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Curiosità isolane
"L'aristocrazia del denaro fa sentire qui il suo potere, e se La Maddalena avesse molti di questi ricchi coloniai quali l'oro rende tutto facile, la sua sognante solitudine sarebbe ben presto sostituita da un rumore assordante"
Speranza Von Schwartz
James Phillipps Webber, inglese, visse a La Maddalena per circa 25 anni, nella seconda metà del XIX secolo; era una persona molto ricca e un segno tangibile di quella è dato dalla splendida villa che egli costruì poco dopo la sua venuta sull'isola e tuttora esistente nella località Padule.
Su di lui, straniero, ricco, misterioso, si è sempre favoleggiato; molte ricerche, precedenti a questa, diedero un quadro abbastanza preciso delle sue attività a La Maddalena.
James Phillips Webber nacque a Overton, Flintshire, Galles, il 27 luglio 1797, primo di tre figli maschi.
Suo padre Edward, era un Ufficiale dell'esercito che percorse quasi tutto l'arco della carriera, raggiungendo il grado di Tenente Generale.
La mamma di James, Chalotte Margaret Phillips, sposò Edward nel 1789; discendeva da colini olandesi che emigrarono in America settentrionale nei primi anni del del XVII secolo e si stabilirono a Yonkers, nei pressi di New Amsterdam, l'attuale New York. Quando gli inglesi sottrassero quelle terre agli olandesi, la Famiglia Phillipse rimase nel posto e si integrò con i vincitori.
Il bisavolo di Charlotte - Frederick Phillipse - accumulò un ingente fortuna, avendo ottenuto, nel 1693, vastissime concessioni di terreno dal Re William e dalla Regina Mary d'Inghilterra.
Durante la guerra di indipendenza americana, il padre di Charlotte - Frederick - rimase fedele all'Inghilterra. Terminati gli eventi bellici con la vittoria degli indipendentisti, tutti i possedimenti della famiglia furono confiscati e, nel 1784, i Phillipse fuggirono in Inghilterra. Fu Charlotte che modificò il cognome da un troppo olandese "Phillipse" ad un più inglese "Phillips".
Questa famiglia, certamente, aveva una posizione sociale molto elevata; nella casa sul fiume Hudson erano a servizio una sessantina di domestici; nella cittadina oggi chiamata Sleep Hollow, nei pressi di New York, esistono ancora e sono una caratteristica turistica del luogo - la casa della famiglia (Phillips Manor) e la cripta dove furono sepolti gli ascendenti materni di Webber.
Nel 1779, una sorella maggiore di Charlotte (e quindi zia di James) andò in sposa a un baronetto inglese: Lionel Smythe, quinto visconte di Strangford, cappellano dell'esercito inglese in America. Questa unione ci da conferma della elevata posizione sociale della famiglia Phillipse e del suo giro di conoscenze.
Non sappiamo dove Webber trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza. E' molto probabile che fosse in Inghilterra; ad ogni modo, Quando Webber si trasferì in Australia, nel 1821, partì dall'Inghilterra.
Dopo la partenza dall'Australia e fino all'arrivo a La Maddalena. poco o nulla sappiamo del nostro personaggio; nel 1845 abitava a Bloomsbury, Londra, nel 1871 risiedeva a Hove, una cittadina sul mare nei pressi di Brigthon, ed aveva residenza anche a La Maddalena e a Londra, al n° 8 di Chilworth Street, nel quartiere di Paddington. Egli mantenne la residenza a La Maddalena fino alla sua morte.
Webber giunse a La Maddalena quando l'isola apparteneva al Regno di Piemonte e Sardegna; pochi anni dopo nacque il Regno d'Italia.
Non sembra che a La Maddalena Webber abbia intrecciato vaste e profonde relazioni personali; forse aveva un solo amico: Giacomo Gambarella, un medico chirurgo maddalenino, nato nel 1817 e quindi vent'anni più giovane di Webber, il cui nome, nelle carte rintracciate, ricorre con una certa frequenza. Ma, se ci rifacciamo a documenti non ufficiali dell'epoca, ne ricaviamo l'impressione che fosse piuttosto misantropo.
Coi suoi confinanti in regione Padule, Webber non ebbe nessun contatto; l'unico del quale si ha traccia è quello, non certo cordiale, relativo ad una causa intentata contro un suo confinante per un incendio scoppiato, la sera del 24 settembre 1865, nella pineta che circondava la villa.
Un ipotesi che non può essere esclusa ma che non è provata è quella che fosse amico e conoscente di Sir Hyde Parker, un Ufficiale della Royal Navy, il quale frequentava l'arcipelago già dal 1840 circa. Su questo eventuale legame (che, data la professione del Parker, potrebbe dare la forza all'ipotesi di Webber informatore).
Al di là delle motivazioni che lo spinsero a stabilirsi nell'arcipelago, sembra, comunque, che provenisse da Genova, dove, forse, aveva degli interessi d'affari nel campo marittimo.
