio 1943, quando il duce fu posto agli arresti da Vittorio Emanuele III. Un documento del quale Oggi è venuto in possesso e del quale riveliamo, il contenuto, il significato e l'importanza.
"Segnalate il numero delle guardie che circondano la villa. Naturalmente avrete l'aiuto del dottor Chirico, il quale vi informerà dettagliatamente sul piano. Vi ringrazio per quanto fate e stracciate poi questo bigliettino. 16 agosto, Mussolini".
Solo sei righe, un messaggio urgente e drammatico, scritto con un pennino a inchiostro nero. Un messaggio dal significato molto chiaro. Rivela, inaspettatamente, che oltre il piano tedesco voluto fortemente da Hitler ("non posso abbandonare così il mio amico Mussolini") e portato a termine, il 12 settembre 1943 a Campo Imperatore, con un blitz, audace e spettacolare, dai paracadutisti del generale Kurt Student e del capitano otto Skorzenj, anche gli italiani, un gruppo di fedelissimi, avevano o preparavano un piano per liberare il Duce dopo l'arresto seguito alla notte del Gran Consiglio e alla caduta del fascismo.
Nessuno ha mai parlato prima di questo piano perché evidentemente pochissimi ne erano a conoscenza e tutti hanno custodito gelosamente il segreto fino alla morte. Così come nessuno conosceva l'esistenza di questo messaggio, che non si sa e non si capisce a chi fosse stato inviato da Mussolini. Non compare infatti il nome o un indicazione per scoprire il destinatario. Si sa solo che è stato ritrovato pochi mesi fa a Verona. E questo non ci dice molto, perché potrebbe essere finito nella città scaligera chissà quando e chissà attraverso quali vie. Ma il messaggio per quanto sintetico è chiarissimo.
Nel biglietto non è indicato l'anno in cui fu scritto. Compaiono solo il mese e il giorno, ma è indubbio che la data è quella del 16 agosto 1943. Lo si deduce da un nome, quello del dottor Aldo Chirico, e da una "villa". Aldo Chirico infatti, dopo essere stato per diversi anni podestà, era medico condotto a La Maddalena, l'isola nella quale il Duce fu tenuto prigioniero da 7 al 27 agosto 1943. Prima era stato rinchiuso per tre giorni nella caserma Allievi Carabinieri di Roma e, dal 28 luglio alla sera del 6 agosto, tenuto prigioniero a Ponza. Dall'isola pontina fu trasferito in gran fretta, con una partenza notturna, quando Badoglio seppe che i tedeschi si preparavano a un blitz.
Il secondo indizio contenuto nel messaggio è "la villa": non può essere che villa Webber, palazzina ottocentesca eretta in una pineta su un costone che domina il mare, fra Padule e Nido D'aquila, con vista su Palau. Fu la prigione di Mussolini dal 7 al 27 agosto. In questa villa al capo del fascismo furono riservate due camere. attorno alla casa e nel parco cento uomini in armi, fra carabinieri e poliziotti, per la sorveglianza. Il giorno dopo l'arrivo a La Maddalena arrivò l'ordine di togliere il telefono e la radio. L'isolamento era completo.
Ma il duce era arrivato in Sardegna con "pochi stracci", come rivela lui nel suo il bastone e la carota. Proprio il dottor Chirico gli fece avere due camice, tre mutande, tre paia di calzini e una maglietta. Il medico voleva mettersi in contatto con il cavalier Benito a ogni costo. Ma la sorveglianza attorno a Villa Webber era insuperabile. Lui stesso lo rivela in un opuscoletto introvabile, "Mussolini prigioniero La Maddalena": "Pensai che l'unica possibilità poteva essere rappresentata dalla figlia del guardiano di Villa Webber, Maria Pedoli, poco più che ventenne, la cui abitazione era nel recinto della villa.... veni a sapere che un agente della scorta si era già recato da lei per chiederle se accettava di lavare la poca biancheria del prigioniero". Così la giovane diventò lavandaia e postina del Duce. Ma lui non si fidava di nessuno e, prima di rispondere ai biglietti che dottor Chirico nascondeva nella biancheria, lasciò passare diversi giorni. Poi gli accordò fiducia, perché aveva saputo che era cugino del colonnello dei carabinieri Ettore Chirico, vice comandante della caserma Allievi Carabinieri di Roma dove era stato tenuto prigioniero per tre giorni.
E il 14 agosto affidò alla Pedoli il primo messaggio di risposta: "Le vostre parole sono le prime che, dopo tre settimane di quasi assoluto isolamento, aprono uno spiraglio di luce. Di quanto è accaduto il 25 luglio conosco pochi particolari e imprecisi. Ignoro persino la sorte di mio figlio, il futuro è legato alle vicende della guerra. Fissate nella memoria queste parole e stracciate il foglio. Vi contraccambio cordialmente il saluto". Da quel giorno la corrispondenza fra il medico e il capo del fascismo fu intensa. Aldo Chirico gli scrisse addirittura una lunga e coraggiosissima lettera su carta intestata, quando temette che Mussolini, disperato e depresso meditasse di togliersi la vita. La conferma che l'intuizione del medico era esatta, e che il Duce era in una crisi profonda viene dagli scritti di Mussolini, in particolare ancora Il bastone e la carota: "Oggi i miei pensieri vanno a Bruno (il figlio scomparso in un incidente aereo. E' il secondo anniversario della sua morte. Nelle circostanze attuali sento ancora più profondamente l sua perdita. Caro Bruno! Ho avanti agli occhi la tua immagine mentre scrivo queste parole nella seconda casa dell'esilio.... Una profonda malinconia mi prende alla fine questo primo giorno di esilio a la Maddalena. Sento che mio figlio Bruno è ora veramente morto". Aldo Chirico intuì tutto il dramma dell'uomo-Mussolini e gli scrisse rincuorandolo e richiamandolo ai suoi doveri morali.
Di questa corrispondenza è stata trovata traccia presso i discendenti del Dottore. Mentre non c'è mai stata traccia mai stata traccia di un piano di liberazione del Duce organizzato dai fascisti. Un piano nel quale evidentemente anche il dottor Chirico, come dimostra il messaggio, era a conoscenza. Ma non ne ha mai fatto cenno. Con nessuno neppure con figli e nipoti che vivono tuttora in Sardegna. Il medico si è portato nella tomba il suo segreto e, così facendo, non ha compromesso nessuno. Ma il messaggio ci rivela che Mussolini non aveva una corrispondenza solo con Chirico. In questo biglietto si rivolge ad un'altra persona alla quale indica il medico come uomo fidato. Forse non sapremmo mai chi fosse il destinatario, anche se le ricerche dopo questa clamorosa scoperta, sono riprese con accanimento. Quei messaggi potrebbero essere stati distrutti, come raccomandava lo stesso Mussolini, oppure chi ne è in possesso non ha compreso l'importanza. E soprattutto nessuno sa quale fosse il piano per liberarlo e dove il Duce sarebbe stato condotto.
Chi invece si è reso conto del grande valore storico dello scritto del 16 agosto 1943 è Enrico Manieri, 42 anni, bresciano, funzionario di banca, appassionato collezionista e ricercatore di storia contemporanea. E' stato lui a fare la scoperta in modo casuale. Alla fine de 2004 stava esaminando alcuni volumi nella casa veronese dei discendenti di un ufficiale della milizia. All'improvviso dalla contro copertina di uno dei libri è scivolato un biglietto ingiallito dal tempo. Era stato ripiegato per ben 15 volte, come se lo si volesse nascondere accuratamente o usare come segnalibro.
"L'ho aperto e mi sono emozionato", rivela Enrico Manieri "ho capito che non era un falso e che era molto importante, Ma non potevo sbagliare, per cui l'ho affidato immediatamente alla dottoressa Giuliana Pezzola, grafoanalista e grafopedagogista di fama. L'ha analizzato per due mesi e la sua conclusione è stata: "Il documento oggetto di indagine grafica, è certamente autografo e attribuibile alla mano di Benito Mussolini".
Da questo originale veniamo a sapere che esisteva un piano italiano per liberare Mussolini. Storici famosi l'hanno sempre negato, compreso un esperto come Renzo de Felice. Lo stesso maresciallo Osvaldo Antichi, che nella prigionia seguì come un'ombra Mussolini, nei suoi Diari non ne fa cenno. Il piano invece esisteva: non fu attuato perché forse qualcuno fece la spia e Mussolini venne tasferito al "Gran Sasso", altro elemento del tutto inedito e che Mussolini nell'isola non scrisse solo a Chirico come si credeva, ma pure ad altri.
"Ed emerge infine questo documento che, solo pochi giorni dopo il suo arrivo a La Maddalena, c'era già un piano per liberarlo. Chi l'aveva predisposto? questo è il prossimo obbiettivo delle mie ricerche".
La vicenda storica poi prese un'altra piega. Skorzenj, malgrado tutti i depistaggi di Badoglio, aveva saputo che il Duce era a La Maddalena e si preparava a un blitz. Fu fermato da Hitler che preferì seguirei consigli di Canaris, il gran capo del controspionaggio del Reich, secondo il quale Mussolini era prigioniero all'Elba. Aveva ragione Skorzenj invece, che aveva già sorvolato l'isola è individuato Villa Webber. Ma ormai si era perso troppo tempo. all'alba del 27 agosto il capo del fascismo fu imbarcato su un idrovolante bianco della Croce Rossa e trasferito prima sul lago del Bracciano e poi al Gran Sasso e Campo Imperatore. Sarà liberato il 12 settembre.
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