Il primo documento conosciuto dal quale si può dedurre con certezza la presenza di Webber a La Maddalena, è del 6 ottobre 1851. Si tratta di un contratto di acquisto di un terreno. Lo accompagnava, come domestico, un giovane di Forino, un paese della provincia di Avellino, di nome Luigi Russo, allora ventiduenne.
Non sappiamo dove il nostro immigrato prese alloggio al momento della sua venuta a La Maddalena: l'acquisizione dei terreni - nella zona compresa tra Guardia Vecchia, Puntiglione, Nido d'Aquila e Padule, dove più tardi (attorno al 1853/56) sarà costruita la villa - iniziò nel gennaio del 1851 e si sviluppò in varie fasi negli anni. La terra acquistata in questa maniera ammontò a circa 128 ettari.
La data di costruzione della villa non è certa: la costruzione era in atto nel 1857, quando la scrittrice Speranza Von Schwartz, (aveva lo pseudonimo Elpis Melena) vi si recò per visitarla.
Tenuto conto della vastità della costruzione, del suo consistente impianto murario e che all'epoca della visita erano già in corso le opere di finitura, c'è da presumere che l'impresa fosse iniziata almeno due o tre anni prima. La casa, sempre secondo le testimonianze, era adornata di quadri d'autore, arredata con mobili di valore; la biblioteca comprendeva un gran numero di libri (sembra 5000) gran parte dei quali antichi e di grande preziosità tutti finemente rilegati. Webber era molto geloso, al punto che li spolverava di persona, per non farli toccare dai suoi domestici.
Questi libri furono conservati dai suoi successori ma andarono perduti - insieme a suppellettili, stoviglie, piatti, soprammobili e tappeti di pregio - con la requisizione della villa, effettuata per esigenze militari nell'aprile del1943; le altre vicende di quel periodo (la villa ospitò Mussolini, prigioniero, dal 7 al 27 Agosto 1943, prima del suo trasferimento al Gran Sasso) e l'abbandono della villa, nel dopo-guerra, fecero il resto.
Nel1920 molti degli arredi furono venduti all'asta. La villa rimase abitata fino al 1928.
James Webber non si sposò; era certamente un uomo molto attivo che, nonostante la sua "gracilità di complessione", viaggiava molto, anche in età avanzata, tanto che la morte lo colse a Pisa all'età di 80 anni compiuti.
Ecco cosa scriveva Speranza Von Swartz (Elpis Melena) su Webber e la sua villa... "un'attività convulsa regnava dentro e fuori della casa. Squadre di operai lavoravano nel parco e intorno alle costruzioni. Numerosi domestici accudivano i loro focosi cavalli, altri valletti toglieva dalle casse mobili di rara eleganza. L'interno degli appartamenti era pieno di operai genovesi, venuti appositamente per disporre i pavimenti di stucco veneziano. Il rumore dei martelli e delle seghe si mescolava al canto degli operai: chi fischiava, chi parlava, tutti erano così occupati nei loro lavori che ci fu difficile trovare qualcuno in quella folla per farci annunciare." "fummo introdotti in una camera piena di oggetti d'arte, di quadri magnificamente incorniciati, di libri rilegati con lusso... il Signor Webber era tutto preoccupato dei suoi tesori ed anche della sua nomina a vice - console, che tra poco gli sarebbe stata conferita ufficialmente; questa carica gli faceva tonto più piacere, in quanto l'aveva ottenuta a dispetto dell'opposizione dei suoi compatrioti." "....Le costruzioni, di uno stile moresco - italiano, fanno onore al gusto del Signor Webber...". Il Webber era felice. La sua casa era indubbiamente la più sontuosa, non soltanto del'isola (ci voleva ben poco a superare le linde casette isolane) ma di tutta la Gallura e poche potevano starle a confronto nell'intera Sardegna. Vi raccolse una biblioteca degli autori più importanti d'Europa, con i volumi rilegati in raffinati marocchini e pelli fregiate in oro, che non permetteva a nessuno di spolverare, riservando a se stesso l'intimo piacere di quel rituale contatto; la pinacoteca raccoglieva anch'essa alcune delle firme più quotate del tempo, ed egli mostrava con orgoglio ai visitatori paesaggi di scuola fiamminga, le nature morte la sua Susanna con i vecchioni e il Sansone e Dadila, senza trascurare di richiamare l'attenzione sulle cornici, che per di se erano dei veri gioielli di artigianato. I mobili, molti dei quali fatti cercare presso antiquari inglesi e italiani, davano alla dimora quella impronta di sostanziosa ricchezza che, per Webber, era l'indispensabile corollario del buon gusto. Ma il nostro ex industriale voleva anche misurare la solidità delle sue sostanze con le forze della natura e quindi circondò la villa con un parco di cui ogni albero era una sfida al vento e alle intemperie del mare; gli splendidi "Pini Pinea", "Marittimi" e "Inzenga" furono piantati nel 1862 ciascuno con particolari muretti di protezione del virgulto. Il frutteto, per il quale fece trasportare la terra appositamente, crebbe difeso da un colossale muro alto sei metri per fermare l'urto del violento "ponente".
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